La questione meridionale, giusto per capire…

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Battaglia di Ponte Ammiraglio Guttuso
La «Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio» di Renato Guttuso che ricorda il sacrificio compiuto da tutti i popoli oppressi per liberare la loro terra.

«La questione meridionale. Dall’Unità Nazionale all’intervento straordinario», è il saggio storico di Nicola Alfano, edito dalla BookSprint Edizioni. L’Autore offre al Lettore approfondimenti eccezionali e una vastità di riferimenti che possono contribuire alla formazione di un percorso di ricerca autonomo, aggrappato solo alla storia e rifuggente dai luoghi comuni

La questione meridionale è un nodo nazionale mai sciolto, mai affrontato in maniera sistematica e seria, mai studiato in maniera approfondita. È terra di conquista, di battaglie politiche e di strumentalizzazioni che hanno favorito malaffare, compromessi, strapotere.

È complesso affrontarlo perché sistematicamente si escludono l’uomo, la sua cultura, il suo contesto storico. Il Sud, ma direi tutta l’Italia, è una enorme zona di confine. Ogni comunità, da Nord a Sud, è il confine l’una dell’altra. Da qui la ricchezza culturale, paesaggistica, gastronomica che tanto affascinano il resto del mondo facendone un unicum sulla Terra.

In questa biodiversità anche l’Unità d’Italia non poteva non diventare un oggetto misterioso, l’intreccio socio-politico-economico è così rimasto. Un’intricata matassa, una esercitazione internazionale in cui ognuno sperava di trarne vantaggio: dalle forze esterne a quelle interne.

In questo ginepraio, così ricco e affascinante, così pieno e ricco di spunti, tracce e testimonianze sono pochi coloro che si avventurano preferendo di sposare ora una causa ora un’altra e lasciando intatta la complessità.

Per questo è ammirevole «La questione meridionale. Dall’Unità Nazionale all’intervento straordinario», il saggio storico di Nicola Alfano, edito dalla BookSprint Edizioni.

Alfano offre al Lettore approfondimenti eccezionali e una vastità di riferimenti che possono contribuire alla formazione di un percorso di ricerca autonomo, aggrappato solo alla storia e rifuggente dai luoghi comuni.

La formazione della nazione è stata un’impresa iniziata e non ancora conclusa. Un cammino risultato da subito difficile.

«Che l’unità e la libertà d’un popolo oppresso e smembrato non s’ottengono per concessione o per dono altrui, ma si conquistano coll’opera attiva, e col sagrificio dei credenti in esse […]», scriveva Giuseppe Mazzini nel Manifesto londinese.

È tutta qui l’ambiguità, tanto che un alto ufficiale della marina inglese in servizio a Napoli scriveva, riferendosi a Mazzini, che quel cosiddetto sovversivo «aveva fatto per l’Italia più di qualsiasi altro uomo eccetto Garibaldi; e, per di più, nonostante quanto si leggeva sui giornali conservatori appoggiava risolutamente la monarchia, mentre i ministri piemontesi, a Napoli, fomentavano deliberatamente l’anarchia e inventavano un’inesistente minaccia nell’Italia meridionale delle idee repubblicane, nell’intento di togliere a quell’uomo valoroso l’onore di una rivoluzione da lui iniziata».

Nel lavoro di Alfano si susseguono testimonianze e acute osservazioni nel tentativo di chiarire, capire, spiegarsi comportamenti e azioni.

Partendo dal generale, e dalla storia immediatamente precedente agli anni dell’Unità formale dello Stivale, l’autore analizza così la questione meridionale, sondando ed esprimendo le possibili cause che ancora oggi fanno sì che vi sia una forbice molto ampia tra Nord e Sud, e che quindi sia visibile a tutti un’Italia a due velocità: quella che corre del Settentrione e quella che arranca ed annaspa del Mezzogiorno.

E non ha remore, Alfano, nel sottoporre alla nostra attenzione anche possibili cause di comportamenti purtroppo esistenti ancora oggi anche se sotto mutate spoglie. Il Nostro ci sottopone la testimonianza storica di Bruno Guerri (una tra le tante), da cui emerge quello che è «l’anello mancante di contraddizioni ricorrenti del processo di unificazione: il ruolo giocato dalla classe dirigente latifondista del Sud. Un ruolo “ambiguo”, oggi potremmo definirlo borderline tra le due parti in causa, ma sempre pronto a schierarsi con il vincitore, calpestando i diritti di quella gente che solo a parole tutelavano».

Infine un capitolo è dedicato alla Basilicata, perché attraverso questa «lente», Alfano usa la Basilicata, per scendere nel dettaglio di ciò che è stato, è e potrebbe essere se solo si investisse nel modo e nei tempi giusti nei luoghi adatti a farlo. Basilicata, cioè, come emblema della questione meridionale nella sua (non) evoluzione sinergica.

È insomma una bella lettura, istruttiva e scorrevole, per chi vuole capire e non solo schierarsi e criticare. Il volume si conclude con l’augurio che l’Italia sia davvero pronta per una svolta realmente unificatrice per la nostra nazione.

L’Autore

Nato a San Paolo Albanese, piccola località in provincia di Potenza, nel giugno del 1982, Nicola Alfano si è poi trasferito in provincia di Varese, dove tuttora risiede svolgendo la professione di insegnante e giornalista pubblicista. Scrive infatti per il «Mattino» di Foggia, dove settimanalmente descrive e racconta i lati oscuri e quelli potenzialmente «esplosivi» della Basilicata, sua terra d’origine mai davvero dimenticata e abbandonata. Ha pubblicato nel 2011 presso la Casa Editrice Ermes un saggio dal titolo «Ragione-Fede-Politica», una discussione sugli scenari futuri all’alba della postmodernità.

I. L.