Quando Volontariato fa rima con Amore

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Luca Trapanese

La storia di Luca, padre single di una bimba down

Io credo che tutte le storie di amore siano magiche, soprattutto quando si parla di famiglie che tendono alla felicità dei propri figli. La storia mia e di Alba è quella di un padre che non vede la disabilità di sua figlia

Se dovessimo dare una definizione esatta di «amore paterno», il pensiero correrebbe subito a Luca Trapanese. Napoletano, classe ’77, padre single di una bambina down che ha adottato nel 2018. Una bellissima creatura che nessuno voleva e che attendeva, invece, solo che qualcuno la amasse incondizionatamente.
Luca sensibile lo è sempre stato: viaggia molto, sin dai suoi 14 anni, prediligendo i Paesi in via di sviluppo come India e Africa, dove ha svolto attività di volontariato. Cresciuto spiritualmente a Lourdes, nel treno bianco, coltiva intensi rapporti con tanti ragazzi disabili. Fonda «A Ruota Libera Onlus» con Eduardo Savarese ed insieme realizzano una lunga serie di progetti legati alla disabilità. Di recente ha anche avviato una comunità per ragazzi disabili senza genitori, «Il borgo Sociale», ed una casa famiglia per bambini con gravi malformazioni, unica in tutto il Sud Italia, «La Casa di Matteo».
Luca oggi è anche assessore al Welfare del comune di Napoli, ruolo politico che gli calza a pennello perché inclusione, tolleranza, diritti e integrazione sociale sono i valori con cui cresce tutti i giorni sua figlia Alba. «Alba» come un nuovo giorno che nasce, «Alba» come un nuovo «io» che prepotentemente decide di venire fuori, senza filtri. Noi Luca lo abbiamo intervistato e ci ha spiegato che il nome di sua figlia simboleggia la sua rinascita personale in un momento buio della sua esistenza. Gli chiediamo se possiamo parlare del suo orientamento sessuale e ci risponde che «anche i muri sanno che sono omosessuale». Ci spiega anche che la sua fortuna è stata quella di aver chiarito fin da subito a tutti chi lui fosse veramente, famiglia compresa, vera campionessa di apertura mentale. Secondo Luca «Sono stato quasi inattaccabile, perché non ho lasciato agli altri la possibilità di farmi del male, giocando al massacro con un mio segreto intimo. Ci sono riuscito perché avevo già detto al mondo intero chi io fossi».

Trapanese, lei è anche autore di libri e oggi anche curatore di una nuova splendida collana edita da Giunti dedicata a sua figlia Alba. La vostra è una storia così magica da essere raccontata?
Io credo che tutte le storie di amore siano magiche, soprattutto quando si parla di famiglie che tendono alla felicità dei propri figli. La storia mia e di Alba è quella di un padre che non vede la disabilità di sua figlia. Io vedo solo in me la voglia di renderla felice, nonostante tutte le sue imperfezioni. E alla fine è questo ciò che un genitore dovrebbe fare: amare il proprio figlio così com’è, senza porsi l’obiettivo di renderlo a tutti i costi il primo di una classe, il migliore di un gruppo. Amare i figli significa lasciarli liberi di essere se stessi.

Ha scelto Alba come figlia, o pensa che sia stata lei in realtà a sceglierla come padre?
Bella domanda. Allora, io non ho scelto Alba, ma ho scelto di prendere in affido un bambino disabile. E poi mi è stata proposta Alba. Detto ciò, è ovvio che comunque io e Alba siamo legati da qualcosa di speciale e questo legame si è stretto sin da subito. Per me Alba è mia figlia, come se l’avessi partorita io. Per me l’adozione è stato un atto formale, ma non esiste più dentro il mio cuore.

Come padre ha paura (se ha paura) più del presente, o più del futuro?
Certo che ho paura e ho paura del futuro. Nel futuro io non ci sarò e spero soltanto che Alba possa crescere serena, incontrando sulla sua strada le persone giuste. Perché tutti noi siamo anche il risultato delle persone che incontriamo. Ad esempio a scuola: io posso anche scegliere per lei le scuole migliori, ma se non sarà vista dagli insegnanti come una «persona», come una figlia, i miei sforzi non serviranno comunque a niente. Alba e tutti i ragazzi come lei non devono essere guardati come «disabili», ma l’Italia in questo non è pronta. Integrazione, inclusione, scuola, sessualità e indipendenza del disabile sono ancora obiettivi lontani.

Valentina Nuzzaci