Verso il patto del mare

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foto di A. Perrini

Nell’era moderna è anche, però, oggetto di attacchi soprattutto a livello ambientale e da questi va tutelato con un impegno che sia anche frutto di collaborazione tra le parti interessate. Perché, alla fine, sia garantita la massima tutela e sicurezza dell’ambiente marino

Si è svolto a Genova, a un anno di distanza dall’inizio della Cop22 di Parigi, un incontro per scoprire, insieme ad enti e associazioni, quanto è stato fatto in questi anni e come sarà possibile integrare e mettere a sistema le diverse competenze sul tema «mare».
Arriva da Genova un segnale di integrazione per una migliore conoscenza di questa grande risorsa, un accordo per svolgere meglio i diversi compiti a cui sono chiamati i firmatari, uno strumento in più per accedere a progetti e valorizzare il lavoro compiuto.
Il Patto per il mare, voluto per condividere volontariamente i punti del patto, esplicitare e valorizzare il lavoro già fatto per questa grande ricchezza, il mare, movimento di vita, l’habitat più esteso del pianeta, indispensabile per tutti noi.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Rosa Maria D’Acqui, Direttore Scientifico dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente Ligure (Arpal)

In che cosa consiste il progetto?
L’idea del patto per il mare nasce dalla volontà di esplicitare accordi e collaborazioni già in essere, nate nel corso degli anni a seguito di esigenze puntuali e per dare loro una nuova dimensione: passare cioè da rapporti bi/trilaterali a rapporti a rete di tutti i soggetti coinvolti. Il patto serve per avere una regia comune, uno strumento volontario a disposizione di tutti per mettere a fattore comune risorse e professionalità; questo consente non solo di evitare duplicazioni o sovrapposizioni, ma rappresenta il presupposto essenziale per creare e rafforzare sinergie e quindi, in ultima analisi, potenziare fortemente il sistema… non ultimo il vantaggio di presentarsi come unico soggetto a progetti nazionali ed europei.

Come lo si intende sviluppare a livello locale, nazionale, e come lo si può inserire a livello internazionale?
Si intende lasciare la possibilità ad altri soggetti (altri dipartimenti dell’Università di Genova lo hanno già richiesto…) di aderire al patto che – nel frattempo – rappresenta lo strumento amministrativo di base al quale collegare nuovi progetti, nuove azioni congiunte. Da subito tutti i sottoscrittori si sono impegnati a «rendere trasparente» la loro attività agli altri e a cominciare a ragionare insieme sulle prospettive. Un banco di prova molto interessante è dato dalla «strategia marina» europea, recepita da qualche anno dal ministero dell’Ambiente e i cui effetti in termini di attività e risorse ricadono sulle Agenzie per l’ambiente (Arpal è capofila delle Arpa del Mediterraneo Occidentale) ma anche su Università, centri di ricerca, aree marine protette. Un solo scopo: promuovere il monitoraggio, lo studio e il controllo del mare cui i diversi soggetti possono, ciascuno per le proprie competenze, concorrere in modo «organizzato».

Quali sono le criticità da affrontare e monitorare?
Il mare è fonte di vita e sviluppo. Nell’era moderna è anche, però, oggetto di attacchi soprattutto a livello ambientale e da questi va tutelato con un impegno che sia anche frutto di collaborazione tra le parti interessate. Perché, alla fine, sia garantita la massima tutela e sicurezza dell’ambiente marino. Ad oggi ciascuno dei soggetti firmatari ha lavorato in modo autonomo, magari avvalendosi della collaborazione di altri, ma unico regista della propria attività. Essere disponibili ad un lavoro a rete significa confrontarsi e decidere insieme!

Quale lo stato dei fatti e gli scenari futuri in tema?
Il tema del mare è stato inserito nel Sistema nazionale di protezione ambientale su sollecitazione diretta del Ministero. Un segnale di attenzione importante che vede anche l’impegno diretto dell’Istituto superiore per la ricerca e l’ambiente (Ispra), protagonista di un progetto di tutela e sviluppo delle «buone pratiche» per il mare più ampio e complessivo. Oggi la realtà ligure è già una realtà per certi versi privilegiata in cui gli attori del mare storicamente tendono a confrontarsi ed ottimizzare le risorse, non sempre e non ovunque è così. Il patto del mare vuole essere un esempio di buone prassi da esportare nelle realtà più frammentate in modo da aggregare in maniera complementare tutte le professionalità e le istituzioni che operano sul mare.