E se piovesse come nelle Marche cosa accadrebbe in Puglia?

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Un caso recente a Minervino d Lecce nel Salento

Alcune domande a Giovanna Amedei, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia. È necessario inserire una presenza costante dei geologi sul territorio, attrezziamo le strutture specialistiche, facciamo studi a scala di bacino, educhiamo la popolazione alla conoscenza del rischio, iniziamo una difesa del suolo che non sia di tipo commissariale

Una forte ondata di maltempo il 15 settembre ha interessato le Marche, soprattutto le Province di Ancona e di Pesaro e Urbino, causando perdita di vite umane, sfollati, danni incalcolabili. Ed è salito a 11 il numero delle vittime accertate e ancora sono senza esito le ricerche degli ultimi due dispersi.

Noi di «Villaggio Globale» in merito a quanto accaduto abbiamo parlato con Fabio Luino che ha voluto evidenziare alcuni punti importanti da tenere a mente affinché le cose possano davvero cambiare e non ci si trovi a contare i danni a valle di un evento, se pur, eccezionale. E i tre punti sono stati così esplicitati e li riprendiamo come monito…

  • L’aumento degli eventi pluviometrici intensi a fronte di una siccità notevole è cosa conclamata, si può dire con estrema evidenza che piove meno ma peggio ma con tanta esplicita franchezza questa evidenza non deve rappresentare l’alibi per giustificare altre storture;
  • Le nefandezze urbanistiche sparse in tutto il paese (con un aumento da Nord verso Sud della penisola) amplificano i danni delle inondazioni;
  • La mancanza della percezione del rischio da parte dei cittadini è cosa intollerabile e bisogna garantire loro, i cittadini devono pretenderla, una adeguata formazione e informazione sulla percezione del rischio alle calamità naturali.
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Rrecente nubifragio a Porto Badisco, in Salento

Ci siamo poi chiesti… e se quello che è successo nelle Marche succedesse in Puglia? Com’è la situazione sul territorio? E a tal proposito abbiamo voluto porre alcune domande a Giovanna Amedei, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia.

Se piovesse quello che è piovuto nelle Marche cosa accadrebbe in Puglia?

Accadrebbe più o meno la stessa cosa perché con le dovute differenze legate alla geomorfologia dei luoghi e all’andamento dei corsi d’acqua dopo gli eventi alluvionali che hanno interessato le Marche come la Puglia poco o nulla è stato fatto. Si continua a parlare di eventi climatici estremi ma oltre all’eccezionalità delle precipitazioni sempre più di tipo tropicale non vengono affatto valutate e considerate le altre concause che inaspriscono il problema, quali ad esempio l’eccessiva impermeabilizzazione e consumo del suolo naturale.

Certo il clima sta cambiando ed è un dato di fatto, ma noi come ci stiamo attrezzando per difenderci da questi cambiamenti? Cosa stiamo facendo per mitigare il rischio e iniziare ad intraprendere un percorso mirato che possa dare risultati a breve e lungo termine? Le priorità, anche in termini legislativi, sono la salvaguardia e la difesa del territorio e delle vite umane?

Siamo pronti ad eventuali situazioni similiari?

Oggi no! E ne è una dimostrazione quello che sta succedendo proprio in questi giorni. La Puglia in questi anni è stata diverse volte interessata da eventi alluvionali che hanno colpito territori di ogni provincia ma tanti sono ancora gli interventi programmati e anche finanziati che non sono ancora partiti. E a quelli che non sono ancora cantierizzati si sommano gli effetti di nuovi eventi che richiedono soluzioni e ulteriori finanziamenti. Perché altra criticità spesso è la mancanza di una visione organica della criticità con il rischio semmai di spendere soldi ma non riuscire a risolvere il problema oppure di spostarlo in altre zone.

Quali gli interventi più urgenti?

Prima di tutto serve una maggiore consapevolezza; i risultati dell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) evidenziano come circa il 94% del territorio italiano è a rischio idrogeologico. Prima ancora delle progettazioni occorre istituire e con una certa urgenza delle strutture tecniche a livello regionale e anche provinciali che siano costituite da personale qualificato e multidisciplinare nel quale non può mancare il geologo. A noi fa piacere che in questi giorni, come ogni volta che succede un evento estremo, si corra a sentire la nostra voce come esperti delle problematiche geo-idrologiche ma bisogna anche entrare nella consapevolezza che la figura del geologo esiste e opera sul territorio anche in condizioni ordinarie e che la sua professionalità non può essere messa in secondo piano. Siamo esperti territoriali ed ambientali che da anni reclamiamo il nostro ruolo proprio per le nostre competenze settoriali.

Allora inseriamo una presenza costante dei geologi sul territorio, attrezziamo le strutture specialistiche, facciamo studi a scala di bacino, educhiamo la popolazione alla conoscenza del rischio, iniziamo una difesa del suolo che non sia di tipo commissariale. E forse così potremmo iniziare a parlare efficacemente di mitigazione del rischio. Altrimenti tutte queste cose resteranno inutili parole che saranno dimenticate tra qualche giorno per poi essere riprese, ahimè, alla prossima emergenza, auguriamoci senza vittime innocenti.

 

Elsa Sciancalepore