Madrepora a cuscino

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La madrepora a cuscino, Cladocora caespitosa, rappresenta l’unica specie nel Mediterraneo in grado di edificare importanti biocostruzioni simili alle barriere coralline tropicali, ma è seriamente minacciate dall’inquinamento marino, dai frequenti ancoraggi dei natanti e dalla pesca a strascico

Cladocora caespitosa è una madrepora coloniale, costituita da numerosi polipi uniti da una struttura calcarea, composta a sua volta da rametti cilindrici anche ramificati con calici a sezione prevalentemente circolare. Si tratta della più grande fra le madrepore del Mediterraneo, che cresce su fondali rocciosi o detritici a partire da pochi metri di profondità.

La forma della colonia è estremamente variabile in funzione della profondità, della luminosità e dell’idrodinamismo. Gli studiosi riconoscono l’esistenza di almeno 4 morfologie: dalla forma più comune a cuscino emisferico a colonie a cespuglio o con vari gradi di ramificazione. La forma globosa si rinviene in particolari condizioni ambientali, caratterizzate da forte idrodinamismo e buona intensità luminosa. Le forme più ramificate si sviluppano in ambienti dove l’azione meccanica delle onde è trascurabile (in zone protette o in siti molto profondi) e dove l’intensità luminosa è scarsa.

All’interno delle colonie della madrepora sono presenti numerosissime alghe unicellulari simbionti dette zooxantelle. L’alga, vivendo all’interno della colonia, ha il vantaggio di essere protetta dai suoi predatori e usufruisce di sostanze necessarie per la fotosintesi clorofilliana, quali CO2, fosfati e nitrati provenienti dal metabolismo dei polipi. In cambio, aiuta la colonia favorendone l’eliminazione dei metaboliti e contribuendo ai processi di costruzione dello scheletro calcareo.In condizioni particolari i cuscini subsferici del madreporario che possono raggiungere anche mezzo metro di diametro, si fondono e ricoprono, in zone situate in prossimità di scarpate rocciose, ampi tratti di fondale a partire da 10 m di profondità. Questi letti madreporici contribuiscono in modo importante alla formazione di vere e proprie barriere coralline mediterranee, un insieme di concrezioni calcaree, secrete principalmente da alghe rosse, antozoi, serpulidi e briozoi. Le biocostruzioni sono ricche di fessure, anfratti, ripari, che ospitano un numero elevatissimo di specie animali e vegetali.

Purtroppo le barriere coralline nostrane sono costantemente minacciate dall’inquinamento marino, dai frequenti ancoraggi dei natanti e dalla pesca a strascico illegale effettuata sotto costa ed altamente distruttiva. Agli impatti antropici diretti si è aggiunto il costante aumento della temperatura superficiale del mare che ha provocato nell’ultimo decennio vari eventi di bleaching, ossia di sbiancamento delle colonie di Cladocora caespitosa. Questo fenomeno ben noto per le scogliere coralline tropicali, consiste nella perdita totale delle alghe unicellulari, le zooxantelle. Le colonie prive dei simbionti algali entrano in uno stato di stress che ne provoca a lungo andare la morte.