Cina. Culla dei panda e dell’Oriente

1266

In questo volume appena pubblicato fra i nostri e-book, Roberto Cazzolla Gatti, riesce perfettamente a dare un’immagine completa di questo immenso paese, grondante di storia e cultura

Come tutti i grandi paesi anche la Cina racchiude in sé storia, contraddizioni e innovazioni. E questo volume appena pubblicato fra i nostri e-book, «Cina. Culla dei panda e dell’Oriente» di Roberto Cazzolla Gatti, riesce perfettamente a dare un’immagine completa di questo immenso paese, grondante di storia e cultura.

È un fotolibro di 83 pagine, la maniera migliore per descrivere un paese complesso dove le parole sono insufficienti.

Luoghi incantevoli in cui incastonate si trovano le tracce di una religione che fa un tutt’uno con la natura e con la vita quotidiana. Una natura seppur ferita dall’avanzare disordinato della urbanizzazione, un fenomeno che accomuna le grandi metropoli, che cerca di sopravvivere e difendere il suo spazio come nel caso dei panda.

La Cina non è solo crescita economica e produzione di beni a basso costo e qualità. Basta allontanarsi dalla capitale, muovendosi verso le alte vette del Sichuan per immergersi in un mondo di quiete e bellezza. In questa regione nel cuore del dragone rosso, templi taoisti si alternano a montagne sacre sormontate da statue del Buddha, ammantate da una nebbia fiabesca. In queste terre remote, raggiungibili in qualche ora di volo dalle metropoli più grandi e visitabili grazie a un nuovo comodo collegamento ferroviario dalla piacevole città di Chengdu, si dipana un territorio di fascino e mistero, reso ancor più interessante dalla presenza unica degli ultimi gruppi di panda gigante esistenti al mondo.

Ma ci sono anche i macachi tibetani e gli orsi dal pollice opponibile e notevoli sono gli sforzi economici che la Cina sta sostenendo, come ha fatto con il panda, per recuperare habitat e specie in pericolo.

«Questi centri di riproduzione – scrive Roberto Cazzolla Gatti nella presentazione – collocati in aree che simulano l’habitat naturale del panda gigante e del suo cugino più piccolo, il panda rosso minore, svolgono un ruolo importante per preservare la specie e diffondere nell’opinione pubblica interesse per la salvaguardia di questo animale. Ovunque, nella provincia e in buona parte della Cina, si possono trovare peluche, statue, manifesti e immagini di paffuti orsetti bianchi e neri pronti a comunicare “benvenuti”, “arrivederci” e qualunque altra esclamazione che il marketing ha voluto associare a questo eroe nazionale. Nonostante tutto questo impegno, il panda gigante è una delle specie a maggior rischio di estinzione. Sebbene le incubatrici e le nursery dei vari centri distribuiti nel paese siano pieni di graziosi cuccioli in attesa di biberon da madri umane surrogate e di sguardi inteneriti e, a volte invadenti, dei turisti disposti a tutto pur di osservarli e, per quanto la gestione di queste aree di riproduzione sia impeccabile da parte del governo, il problema fondamentale è che la maggior parte, se non la totalità, dei nuovi nati è destinata alla cattività. Da qualche anno, il governo cinese sta cercando di creare soluzioni per la reintroduzione in ambiente naturale di alcuni esemplari nati nei centri, ma sino ad oggi sono infrequenti i casi di cuccioli nati in cattività e poi reintrodotti in natura».

Ci auguriamo che tutti questi sforzi che in vari paesi si fanno per salvare specie portate all’estinzione dalle azioni degli uomini, possano servire da monito e portino a modificare gli stili di vita che stanno portando problemi gravi anche all’uomo.

Ignazio Lippolis