Clima e salute, le rinnovate frontiere dell’economia

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Poli, la Briançon dei Monti Prenestini?

Oggi i fattori terapeutici termali sono ancora oggetto di screening scientifici. Ma, passata l’epoca della Scuola Romana di Mariano Messini, e del suo «Trattato di Idroclimatologia Medica» (edito dal Cnr nel 1950), pochi studi sono stati rivolti alle proprietà terapeutiche del clima, mentre molti sono indirizzati all’inquinamento atmosferico

Briançon, con i suoi 1.326 metri sul livello del mare, è considerata la città più alta di Francia. A soli 15 km dal confine italiano, e a 110 da Torino, il grazioso borgo medievale è Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Ma non è di questo che ci interessa parlare.

Briançon, dopo i fasti della climatoterapia della tubercolosi, nella prima metà del Novecento, era una piccola tappa per i camionisti di passaggio: trattorie modeste, bed and breakfast, hotel di provincia. L’apertura dell’autostrada l’aveva condannata alla morte economica e sociale.

Fino a quando non vi capita Hassan Razzouk. Iniziati gli studi di medicina presso l’Università americana di Beirut, parte per la Francia a metà degli anni Cinquanta e li prosegue a Bordeaux e a Marsiglia. Il suo insegnante, all’epoca Jacques Charpin, lo dirige a Briançon, per un rimpiazzo presso il centro medico di Les Acacias, intorno al 1975.

Oggi Briançon è nota come stazione climatica per le patologie respiratorie asmatiche e allergiche. La città gode di un microclima caldo e secco (l’umidità media è inferiore al 40%) dovuto alla particolare disposizione della valle della Durance.

Dal 2010, Briançon fa parte della Rete delle città sane dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità).

Razzouk ne rilanciò il territorio fondando il Cembreu (una grande organizzazione scientifica) e promuovendo una economia climatica che produsse la nascita di dieci cliniche private, le scuole dell’infanzia e il liceo climatico frequentati da bambini e adolescenti, con affezioni di tipo allergico nelle grandi città francesi.

A Briançon i farmaci sono poco usati e ridotti all’essenziale, grazie alle proprietà anallergizzanti del clima montano. Prerogative di salubrità utili, in particolare, a combattere gli acari della polvere, non solo per i bambini, ma anche per gli adulti con asma severo. Pazienti che, arrivati a Briançon, spesso lasciano la bombola dell’ossigeno: è per queste motivazioni che molti francesi delle aree industriali si sono trasferiti nella città alpina.

Caratteristiche climatoterapiche, queste, osservate anche sui Monti Prenestini, nel Lazio, e nella vallata di Poli, che si estende dai 275 ai 1.090 metri sul livello del mare.

Se ne cominciò a parlare nel 2007 in una conferenza nella Sala del Consiglio Comunale. Se ne riparla oggi, con la nuova Amministrazione Comunale, insieme agli imprenditori di riferimento della valle di Poli e con le associazioni, che si occupano della salvaguardia del territorio.

Si riparte da un convegno, che rientra nell’obbiettivo sempre più condiviso a livello europeo, finalizzato a un progetto di ricerca in grado di rivalutare le proprietà terapeutiche chimico-fisiche ambientali delle stazioni climatiche montane e marine in Europa. Un programma, indirizzato in particolar modo a Poli, per la ricerca di quei fattori che, storicamente, potenzino il nostro patrimonio immunitario. Difese organiche che potrebbero spiegare la resistenza dei polesi alla Peste del 1600, alle febbri malariche (raccontate nel diario di viaggio di Maria Graham, una nota scrittrice inglese, e scienziata ante litteram, che aveva soggiornato a Poli nell’estate del 1819, traendone beneficio anche per la sua tubercolosi) e la decisione di molti romani che si sono trasferiti a Poli per sfuggire alla pressione della città e della sua aria inquinata.

Il convegno «Dall’inquinamento urbano ai climi terapeutici dei piccoli borghi» è stato organizzato con il Dipartimento di Medicina integrata e Biofisica dell’Università Federiciana, rappresentata dal Prof. Vincenzo Valenzi. Saranno presenti anche i professori Massimo Scalia (Docente di Fisica Matematica all’Università «La Sapienza» di Roma, tra i padri dell’ambientalismo scientifico in Italia e Fondatore di Legambiente), autore del Progetto sulla caratterizzazione elettromagnetica e ionica dell’aria, in collaborazione con il fisico del Cirps Massimo Sperini. Il chimico ambientale dell’Università di Campobasso Pasquale Avino e diversi altri studiosi, esperti di Bioclimatologia, e non solo.

Parteciperanno, inoltre, il dott. Fabio Ascolani, Amministratore delegato della Casa di cura Villa Luana, il dott. Ruggero Zaganelli, Presidente della dimora cinquecentesca Villa Catena, e i rappresentanti della «Rete delle Associazioni per la salvaguardia e la valorizzazione dei Monti Prenestini».

Oggi i fattori terapeutici termali sono ancora oggetto di screening scientifici. Ma, passata l’epoca della Scuola Romana di Mariano Messini, e del suo «Trattato di Idroclimatologia Medica» (edito dal Cnr nel 1950), pochi studi sono stati rivolti alle proprietà terapeutiche del clima, mentre molti sono indirizzati all’inquinamento atmosferico. Emergenza che crea grande allarme e che potrebbe essere risolto con il trasferimento di malati (e di soggetti predisposti) in località climatoterapiche. Attività abituale nel corso del Novecento e, come accade ancora oggi (sebbene marginalmente), in Toscana, meta di portatori di patologie respiratorie gravi. Sistema che, come insegna Briançon, potrebbe essere valido anche per la prevenzione dell’asma allergico nell’infanzia, dell’asma severo nell’adulto e di molte altre patologie da inquinamento urbano.

Il Progetto di ricerca, frutto della collaborazione tra Unifedericiana e Cirps (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo sostenibile), sulla climatoterapia nell’area di Poli, potrebbe aprire scenari considerevoli di sviluppo economico per l’intero comprensorio dei Monti Prenestini e dei piccoli borghi d’Italia.

Il cambiamento climatico non pare arrestarsi. Ciò che l’uomo deve affrontare è una minaccia globale con impatti problematici di ampia portata su persone, ambiente ed economia. Un pericolo che colpisce tutte le regioni del mondo e attraversa tutti i settori della società.

Per allontanare questo rischio la «Commissione Globale sull’Adattamento al Clima» ha valutato un investimento di 1,8 trilioni di dollari dal 2020 al 2030, di cui parlerà Deklan Kirrane, stratega di Bruxelles.

Investimento che, però, è in grado di restituire fino a 7,1 trilioni di dollari di benefici netti, oltre che un deciso miglioramento della qualità della vita di migliaia di persone affette da patologie allergo-respiratorie, che soffrono e soffocano nelle grandi città; malati, che possono invece trovare, nell’epoca di internet, salute e benessere nelle centinaia di piccoli borghi, come Poli, garantendo alle comunità una seconda vita anche in termini di occupazione e di lavoro.

V. V.