Le ragioni del Referendum contro le trivelle

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Perché votare Sì. Come si vota. Cosa accade a seconda dell’esito. Il Referendum sulle trivellazioni è nato grazie all’impegno di ben 9 Regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto

Come al solito quando c’è da decidere una cosa ci si divide sempre, minimo, in due fazioni. Naturalmente il prossimo Referendum non poteva sfuggire. Uno stile che viene da lontano e che noi supinamente accettiamo e neanche ci accorgiamo che l’«ordine» è antico (il famoso «divide et impera»), altrimenti il potere come farebbe a dominare?
Piuttosto che fare dietrologia entriamo nel merito. Il punto di partenza sono le trivelle. A noi sta bene o non sta bene che l’energia continui ad essere quella non rinnovabile e che inquina?
È inutile girarci intorno tirando in ballo percentuali e giochi politici. Vogliamo iniziare a dire la nostra? A tentare di cambiare questo modello di sviluppo? O vogliamo continuare a farci portare dalla capezza al macello come sta avvenendo? (cos’è la capezza? E sì certe parole si vanno perdendo, meno male che c’è wikipedia!)
Ma allora a Parigi alla Cop21 si è giocato veramente? L’unica cosa certa di quell’appuntamento è l’avvio della decarbonizzazione. E vi sembra che le leggi nazionali stiano andando in quella direzione?
Questo è un motivo per dire Sì al Referendum?
Il risultato è minimo? Ma perché non andando a votare o votando No si ha un risultato migliore?
Accendere gli animi, dividere in fazioni e far perdere di vista gli obiettivi è proprio il risultato che il potere vuole. Quando apriremo gli occhi?

Pubblichiamo di seguito una schematica analisi del Referendum preparata da Filippo Mariani di Accademia Kronos. E andiamo a votare perché il partito del non voto non sta migliorando l’Italia…

 

Il prossimo appuntamento elettorale in Italia è fissato al 17 aprile, quando tutti i cittadini saranno chiamati ad esprimersi con un Referendum popolare sull’attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi nelle acque del nostro Paese entro 12 miglia marine dalla costa. Ecco cosa sapere sul quesito.

Cosa si decide

Il Referendum popolare sulle trivellazioni riguarda l’attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi nelle acque italiane entro 12 miglia marine (circa 22,2 km) dalla costa. L’unico quesito sul quale dovranno esprimersi gli elettori è relativo alla possibilità che le attività di coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro le 12 miglia proseguano (nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale) per tutta la vita utile del giacimento. Il Referendum riguarda solo i giacimenti già esistenti, perché la richiesta di nuove concessioni per estrarre a ridosso della costa già è vietata.

Cosa viene chiesto agli elettori

Il comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 152 del 2006 vieta espressamente le «attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi» entro 12 miglia marine dalla costa. Ma la legge di Stabilità 2016 (la n. 208 del 2015) ha stabilito (al comma 239 dell’art. 1) che gli impianti che già esistono entro quella fascia costiera possono continuare la loro attività fino all’esaurimento («per la durata di vita utile») del giacimento. Il quesito referendario, dunque, recita:
Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, «Norme in materia ambientale», come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», limitatamente alle seguenti parole: «per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale»?

Come è nato

Il Referendum sulle trivellazioni è nato grazie all’impegno di ben 9 Regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto. Per la prima volta nella storia della Repubblica un quesito referendario è stato ammesso senza la raccolta di 550mila firme ma su richiesta dei Consigli regionali. L’articolo 75 della Costituzione stabilisce che: «È indetto Referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali».

Cosa succede se non si raggiunge il quorum

Il Referendum popolare sulle trivellazioni è un Referendum abrogativo. L’articolo 75 della Costituzione stabilisce che la proposta viene approvata se partecipa al voto la maggioranza degli aventi diritto e se viene raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. Dunque, se l’affluenza alle urne sarà inferiore al 50% la legge resterà immutata, indipendentemente dall’esito del voto.

Cosa succede se vince il sì

Se vince il Sì la proposta di abrogazione viene approvata. Dunque, cambia il decreto legislativo n. 152 del 2006 e viene impedito alle società petrolifere di sfruttare giacimenti di idrocarburi a ridosso della costa italiana anche oltre il termine della concessione. In altre parole, nel giro di qualche decennio verrebbe fermata l’estrazione in tutti gli impianti di vecchia concessione. I più recenti, invece, potrebbero continuare la loro attività anche per un paio di decenni. Tra gli investimenti che verranno bloccati vengono ricordati quelli relativi a tre grandi giacimenti già attivi e per i quali è previsto un potenziamento: il giacimento Guendalina dell’Eni nel Medio Adriatico, il giacimento Gospo di Edison nelle acque dell’Abruzzo e il Giacimento Vega di Edison nei pressi di Ragusa.

Perché votare Sì

I sostenitori del Sì al Referendum sulle trivellazioni, in primis le associazioni ambientaliste, sostengono che l’attività di estrazione va fermata per evitare rischi ambientali e sanitari. Viene chiesta in particolare una svolta netta nella politica energetica del paese abbandonando la vecchia energia fossile, considerata causa di inquinamento di dipendenza economica, di conflitti armati e di pressione delle lobby. Le Associazioni ambientaliste chiedono un’innovazione del sistema produttivo e un investimento forte sulle energie rinnovabili, una strategia adeguata per la riduzione delle emissioni decisa al recente vertice mondiale sull’ambiente Cop21.

Cosa succede se vince il no

Se vince il no la legge resta immutata. Tutti gli impianti finora attivi entro 12 miglia marine dalla costa potranno continuare la loro attività fino ad esaurimento del giacimento. Alla scadenza della concessione dovrà comunque essere presentata una richiesta di prolungamento dell’attività e dovrà essere ottenuta un’autorizzazione in base alla valutazione di impatto ambientale.

Quando e come si vota

Il Referendum popolare sulle trivellazioni si terrà il 17 aprile. I cittadini potranno recarsi ai seggi dalle 7 alle 23. Il numero del seggio è ovviamente indicato sulla propria tessera elettorale, che in caso di smarrimento o di esaurimento degli spazi per il timbro della certificazione del voto può essere richiesta all’Ufficio elettorale del proprio Comune. Per esprimere il proprio consenso bisogna recarsi al seggio munito sia di tessera elettorale che di documento d’identità.

Cosa dicono i sondaggi

Secondo i sondaggi, al Referendum il fronte del Sì vincerebbe contro il no. Ma è evidente che la maggior parte degli elettori non è al corrente o ha solo sentito parlare del quesito. Da una rilevazione effettuata dall’istituto demoscopico Swg (commissionata dalla Conferenza delle Regioni, realizzata il 15 e 16 febbraio e pubblicata sul quotidiano «L’Unità») emerge che solo il 22% degli italiani è «ben informato» sul Referendum sull’estrazione del petrolio, il 40% ne ha solo sentito parlare «vagamente» e il 38% non ne è a conoscenza. Tra coloro che intendono recarsi ai seggi il 78% dice di essere intenzionato a votare favorevolmente e il 22% ad esprimere voto contrario.