Lo schiaffo di Poseidone. Conoscere e prevenire i maremoti

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tsunami maremoto

102 pagine in cui Paolo Sansò avvicina il lettore alla conoscenza di un argomento complesso che risulta, per molti aspetti, ancora nuovo per la scienza ma i cui effetti sono così tristemente noti nelle notizie di cronaca di nazioni devastate da tale fenomeno tanto naturale quanto imprevedibile che tante volte, nella storia del nostro pianeta, ha profondamente modificato e fortemente contrassegnato l’evoluzione degli ambienti costieri

copertinaSanso«… Il signore del mare diresse tutte le acque verso le rive dell’avida Troia e trasformò la terra in mare, privò dei prodotti del suolo gli agricoltori e ricoprì i campi con le onde»… scrive Ovidio riferendo un antico mito troiano. Ovidio parla dei maremoti, indicati nella letteratura internazionale con il termine «tsunami», fenomeni che consistono in un movimento della colonna d’acqua dal fondale alla superficie che determina delle rapide variazioni del livello del mare che producono devastanti inondazioni della fascia costiera.

I maremoti sono l’argomento di approfondimento del volume «Lo schiaffo di Poseidone. Conoscere e prevenire i maremoti» scritto da Paolo Sansò, professore associato di Geografia fisica e Geomorfologia presso l’Università del Salento e geologo, ed edito dalla Primiceri Editore nell’ambito della collana PensieroGeo.

102 pagine in cui l’autore avvicina il lettore alla conoscenza di un argomento complesso che risulta, per molti aspetti, ancora nuovo per la scienza ma i cui effetti sono così tristemente noti nelle notizie di cronaca di nazioni devastate da tale fenomeno tanto naturale quanto imprevedibile che tante volte, nella storia del nostro pianeta, ha profondamente modificato e fortemente contrassegnato l’evoluzione degli ambienti costieri.

Un viaggio alla scoperta di questo fenomeno che partendo dalla conoscenza dei maremoti avvenuti negli ultimi 25 anni, dal 1992 al 2016 con il verificarsi di 290 maremoti e tra questi 95 con inondazione della fascia costiera a quote maggiori di 1 m e 32 con la perdita di vite umane in un’area, l’Oceano Pacifico, che risulta essere quella maggiormente interessata dalla cosa, va quindi, più tecnicamente, a discutere sulla genesi dei maremoti (maremoti prodotti da terremoti, frane, eruzioni marine, impatti meteorici, origine meteorologica, uomo stesso), affrontando quindi il tema della propagazione del maremoto e la conseguente inondazione della costa, momento finale e più distruttivo del fenomeno.

Un volume ricco di immagini, cronache storiche che ben documentano la rapidità d’azione del fenomeno e la vulnerabilità dei luoghi nell’accoglierlo quasi fermi immobili ad accettare inermi il vile destino.

L’autore passa in rassegna, tra gli eventi più vicini a noi e in epoca storica recente (si ricorda che in Italia sono stati registrati 72 eventi di maremoti nel periodo compreso tra il 79 d.C. e oggi, eventi per la maggior parte di lieve intensità), l’evento distruttivo avvenuto nell’area calabro-siciliana, il più distruttivo e conosciuto maremoto italiano, verificato a seguito del terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, eventi naturali che causarono non meno di 60.000 morti e ingenti danni in tutta l’area dello Stretto di Messina. Viene ricordata la famosa onda prodotta dalla frana del Vajont verificatasi la sera del 9 ottobre 1963; 260 milioni di metri cubi di roccia che staccandosi dal Monte Toc andarono ad investire il lago artificiale creato nel Torrente Vajont, elemento questo che provocò la fuoruscita di circa 25 milioni di metri cubi di acqua e un onda di 230 m, a tutt’oggi il valore più alto mai registrato sulla Terra, che causò circa 2.000 vittime.

Si annovera poi il meteotsunami registrato all’alba del 21 giugno 1978 a Vela Luka, una piccola città dalmata ubicata all’interno di una baia dell’isola di Curzola (Croazia). Una serie di onde distruttive alte sino a 6 m inondarono la città causando devastazione e danni diffusi che si registrarono anche lungo la costa adriatica italiana da Termoli a Bari dove il mare si ritirò per 50-100 m lasciando molti battelli a secco, per poi riversarsi sulla costa con una successione di «alte maree» che provocarono panico, feriti, danni e fortunatamente nessuna vittima.

Ma lì dove le cronache storiche sono frammentarie ecco che diventa cruciale l’indagine geologica che analizzando i sedimenti e i paesaggi costieri permette di identificare l’impatto di maremoti nel passato dove quest’ultimo su di una costa può produrre il distacco di blocchi rocciosi di grandi dimensioni sia dalla parte sommersa sia da quella emersa. In Italia gli studi più significativi sono stati condotti lungo le coste della Puglia meridionale, dove accumuli di blocchi riferiti all’azione di maremoti verificatisi in epoca storica sono stati segnalati in numerose località (Polignano, Torre Squillace, Punta Saguerra per citarne alcune), e della Sicilia orientale.

Ad oggi sono stati realizzati più di 100 cataloghi dei maremoti storici sia di carattere locale sia mondiale, cataloghi suddivisi in descrittivi, che prevedono cioè una compilazione di descrizioni degli effetti dei maremoti sulla costa e dei danni risultanti, e parametrici, realizzati ad esempio dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), con informazioni organizzate in tabelle in cui sono riportati in ordine cronologico gli eventi di maremoto e una serie di parametri.

Uno schiaffo di Poseidone, dio ricordato nei poemi omerici come «scuotitore della terra» e signore delle profondità marine, che può essere controllato con la prevenzione. Se infatti allo stato delle conoscenze attuali i maremoti non possono essere previsti è anche vero che l’arrivo di un maremoto sulla costa viene generalmente annunciato da una serie di fenomeni quali ad esempio una scossa sismica, il ritiro o in generale un comportamento inusuale del mare. Inoltre trascorre sempre un intervallo di tempo tra il fenomeno che ha generato il maremoto e l’impatto con la costa. E sono queste caratteristiche che possono mettere in sicurezza le aree a rischio dove il successo delle operazioni dipende essenzialmente dall’allertamento precoce della popolazione e dal grado di formazione/informazione delle persone che vivono in queste aree.

 

Elsa Sciancalepore