Nessuna protezione a Polignano per il Gabbiano corso

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Il caso della mancata protezione della Zona di protezione speciale «Scoglio dell’Eremita». Un isolotto che sorge a neanche 50 metri dalla costa polignanese ed è conosciuto soprattutto quale punto di riferimento per i bagnanti. Qui si è insediata l’unica colonia di gabbiano corso (Larus audouinii) nel Mare Adriatico italiano. L’impegno dell’Associazione Centro studi de Romita di Bari

C’è poco da fare: Polignano a Mare continua a non avere un buon rapporto con la tutela ambientale. Dopo il favore con cui il Comune costiero della provincia di Bari ha promosso e dato il via libera ad interventi immobiliari nell’area di Costa Ripagnola, mai divenuta area protetta regionale proprio per la contrarietà di quell’amministrazione civica, viene fuori il caso della mancata protezione della Zona di protezione speciale «Scoglio dell’Eremita».

Questo isolotto sorge a neanche 50 metri dalla costa polignanese ed è conosciuto soprattutto quale punto di riferimento per i bagnanti che si tuffano dalle falesie e per i pescatori di talune specie di pesce stanziali e migratrici. Pochi sanno, però, che su quello scoglio si è insediata l’unica colonia di gabbiano corso (Larus audouinii) nel Mare Adriatico italiano; una specie della grande famiglia dei laridi (gabbiani) endemica del Mediterraneo, con le principali popolazioni nidificanti concentrate in Spagna, Italia e Grecia.

La colonia polignanese di gabbiano corso, protetta da numerose normative nazionali, comunitarie ed internazionali perché specie a rischio di estinzione, è in pericolo ed a scriverlo nero su bianco sono gli zoologi dell’Associazione Centro studi de Romita di Bari. Dopo che, grazie ad una efficace ed accurata segnalazione della presenza di coppie nidificanti da parte della stessa Associazione, la Giunta regionale pugliese ha provveduto a classificare l’area come Zona di protezione speciale (Zps) ai sensi della Direttiva Ue «Uccelli» (2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio), applicando le Misure di Conservazione obbligatorie derivanti dai provvedimenti ministeriali e regionali in materia anche nell’area buffer di 250 metri dal centro dello scoglio, la protezione effettiva non si è mai concretizzata.

Eppure tra le stesse Misure di Conservazione vi è quella, contenuta nel Regolamento Regionale n. 28/2008, per cui vige l’«Obbligo di segnalazione delle colonie riproduttive di uccelli delle specie coinvolte e di vietare l’accesso, l’ormeggio, lo sbarco, il transito, la balneazione, le attività speleologiche, di parapendio e di arrampicata a meno di 100 metri dalle colonie medesime durante i periodi di riproduzione, se non per scopo di studio e di ricerca scientifica espressamente autorizzati dall’ente gestore, nei seguenti periodi: […] Gabbiano corso 15 aprile-15 luglio».

Per dare seguito a tale obbligo, la Giunta municipale di Polignano a Mare deliberò, circa un anno dopo il provvedimento regionale, di incaricare il Dirigente dell’Area V, ufficio LL.PP. all’adozione di atti per «segnalare la presenza e i divieti connessi alla presenza sullo scoglio dell’eremita del gabbiano Larus auduoinii facendo realizzare apposita cartellonistica da apporre: sull’isolotto dell’Eremita, nei luoghi più significativi del demanio marittimo ai fini della tutela (Marco Polo, parcheggio pubblico di Port’Alga) e nei luoghi di partenza delle imbarcazioni per evitare l’avvicinamento all’isolotto nel periodo di interdizione (porto turistico e altre cale in cui vi sia rampa di lancio di imbarcazioni)».

Gabbiano corso 1Nulla di tutto questo è accaduto, dice il Centro Studi de Romita, e «per il quarto anno consecutivo, nemmeno un cartello di avviso è stato posizionato nei pressi della colonia. Nel 2018, prosegue la nota del Centro Studi, proprio la presenza di ignari bagnati, intrattenutisi per troppo tempo nei pressi dei nidi, ha causato l’abbandono di uova e pulcini, provocandone la morte. In questi mesi, è toccato ai nostri volontari, chiedere la cortesia a bagnanti, turisti, imbarcazioni ecc., di non sostare nei pressi della colonia».

Insomma, un’altra testimonianza di mancata tutela ambientale che potrebbe, questa volta, sfociare in sanzioni da parte della Commissione europea.

 

Fabio Modesti