«Propaganda», ecco come ci manipolano

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Pubblicato nel 1928, il saggio è scritto dal pubblicista statunitense di origini austriache Edward L. Bernays, considerato padre delle relazioni pubbliche già nei primi del Novecento. È riproposto da Piano B e si rivela profetico


«Propaganda. L’arte di manipolare l’opinione pubblica», edito da Piano B, si traduce come una propaganda politica che incorpora le scienze sociali e la manipolazione psicologica in un esame delle tecniche di comunicazione pubblica.

Secondo Bernays, la nostra società è formata da persone «invisibili» che creano conoscenza e propaganda al solo fine di plasmare pensieri, valori e risposta dei cittadini. Lui considera «il consenso ingegneristico» delle masse come un elemento vitale per la sopravvivenza della democrazia. Pertanto, per propaganda, l’autore non intende unicamente la propaganda necessaria all’ordine sociale, ma la definisce come l’elemento che permette alla società democratica di esistere. Di conseguenza, senza il suo uso, le masse sarebbero confuse e perse.

La propaganda viene utilizzata per vendere un’idea, un prodotto o un servizio, ogni giorno. Bernays, anche se insiste sul fatto che l’uso della propaganda è essenziale, riconosce che frenare le sue ramificazioni di massa potenzialmente distruttive è impossibile. Lo scrittore, infatti, non idealizza la sua posizione, ma capisce che l’uso della propaganda è manipolativo, nascosto, ed è utile solo al propagandista.

Oggi, la parola propaganda ha una connotazione molto negativa. Secondo il dizionario Treccani, è «un tentativo deliberato e sistematico di plasmare percezioni, manipolare cognizioni e dirigere il comportamento al fine di ottenere una risposta che favorisca gli intenti di chi lo mette in atto». È stato possibile osservare accuratamente questo tipo di propaganda durante le elezioni presidenziali statunitensi del 2016, dove l’opinione pubblica è stata completamente influenzata e formata dai mass media nei confronti dei due principali candidati alla presidenza, Donald Trump e Hillary Clinton.

Edward Bernays analizza come la propaganda venga anche utilizzata nel campo dell’istruzione, dei servizi sociali, degli affari, dell’arte, della scienza, e in ciò che definisce «studi sulle donne».

Lo scrittore suggerisce che la propaganda potrebbe diventare sempre più efficace e influente attraverso la scoperta dei motivi nascosti del pubblico. Afferma che la risposta emotiva intrinsecamente presente nella propaganda limita le scelte del pubblico creando una mentalità binaria, che può dar luogo a risposte più veloci e più entusiasmanti.

Sebbene «Propaganda. L’arte di manipolare l’opinione pubblica» sia stato scritto circa novant’anni fa, i concetti espressi da Bernays sono talmente attuali da rendere il saggio eccellente e inquietante allo stesso tempo. Il messaggio che più allarma è sicuramente caratterizzato dal fatto che noi e il nostro intero sistema di credenze, così come la nostra cultura, è fabbricato e presentato come reale, anche se noi, come individui, non abbiamo preso decisioni coscienti e volute. Perché, come scritto dallo stesso Bernays, «ci sono governanti invisibili che controllano i destini di milioni».

Cristina Di Leva