Fabbrica, lavoratori e robot

2164
fabbrica murales

Chiusi i Colloqui di Martina Franca 2018, come sempre temi all’avanguardia che prefigurano scenari futuri e di stringente attualità. Il lavoro che sarà, il fabbisogno di energia e il cruciale bivio di fronte al quale si trovano i giovani di oggi

Metti un gruppo di imprenditori in evidente stato di disagio sociale, aggiungi un nutrito manipolo di relatori che provengono dal mondo dell’impresa, dell’Università, della finanza e dal mondo del lavoro, pensa a capocollo, panzerotti e caciocavallo serviti in suggestivi paesaggi pugliesi tra antichi trulli e ricami barocchi e frulla il tutto con un gruppo di clown a far da collante… ecco tutto questo e molto altro sono stati i Colloqui di Martina Franca 2018 organizzati come sempre dal Consorzio Costellazione Apulia di Bari. Una quinta edizione appena conclusa dove si è dibattuto di «Industria senza industria» ovvero come l’innovazione digitale sta cambiando il concetto stesso di fare impresa.

«La fabbrica è sempre stata un luogo dove si sono concentrati risorse e mezzi – spiega Vito Albino, docente universitario, prorettore delegato per la ricerca e il trasferimento tecnologico del Politecnico di Bari e nello staff organizzativo dei Colloqui – ma oggi con l’uso sempre più spinto della tecnologia sta cambiando il sistema di riferimento: si creano nuove risorse, muoiono vecchi lavori e si scatenano conflitti».

Ed è proprio attorno ai tanti «conflitti» che la digitalizzazione comporta che si è mossa la riflessione di questa edizione dei Colloqui di Martina Franca con Vito Manzari ex presidente del Consorzio e Vincenzo Barbieri attuale presidente a fare da padroni di casa.

Il lavoro che sarà

«Oggi è cambiata la disponibilità di informazioni – sottolinea Antonio Messeni Petruzzelli, professore di gestione dell’innovazione del Politecnico di Bari – tutti ne abbiamo a disposizione una mole enorme, quello che farà la differenza è nel trasformare questi dati in conoscenza, che è l’elemento che genera valore. Secondo dati Ocse nei prossimi anni nel mondo saranno spazzati via tantissimi lavori ma se ne creeranno molti di più: oltre 9 milioni e mezzo. E questo cambiamento avrà bisogno di essere accompagnato da una adeguata formazione, tanto più che non ci saranno regole certe a cui affidarsi, perché questo cambiamento è una sorta di processo di esplorazione in divenire».

Una evoluzione rimarcata anche da Nicola Intini e Corrado La Forgia, ingegneri, ed amministratori delegati di due differenti stabilimenti del gruppo Bosch in Italia. «Tra il sistema economico primario, secondario e terziario oggi si assiste all’affermazione del quaternario, quello legato alla crescita dell’impresa 4.0 dove i sistemi informatizzati, i robot, dialogano direttamente con l’uomo attraverso sistemi di connessione che fanno capo all’intelligenza artificiale. Per il momento si «difendono» da questa trasformazione i lavori dove è più forte il rapporto uomo-uomo, come il medico, ma tutti gli anni subiranno fortissime trasformazioni. Possiamo affermare che già nei prossimi 5 anni oltre i 2/3 degli studenti italiani saranno impiegati in lavori che non sono neanche stati inventati. Questa rivoluzione pone dei problemi su come redistribuire la ricchezza per evitare che pochissimi possano accumulare a scapito di tanti, se i robot potranno arrivare ad essere portatori di diritti, e se il cervello umano riesce a star dietro a cambiamenti così rapidi».

Il nodo energia

Sicuramente la crescita tecnologica porta con sé una richiesta di energia crescente e se già oggi ci si trova in difficoltà, domani sarà anche peggio se non si gettano le basi per scelte politiche attentamente pianificate e che tengano conto del limite delle risorse naturali; ma a ben guardare anche un’altra «risorsa» può essere consumata e creare problemi: l’uomo che usa ed è usato dalla tecnologia può avere seri problemi psicologici, tanto che molti problemi come l’elevato livello di ansia e stress sono sotto gli occhi di tutti.

E se ci sono nazioni che arrancano, altre puntano all’eccellenza pianificando strategie che li possano portare all’autosufficienza energetica. È il caso della Cina che dopo una crescita industriale indiscriminata, con risvolti molto gravi nell’inquinamento delle sue e globali risorse naturali, sta ora puntando alle energie sostenibili e pianifica attentamente ogni dettaglio che la possa rendere energeticamente indipendente. «Si tratta di scelte di convenienza – racconta Emma Shu, manager di una delle più grandi aziende di arredamento in Asia – ma che ci stanno facendo andare avanti, migliorando la condizione economica e sociale di milioni di contadini».

Generazioni allo sbando

Ma il disagio sociale per una società così trasformata la stanno pagando intere generazioni. A soffrire di più, specie in Italia rispetto al resto del mondo, i trentenni e quarantenni come evidenzia nel suo libro «Teoria della classe disagiata», Raffaele Alberto Ventura. «Cresciuti nella sicurezza che “studi e ti trovi un buon lavoro” stanno facendo i conti con un lavoro che invece non c’è, che non garantisce stipendi all’altezza delle aspettative e lo stile di vita a cui sono abituati. Si trovano così ad erodere le risorse familiari, ma all’interno di un alto grado di frustrazione». Generazioni allo sbando, dove «tutti vogliono viaggiare in prima» ma dove «uno su mille ce la fa».

«Se il sistema economico cambia troppo velocemente la scuola non deve puntare a creare solo lavoratori, ma formare cittadini», spiega Giulia Paciello che da anni in Umbra si occupa di bambini, portando avanti progetti dedicati all’uso creativo delle nuove tecnologie, per sviluppare la creatività del singolo nel rispetto delle differenze.

E in questo scenario è essenziale il ruolo finanziario e bancario che come tutte le industrie sta subendo il cambiamento.

I nuovi poveri

«I giovani di oggi preferiscono andare dal dentista piuttosto che andare in banca – sottolinea quasi come una provocazione Maurizio Pimpinella, docente in istituti superiori sui sistemi di pagamento elettronici – e contemporaneamente vivono l’avvento di “nuove banche”. Amazon oggi è con Facebook una delle banche globali più grandi, dove si svolgono milioni di transazioni, perché chi vende su Amazon deve aprire un conto sulla piattaforma per accedere ai suoi servizi. E questo porta a problemi evidenti: per evitare il digital gape di intere fasce sociali si deve lavorare molto nella formazione; e si deve stare molto attenti alla sicurezza dei sistemi informatici e i dati che si immettono. Più la nostra società contemporanea si libera del denaro contante più saremo tutti controllati fiscalmente e socialmente. Ecco perché dobbiamo essere sempre informati per capire il mondo che cambia».

Robot, tecnologie che rivoluzionano i sistemi di riferimento ai quali eravamo abituati, difficoltà ad adeguarsi al cambiamento tanto che le malattie psichiatriche coinvolgono un po’ tutti, scenari inquietanti ai quali aggiungere una economia sempre più «concentrata»: il potere finanziario a livello globale è ormai gestito da pochissime persone, mentre si allarga a dismisura il numero di «nuovi poveri». Ecco perché si sta ponendo il problema di come redistribuire la ricchezza, per un criterio di equità sociale, ma anche perché il sistema non può sostenersi se poche centinaia di persone accumulano immense ricchezze, mentre miliardi non hanno nulla per sopravvivere.

«L’economia dovrebbe essere a servizio del diritto della persona – spiega Marco Morganti amministratore delegato di Banca Prossima – per questo credo fortemente che dovrebbe essere riconosciuto “il diritto al credito”. Il mondo non finisce nel sistema tra domanda ed offerta, e una economia sostenibile è quella che va oltre il mercato puro. Banca Prossima è quello che tutte le banche dovrebbero essere, “generativa”, perché genera condizioni per l’accesso al credito anche a soggetti che tradizionalmente ne sarebbero esclusi. Noi non facciamo donazioni, produciamo economia».

«L’uomo è difettoso – sottolinea Vito Albino – abbiamo una capacità limitata di prevedere il futuro, e diverse soluzioni possibili lasciate al nostro libero arbitrio, ma non è detto che le nostre scelte siamo sempre giuste».

Ecco perché è necessario rifletterci in maniera approfondita e tracciare scenari che permettono di capire ed affrontare gli imprevisti. Un piccolo seme ogni anno è piantato durante i Colloqui di Martina Franca, quest’anno si era in tanti, l’appuntamento è per l’edizione 2019, il tema che si affronterà sarà la resilienza.

R. M. S.