Sistri addio, senza rancor…

1984
discarica rifiuti

Perché il Sistri pur essendo stato pensato per un’illustre ragione ossia quella di monitorare in maniera più incisiva i rifiuti pericolosi tramite la tracciabilità in tempo reale degli stessi nella pratica è stato un sistema che non è mai decollato nelle sue funzioni più stringenti essendo letto nella pratica dagli operatori del settore come un dispendio di energie e denaro fine a se stesso

Il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (Sistri) dal 1° gennaio 2019 è stato soppresso. All’Art. 6 del Decreto – Legge 14 dicembre 2018, n. 135 «Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione», provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 290 del 14-12-2018, si parla infatti della sua abrogazione con il ripristino, per i soggetti obbligati alla gestione dei rifiuti, di tutti quegli adempimenti che prevedono l’utilizzo operativo dei Formulari di identificazione dei rifiuti (Fir) in 4 copie per il trasporto dei rifiuti, del Registro di carico e scarico per i Produttori obbligati, trasportatori, intermediari ed impianti di recupero/smaltimento, della presentazione del Modello unico di dichiarazione (Mud) entro i termini normativi classici. Al comma 3 del succitato articolo infatti si espleta che dal «1° gennaio 2019, e fino alla definizione e alla piena operatività di un nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti organizzato e gestito direttamente dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, i soggetti di cui agli articoli 188-bis e 188-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006 garantiscono la tracciabilità dei rifiuti effettuando gli adempimenti di cui agli articoli 188, 189, 190 e 193 del medesimo decreto, nel testo previgente alle modifiche apportate dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, anche mediante le modalità di cui all’articolo 194-bis, del decreto stesso applicandosi, altresì, le disposizioni di cui all’articolo 258 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nel testo previgente alle modifiche apportate dal decreto legislativo n. 205 del 2010».
Sicuramente la notizia dell’abrogazione del Sistri non è passata inosservata tra gli operatori del settore che negli anni hanno supportato, in silenzio e caricandosi di tanti oneri economici, un sistema che sin dai suoi albori aveva non pochi problemi (anche noi di «Villaggio Globale» abbiamo dedicato molti articoli alla questione nel corso degli anni). In definitiva assistiamo finalmente ad uno snellimento delle attività.

Non si avrà più la necessità di iscriversi al Sistri pagando il contributo di iscrizione annuale, gli automezzi non saranno più obbligati a montare BlackBox per il trasporto di rifiuti e non si dovranno più pagare le officine per installare e disinstallare le BlackBox ogni qual volta un veicolo viene sostituito, non ci si dovrà più ricordare dove sono state depositate le chiavette Usb Sistri che spesso sono state smarrite dagli operatori che hanno poi dovuto provvedere a versare ulteriori contributi e a firmare denunce di smarrimento per poterne ottenere delle nuove e quindi continuare a lavorare nel rispetto della legge.

Perché il Sistri pur essendo stato pensato per un’illustre ragione ossia quella di monitorare in maniera più incisiva i rifiuti pericolosi tramite la tracciabilità in tempo reale degli stessi nella pratica è stato un sistema che non è mai decollato nelle sue funzioni più stringente essendo letto nella pratica dagli operatori del settore, aggiungiamo giustamente, un dispendio di energie e denaro fine a se stesso.

Per il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, «Il Sistri è stato uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali, un sistema mai entrato effettivamente in funzione, che però ha comportato costi sostenuti dalle imprese coinvolte e dallo Stato, che hanno superato i 141 milioni di euro dal 2010 ad oggi».

Nel prossimo futuro, l’obiettivo per il ministro Costa è arrivare almeno al 90% della tracciabilità dei rifiuti speciali risparmiando soldi e tempo per le aziende, ci dovrà essere una necessaria implementazione di un nuovo sistema di tracciabilità, che sia però razionale, coerente con l’assetto normativo vigente, di derivazione comunitaria, e meno oneroso per le imprese. Un sistema insomma che sia in grado realmente di tracciare tutti i rifiuti speciali, applicabile in tutte le situazioni, progettato e realizzato da chi nel mondo dei rifiuti speciali ci lavora ogni giorno e che garantisca quindi la giusta sicurezza, la legalità e la tracciabilità effettiva dei rifiuti, filiera ambientale tra le più delicate nella sua gestione e spesso presente nelle prime pagine di cronaca per illeciti.

 

Elsa Sciancalepore