Dissesti geologici, proviamo con i tre porcellini

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La fiaba di Jacobs Joseph può aiutarci a riflettere su come contenere gli effetti dei fenomeni naturali ed evitare che inconsapevoli cittadini diventino, pensando di essere sicuri nella propria auto o nella propria casa, vittime di un fiume, di una fiumara, di una frana o di un terremoto


Gli eventi di questi giorni che hanno colpito severamente diverse parti del Paese hanno spinto alcuni esponenti del Governo a dichiarazioni, forse emotive, orientate verso una deregolamentazione delle norme paesaggistiche e verso un’estrazione dei materiali dagli alvei, senza realmente contestualizzare cause ed effetti di questi disastri naturali-antropici e senza rilevare che ogni intervento sui corsi d’acqua deve essere inserito in una pianificazione di bacino che tenga conto degli effetti da monte a valle e viceversa, da valle a monte.

Prima di fare proposte emotive dovremmo prendere in prestito la fiaba «I tre porcelli» di Jacobs Joseph per farci aiutare a riflettere su come contenere gli effetti dei fenomeni naturali ed evitare che inconsapevoli cittadini diventino, pensando di essere sicuri nella propria auto o nella propria casa, vittime di un fiume, di una fiumara, di una frana o di un terremoto.

La fiaba «I tre cittadini»

C’erano una volta tre cittadini che vivevano con i genitori. I tre cittadini crebbero così in fretta che la loro mamma un giorno li chiamò e disse loro: «Siete troppo grandi per rimanere ancora qui. Andate a realizzare i vostri sogni e a costruirvi la vostra casa». Prima di andarsene da casa li avvisò di trovare un posto sicuro dove costruire la loro casa tenendo presente i rischi naturali del territorio dove avrebbero deciso di vivere. «Se non tenete conto dei rischi naturali come il terremoto, le frane, le inondazioni, le eruzioni vulcaniche, le mareggiate, gli sprofondamenti, vi porteranno via tutto e spezzeranno i vostri sogni!».

E così i tre cittadini se ne andarono. Presto la strada si divise in tre parti. Il cittadino Grande, che aveva maturato una maggiore esperienza, spiegò che ognuno di loro avrebbe dovuto scegliere una direzione e un territorio dove costruire la propria casa, sposare la propria amata, allevare i propri figli e far diventare i sogni realtà. Li avvisò dei rischi naturali e poi andò per la sua strada. Il cittadino Medio andò verso monte e quello Piccolo verso valle. In una calda giornata di luglio, sulla sua strada il cittadino Piccolo incontrò un uomo che portava della paglia. «Per piacere, vendimi un po’ di paglia – disse – voglio costruirmi una casa vicino al fiume». In poco tempo costruì la sua casa vicino al fiume e pensò di essere salvo dai rischi naturali perché il fiume sembra molto piccolo e con poca acqua nell’alveo apparentemente ben inciso. La casa non era molto bella e nemmeno fatta bene ma a lui piaceva molto.

Il cittadino Medio che era andato verso monte lungo un versante argilloso incontrò un uomo che portava della legna. «Costruirò la mia casa lontano dal fiume e con il legno», disse il cittadino Medio. «Il legno è più resistente della paglia». Il cittadino Medio lavorò duramente l’intera settimana per costruire la sua casa. «Adesso i rischi naturali non mi prenderanno», disse.

Il cittadino Grande camminò per conto suo e per molti giorni valutando luogo il percorso le condizioni naturali e seguendo i consigli della sua mamma. Un giorno incontrò un uomo che trasportava mattoni. «Per piacere, vendimi un po’ di mattoni – disse il cittadino Grande – voglio costruirmi una casa sicura in un posto sicuro, lontana dai fiumi e dai versanti instabili». Così l’uomo gli diede dei mattoni per costruire una bella casa. «Ho seguito i consigli della mia mamma e valutato tutte le situazioni di pericolo, ora i rischi naturali non potranno prendermi per spezzare i miei sogni», pensò il cittadino Grande.

Arrivò la stagione autunnale, era fine ottobre inizi novembre, e come ogni anno nel Paese dei tre cittadini iniziarono a verificarsi violente precipitazioni che causarono inondazioni e frane. Per effetto dei cambiamenti climatici in atto e per le profonde trasformazioni dell’uso del suolo che altri cittadini avevano realizzato, in quella particolare stagione sembravano aumentati gli eventi meteorologici estremi e gli effetti di questi al suolo.

Dopo qualche giorno di pioggia, con il suolo ormai saturo di acqua tanto da non essere in grado di assorbire neanche più un’altra goccia di pioggia, il fiume s’ingrossò e uscì dagli argini di magra invadendo le aree alluvionali dove il cittadino Piccolo aveva costruito imprudentemente la sua casetta di paglia: «Cittadino, cittadino, fammi entrare» gridò il fiume. Ma il cittadino Piccolo sapendo che era il fiume non lo lasciò entrare. Ma il fiume cominciò ad agitarsi sempre più. E si agitava e agitava tanto che buttò giù la casetta di paglia del cittadino Piccolo, trascinandolo via in un baleno e spezzando tutti i suoi sogni.

Il mese seguente il versante argilloso dove aveva costruito la sua casa di legno il cittadino Medio iniziò a dare segnali di instabilità e una grande frana iniziava a formarsi. La terra del versante si accumulo vicino alla porta della casa di legno e bussò alla sua porta. «Chi è?» chiese pur sapendo che non si trattava dei suoi fratelli e non aprì alla frana. Così la frana iniziò a spingere e spingere e buttò giù la casetta di legno del cittadino Medio, trascinandolo via in un baleno e spezzando anche i suoi sogni.

Dopo qualche giorno dalla distruzione della casa di legno, l’area dove aveva costruito la sua casa di mattoni il cittadino Grande fu colpita da un forte terremoto. La scossa fu così forte che tutti gli oggetti iniziarono a saltare da una parte all’altra della casa. Il terremoto gridò: «cittadino, cittadino, fammi entrare!». Ma il cittadino Grande rispose: «No, non ti farò entrare!» quando improvvisamente sentì un’altra forte scossa. «Apri la porta e vedrai chi sono!» disse il terremoto con una vocetta. Quindi, il terremoto cominciò a scuotere e scuotere ma non riuscì a buttare giù la casa di mattoni che il cittadino Grande aveva costruito analizzando tutti i rischi naturali dell’area che aveva scelto dove vivere con la sua famiglia. Il terremoto era furibondo! Gridava: «Cittadino, cittadino, sbriciolerò la tua casa di mattoni e prenderò i tuoi sogni!».

Il cittadino Grande era spaventato ma non rispose ricordandosi quello che la mamma gli aveva insegnato su come comportarsi in caso di terremoto. Dopo poco il terremoto capendo che la casa era resistente e che il cittadino era consapevole e preparato, andò via senza produrre altri danni.

Questa è il lieto fine del cittadino Grande che ha coltivato i suoi sogni decidendo con saggezza dove e come costruire la sua casa.

La fiaba «I tre porcellini» affronta il tema dell’esperienza e della consapevolezza acquisita negli anni. I tre fratellini sono la rappresentazione del bambino che cresce, ma anche del decisore, del politico, del cittadino che imparando dalle esperienze e dal confronto con il mondo accademico e delle istituzioni preposte, riescono a proteggersi e proteggere gli altri dalle avversità, imparando da ogni evento disastroso un nuovo approccio sano e razionale per evitare di vivere e subire altri disastri nella speranza che la prevenzione sostituisca il più possibile il soccorso.

Oggi più che mai dobbiamo partire da conoscenza e consapevolezza per adattarci alle vecchie e nuove dinamiche naturali.

Antonello Fiore