Come intervenire nei siti contaminati

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Caratterizzazione, progettazione ed esecuzione di interventi

Con il termine di sito contaminato ci si riferisce a tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso, è stata accertata un’alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque sotterranee tale da rappresentare un rischio per la salute umana. Il convegno organizzato dal Consiglio nazionale dei geologi (Cng) in collaborazione con l’Ordine dei geologi della regione Calabria

Lo smaltimento illecito di rifiuti, spesso pericolosi, la lotta alle discariche abusive su tutto il territorio nazionale, la messa in sicurezza e la bonifica dei siti inquinati oltre che il risanamento ambientale di aree particolarmente degradate sono stati questi gli argomenti all’ordine del giorno del convegno online «Caratterizzazione, Progettazione ed Esecuzione di interventi di risanamento ambientale e discariche abusive: aspetti giuridici e tecnici»  organizzato dal Consiglio nazionale dei geologi (Cng) in collaborazione con l’Ordine dei geologi della regione Calabria.

Ma cosa si intende per «sito contaminato»?

Con il termine di sito contaminato ci si riferisce a tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso, è stata accertata un’alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque sotterranee tale da rappresentare un rischio per la salute umana.
La legislazione nazionale in materia di bonifica dei siti contaminati, che in Italia è stata introdotta con il D.M. 471/99, è stata profondamente modificata dal D. Lgs. 152/06 «Norme in materia ambientale» che definisce, alla Parte Quarta del Titolo V «Bonifica di siti contaminati», la disciplina di interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati con procedure, criteri e modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitarie, con particolare riferimento al principio «chi inquina paga».
Ad oggi in Italia sono presenti 41 Siti di interesse nazionale (Sin) con una perimetrazione che interessa sia aree a terra sia aree marine variabile nel tempo sulla base di nuove informazioni sulla contaminazione potenziale e/o accertata di nuove aree e sulla base di una più accurata definizione delle zone interessate dalle potenziali sorgenti di contaminazione.

Negli ultimi venticinque anni si è quindi sviluppata progressivamente una cultura delle bonifiche, con contributi che sono arrivati dalle università, dal mondo imprenditoriale e da alcuni settori degli Enti pubblici. Si è argomentata la conoscenza dei principi fisici che sono alla base della scelta delle tecnologie di bonifica più appropriate e grandi progressi sono stati compiuti sia nella caratterizzazione delle matrici ambientali contaminate sia nella ricostruzione dei processi di flusso e trasporto dei contaminanti passando da un progressivo accantonamento delle tecnologie «aspecialistiche» (barrieramento fisico, scavo e smaltimento in discarica, pump & treat) ad applicazioni sempre più frequenti di tecnologie «specialistiche» (Isco, Iscr, Sve, As, Prb).

Ma come anticipava Antonio Di Molfetta, già Professore ordinario di Ingegneria degli acquiferi nel Politecnico di Torino, nella prefazione del volume della Società italiana di geologia ambientale (Sigea) – supplemento della rivista Geologia dell’Ambiente dedicato alla «Bonifica dei siti Inquinati» e richiamato durante i lavori, il quadro in materia in Italia non è affatto tutto roseo. Come non citare, ad esempio, le situazioni di gravi contaminazioni in cui non si interviene, magari per mancanza di risorse e per contro l’accanimento verso situazioni insignificanti, la lentezza dei procedimenti amministrativi con l’inosservanza, ovviamente non generalizzata dei tempi procedurali, i limiti di concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) in alcuni casi troppo bassi e impossibili da raggiungere, l’eccessiva disparità di preparazione fra i funzionari degli Enti chiamati a valutare la gravità delle situazioni e i relativi progetti di intervento, le difficoltà di interpretazione normativa con una non sempre chiara identificazione delle competenze e delle responsabilità.

Il Generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, Commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive, intervenendo durante i lavori, ha manifestato con forza la necessità di «muovere» i tavoli delle conferenze di servizi dove è vero che si deve approfondire la materia ma si deve anche procedere con le attività sul territorio. Continuando ha anche ribadito che in Italia non esiste solo una emergenza ambientale ma la stessa è «sostenuta» da una emergenza della legalità e da qui la necessità di instaurare procedure di gara un po’ su tutto per contrastare le infiltrazioni criminali, che nel nostro Paese continuano a preoccupare.

Il Generale dei Carabinieri inoltre nel suo intervento ha ricordato il Protocollo di collaborazione tra il Cng e il Commissario straordinario per la promozione della sostenibilità ambientale, per l’innovazione tecnologica nell’attività di bonifica delle discariche abusive localizzate sul territorio nazionale e per la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive.

Un protocollo che è risultato necessario al fine di poter porre la professionalità dei geologi come riferimento delle dinamiche attuative necessarie per garantire la sostenibilità del territorio e per il raggiungimento dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Elsa Sciancalepore