Cosa è sostenibile e cosa non lo è

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֎Aperta la consultazione pubblica sul documento tecnico «La sfida ambientale per la finanza sostenibile. Metodologie, informazioni e indicatori ambientali». L’impegno Ispra֎

Fino al 31 agosto, è aperta la consultazione pubblica sul documento tecnico «La sfida ambientale per la finanza sostenibile. Metodologie, informazioni e indicatori ambientali» al fine di recepire feedback e le considerazioni da parte degli stakeholder.

Ma facciamo un passo indietro…

Nonostante la finanza sostenibile sia in forte espansione da oltre un decennio, gli approcci di investimento sono stati finora piuttosto diversi e discrezionali, motivo per cui la Commissione europea ha deciso di predisporre un quadro armonizzato con principi e criteri chiari per definire cosa è «sostenibile» e cosa non lo è. Nel marzo 2018, ha infatti pubblicato un «Piano d’Azione per la finanza sostenibile», in cui vengono delineati impegni e misure da implementare per la realizzazione di un sistema finanziario in grado di promuovere uno sviluppo sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale, contribuendo ad attuare l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Tale Piano è stato successivamente aggiornato ed integrato con la pubblicazione della Strategia per finanziare la transizione verso un’economia sostenibile nel luglio del 2021, che ha fatto seguito all’adozione da parte della Commissione europea del Green Deal europeo nel dicembre 2019, nel quale sono state adottate una serie di proposte per far avanzare le politiche dell’Unione europea (Ue) in materia di clima, energia, trasporti e fiscalità verso la neutralità climatica entro il 2050.

Proprio per finanziare questa transizione ecologica ed energetica, è auspicabile che i flussi finanziari pubblici e privati possano essere indirizzati verso attività economiche sostenibili. E a questo proposito, investitori e banche devono poter essere in condizione di compiere scelte consapevoli per decidere in cosa (quali attività) investire e a chi (quali imprese) concedere credito.

L’obiettivo principale di questi piani e strategie, Regolamenti e Direttive è dunque quello di riorientare soprattutto i flussi di capitale privato (a partire dai mercati finanziari) verso progetti e attività sostenibili, in misura complementare alle limitate risorse pubbliche individuate per il perseguimento delle politiche di de-carbonizzazione al 2030 e al 2050. La transizione verso la neutralità climatica, la salvaguardia della biodiversità, la prevenzione dell’inquinamento e l’incentivazione dell’economia circolare costituiscono i macro-obiettivi verso i quali dovranno essere ricanalizzati i flussi di investimento.

E per fare questo sarà necessario non solo riconoscere gli investimenti sostenibili ma anche avere la garanzia della loro stessa credibilità. Si tratta di evitare pratiche ingannevoli, usate come strategia di marketing e condotte attraverso campagne o messaggi pubblicitari fuorvianti, che hanno come obiettivo quello di catturare l’attenzione dei consumatori attenti alla sostenibilità, nonostante alla base ci sia un finto impegno nei confronti dell’ambiente, tutti abbiamo sentito parlare ad esempio del «greenwashing», neologismo inglese che generalmente viene tradotto come ecologismo di facciata o ambientalismo di facciata.

Di fatto l’intento del documento tecnico è quello di mettere a disposizione uno strumento operativo che ha l’obiettivo di fornire supporto metodologico e orientamento per la rendicontazione della sostenibilità ambientale, in conformità con i nuovi standard europei.
Il documento è stato elaborato per agevolare il processo di autovalutazione dei portatori di interesse, in maniera tale che questo sia ancorato ad una uniformità metodologica, scientificamente validata, in grado di garantire una maggiore affidabilità e comparabilità dei dati.

 

Elsa Sciancalepore