Ambiente, ass. Alfonsi (Roma): “Essere sostenibili è responsabilità per metropoli”

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(Adnkronos) – “Nel giro di poche decine di anni il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle grandi città, e saranno queste a produrre la maggior parte dell'inquinamento. Siamo dunque chiamati a diventare sostenibili, così da produrre meno inquinamento”. Lo ha detto Sabrina Alfonsi, assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale, intervenendo al panel ‘Il verde e la salute sono il futuro delle nostre città’, svoltosi nel corso della giornata inaugurale dell’ottava edizione di ‘MyPlant & Garden, il salone internazionale del verde’, in svolgimento nei padiglioni di Rho Fiera Milano dal 21 al 23 febbraio. Un impegno, quello indicato dall’assessora, che andrebbe perseguito attraverso un lavoro congiunto "tra grandi città e piccole città" e attraverso "una rete di lavoro italiano ed europeo che consenta di creare un futuro vero" sotto il profilo della sostenibilità. “Oggi la concezione del verde è quella di un'infrastruttura che serve per mitigare le temperature, gli effetti dell'inquinamento atmosferico e soprattutto per far diventare le metropoli sostenibili”, sottolinea l’assessora. Nell’ultimo anno, l’impegno della Capitale è andato proprio in questa direzione: “Roma è arrivata a votare in Consiglio un piano di adattamento climatico che è diventato oggetto di dibattito pubblico, intorno al quale ruotano tantissimi incontri in città che coinvolgono tutte le parti sociali, datoriali e le associazioni”. Un piano che identifica "il verde di Roma, non solo come decoro, ma anche come salute dei cittadini e della città", chiarisce Alfonsi. “Importante anche il lavoro che stiamo facendo sulle aree agricole pubbliche, cinque delle quali sono state recuperate perché i giovani agricoltori potessero creare nuove aziende agricole all’interno del Comune”, sottolinea l’assessora. “Tutti i terreni pubblici che possono diventare nuovi spazi verdi stanno andando al recupero. Un altro grande lavoro che stiamo facendo è quello sulla rete ecologica, che comprende anche la rete idrografica e quindi il masterplan del fiume Tevere, con il recupero di tutti gli spazi verdi che si affacciano sul fiume”, spiega Alfonsi. In questo senso, "per quel che riguarda il recupero dei parchi fluviali -aggiunge l’assessora – Roma in questo momento dispone di fondi ulteriori rispetto a quelli del Pnrr, ovvero quelli per il Giubileo, che finanziano cinque parchi in affaccio sul fiume”. Inoltre, Alfonsi illustra la possibilità di ripensare completamente anche l'indirizzo turistico del territorio: “Abbiamo la grandissima pineta di Castelfusano, che abbiamo ripreso in mano dopo due grandi incendi. Si può venire a Roma pensando al mare e arrivando, attraverso parchi e paesaggi, alla storia e l'archeologia. Ma si può anche venire a Roma soggiornando in uno dei bellissimi parchi, come quello della Valle dell'Aniene, all'interno di un agriturismo, per poi godere delle bellezze della città in bicicletta. È il merito di un’altra Roma, quella che nessuno racconta e che invece noi pensiamo possa rientrare proprio nel ragionamento del verde, della salute e della città sostenibile”, conclude. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Grandi: “Verde urbano può essere salvifico”

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(Adnkronos) – "Credo che mai come oggi, dopo quello che stiamo vivendo in questo momento nella Pianura Padana, dove si registra un livello di inquinamento che non può essere ignorato, c’è bisogno di comprendere quanto il verde urbano, il paesaggio, il suolo, gli alberi e i prati possano avere una funzione salvifica". Queste le parole dell’assessora all’Ambiente e al Verde del Comune di Milano Elena Grandi, intervenuta nel corso del panel 'Il verde e la salute sono il futuro delle nostre città', svoltosi nel corso della giornata inaugurale dell’ottava edizione di 'MyPlant & Garden, il salone internazionale del verde', in svolgimento nei padiglioni di Rho Fiera Milano dal 21 al 23 febbraio.  "Anche se rispetto al 1960 i livelli di inquinamento sono scesi, questo non può bastare a consolarci – spiega l’assessora all’Ambiente e al Verde del capoluogo lombardo -. Bisogna quindi rimanere attivi e mettere in campo azioni concrete per affrontare il problema. Siamo inoltre pronti a ricevere la sanzione europea, dopo il 28esimo giorno di sforamento dei limiti di inquinamento nell’intera regione. Questa cosa ci deve far riflettere". "Si devono concertare azioni strutturali per combattere l’inquinamento – prosegue Grandi – perché sappiamo che nessun Comune, nessuna città e nessun luogo può agire singolarmente. In questa manifestazione si parla di verde, dunque non possiamo parlare solo di macchine da fermare e riscaldamenti da abbassare, ma piuttosto dobbiamo affrontare il tema delle infrastrutture verdi, che deve viaggiare su un piano comunale, intercomunale, metropolitano e regionale. Noi dobbiamo immaginare l'infrastruttura verde come una grandissima rete in cui c'è dentro tutto il paesaggio del nostro territorio: alberi, giardini, parchi, acque, boschi – conclude l’assessora -. Tutto questo deve essere il focus del nostro lavoro nei prossimi anni perché credo che sia una grande risorsa per il nostro futuro". —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Grandi: “Myplant & Garden occasione confronto per valorizzazione paesaggio”

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(Adnkronos) – “Queste giornate fieristiche sono fondamentali per tutti noi che ci occupiamo di verde, di agricoltura, di spazi aperti, di paesaggio, di tutela dei suoli. Penso che questi momenti di confronto con gli operatori, con chi tecnicamente e fisicamente lavora in questo ambito e anche con chi invece fa parte delle amministrazioni, delle istituzioni e quindi è nella posizione di poter dare l'impronta o comunque di modificare un'impronta o di migliorarla nell'ottica di un maggiore sviluppo e di valorizzare l'azione del nostro paesaggio”.  Lo ha detto Elena Eva Maria Grandi, Assessora all'Ambiente e Verde, alla giornata d’apertura dell’ottava edizione di 'MyPlant & Garden, il salone internazionale del verde. L’assessora è intervenuta durante il panel ‘Investire nel verde e nella inclusività della sua filiera’: “Mi piace parlare di paesaggio perché parlare di verde a volte è un po’ riduttivo – chiarisce Grandi – Dobbiamo immaginare che i nostri centri urbani, le nostre città, le fasce di confine, i comuni limitrofi, i grandi parchi della nostra regione, facciano parte di un grande insieme che dobbiamo in qualche modo continuamente tutelare, valorizzare e far crescere. Quindi incontri di questo tipo sono fondamentali”.  Nei quattro padiglioni, con una superficie espositiva di 50.000 mq, i visitatori possono trovare le soluzioni verdi a 360°, dalle produzioni ai sistemi di coltivazione, dai giardini – anche terapeutici e inclusivi – alle green cities, dai campi e gli impianti sportivi al paesaggio, agli spazi pubblici, alle infrastrutture verdi, dalla robotica alle decorazioni per la casa, dai digital twin degli alberi alle nuove varietà botaniche, ai trend del giardinaggio (un hobby che appassiona 6 italiani su 10). “Abbiamo detto già molto di quanto sia importante e fondamentale, tanto più in un momento, aumentare gli spazi verdi, aumentare le aree alberate, le aree pavimentate per mitigare gli effetti delle isole di calore. Dall'altra parte dovremmo continuare a tutelare quei territori limitrofi alle città, ma non solo, sia per quanto riguarda il nostro tema dell'agricoltura, pensando anche a una tutela maggiore e non c'è nessuna ideologia – sottolinea Grandi – Quando parliamo di agricoltura parliamo anche di piccoli agricoltori, perché sono quelli che forse oggi ci raccontano una campagna virtuosa: la possibilità di attuare il chilometro zero nelle nostre città. Non pensiamo solo alle grandi aziende, perché se lavoriamo, facilitando quelle rischiamo di penalizzare le altre”. “Al di là del tema dell'agricoltura, penso a tutti i nostri parchi della cintura che sono ben più importanti, sono i polmoni della nostra città, sono quelle che in qualche maniera ci chiudono in quella che potrebbe essere un'isola più felice di quanto non sia. In questi parchi, ovviamente, la commistione tra cascine, aree agricole, parchi fruibili, parchi naturali, tutto questo si incrocia in una rete fittissima che noi dobbiamo pensare come parte di un tutto”.  “Questa parte di un tutto porta all'amministrazione a lavorare su un nuovo piantumazioni, alla creazione di nuove aree boscate, alla valorizzazione del sistema delle acque, dei canali delle rogge. Tutto questo – continua – deve far parte di un piano e mi piace dire, pensare e lavorare che quando parliamo di piano Divisione, ma anche strutturale del paesaggio della città metropolitana, ragioniamo in questi termini, pensando a delle città che abbiano intorno a loro una città metropolitana che comprende moltissimi comuni e tuteliamo tutto questo”.  “I nostri vivai sono un’eccellenza per il Paese. Abbiamo dei vivai, delle aree impresa, delle aziende che lavorano assicurandoci una qualità di prodotto altissima. Credo che ancora oggi investiamo troppo poco in questo – spiega l’assessora – dovremmo essere un po 'più coraggiosi e decidere forse di investire meno in alcune infrastrutture e di più in tutto quello che attiene alla valorizzazione del verde urbano”. “Dovremmo riuscire a mantenere sempre più attiva la rete tra operatori privati, gli agricoltori da una parte e i vivaisti dall'altra, i paesaggisti, gli agronomi, chiunque è dentro a questo grande contenitore – precisa Grandi – Il privato deve interagire quotidianamente col pubblico e questo non solo in campo verde. Lo stiamo facendo sui progetti di rigenerazione urbana, con il Pnrr e con le aziende private che ci stanno sostenendo in questo anno a rimettere gli alberi che abbiamo perso in una tempesta”. L’assessora conclude soffermandosi sulla qualità dell’aria in Lombardia: "È vero che l'area della nostra regione rispetto agli anni 60, 70, 80 è migliorata, ma in queste settimane stiamo assistendo a livelli di inquinamento da polveri sottili che sono decuplicati rispetto alle indicazioni dell'Oms. Abbiamo scritto una lettera, l’assessore Censi ed io, che invita a una collaborazione attiva con Regione, Città Metropolitana e Comune di Milano in cui, nell'ottica di immaginare città e luoghi più vivibili, più sani, dobbiamo cominciare a ragionare insieme, anche modificando alcune azioni. Azioni che riguardano la valorizzazione del verde, la pavimentazione dei suoli, la valorizzazione dei parchi, la connessione del sistema acque, verde, paesaggio, suolo e territorio, ma anche tutta una serie di altre azioni sulle quali dobbiamo mettere la testa e forse chiederci se possiamo, ma dobbiamo fare un po di più”. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Più occupati ma meno soddisfatti, il paradosso del lavoro in Italia

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(Adnkronos) – Nonostante il record di occupati, la presenza di più lavori stabili e un aumento dell'occupazione femminile, c'è una diffusa disaffezione soggettiva al lavoro. Lo evidenzia il 7° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale in Italia che offre una prospettiva interessante sul panorama lavorativo attuale, evidenziando un interessante paradosso. Questo fenomeno solleva domande importanti sul ruolo del lavoro nella vita delle persone e su come le aziende stiano rispondendo alle sfide nel trattenere o attrarre lavoratori, soprattutto giovani.  Il lavoro, tradizionalmente considerato un aspetto centrale della vita delle persone, sta subendo una ridefinizione. L'Italia nel 2022 ha registrato il dato più alto di sempre di occupati (23,1 milioni). Si è, inoltre, osservata una tendenza verso una maggiore stabilità occupazionale, con un aumento del 5,0% dei contratti permanenti e una diminuzione del 4,5% dei contratti a termine tra il 2019 e il terzo trimestre del 2023.  Un altro punto importante è che non vi è stata una fuga dal lavoro, ma piuttosto una ricerca attiva di opportunità lavorative migliori. Questo è evidenziato dai dati dell'INPS che indicano un tasso di ricollocazione più alto a tre mesi per i dimessi volontari con meno di 60 anni, pari al 67,0%, rispetto agli anni precedenti, il che riflette una dinamica positiva nel mercato del lavoro italiano. Sebbene si sia osservata una crescita del lavoro stabile e più opportunità occupazionali, sembra che per molti individui il lavoro non fornisca più il senso di realizzazione e gratificazione che un tempo offriva.  Secondo il 7° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, una considerevole percentuale degli occupati italiani desidera ridurre il tempo dedicato al lavoro. Il 67,7% degli occupati ha espresso il desiderio di lavorare meno, con una tendenza simile tra giovani (65,5%), adulti (66,9%), e persone over 50 (69,6%). Attualmente, il 30,5% degli occupati, soprattutto giovani (34,7%), ha già adottato pratiche come rifiutare straordinari e impegnarsi solo nel necessario. Per il 52,1% degli occupati il lavoro attualmente influenza meno la vita privata rispetto al passato, perché si dedica ad attività e ha valori che reputa più importanti. Condivide tale condizione il 54,2% dei giovani, il 50,1% degli adulti e il 52,6% degli anziani. In più circa il 28% ha rinunciato a opportunità lavorative migliori a causa della distanza dalla propria abitazione. Il rapporto evidenzia disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro, specialmente per le madri. Il tasso di occupazione delle donne con figli è significativamente inferiore rispetto agli uomini con figli (58,6% vs 89,3%): un divario di -30,7 punti percentuali, contro il -17,4 della Germania, il -14,4 della Francia, il -19 della Spagna e il -29,1 della Grecia.  L'arrivo dei figli spesso rafforza modelli familiari tradizionali, con le madri che sperimentano difficoltà nella conciliazione tra lavoro e cura dei figli, a causa della carenza di servizi di assistenza e problematiche legate all'ambiente lavorativo. Nel 2022, un numero significativo di madri e padri ha lasciato il lavoro per affrontare difficoltà legate alla conciliazione tra lavoro e cura dei figli, soprattutto nei primi anni di vita del bambino. Le madri sono particolarmente colpite dalla carenza di servizi di cura e dalle problematiche legate all'ambiente lavorativo. Le dimissioni e le risoluzioni consensuali di lavoratori genitori con figli fino a un anno sono aumentate nel corso del tempo, passando da 39.738 nel 2017 a oltre 61.000 nel 2022.  Il tasso di occupazione femminile resta basso anche per le donne senza figli: è pari al 66,3%, mentre per i maschi senza figli è pari al 76,7%.  Le aziende stanno rispondendo a queste sfide in modi diversi. Una strategia comune per trattenere o attrarre i lavoratori è l'implementazione del welfare aziendale, che offre benefici e servizi aggiuntivi ai dipendenti al di là del salario base. Il welfare aziendale non solo contribuisce al benessere dei lavoratori, ma può anche giocare un ruolo significativo nel restituire senso e attrattività al lavoro. Offrendo servizi come assistenza sanitaria, supporto familiare, formazione e sviluppo personale, le aziende possono migliorare il morale dei dipendenti, aumentare la soddisfazione sul posto di lavoro e attrarre nuovi talenti. Il welfare aziendale è sempre più conosciuto e apprezzato tra i lavoratori, con la maggioranza di coloro che ne beneficiano che desidererebbe un potenziamento e una percentuale elevata di coloro che non ne beneficiano che vorrebbero fosse introdotto nelle proprie aziende. Da non dimenticare, tra le prestazioni di welfare ben accolte dalla maggior parte degli occupati, un aumento retributivo.  Reputano adeguata l’attenzione aziendale, il 61,5% degli occupati in relazione alle esigenze dai lavoratori con figli, il 71,0% a quelle delle donne che rientrano dalla maternità, il 62,9% alle esigenze delle persone con una salute fragile e il 52,3% alle condizioni basiche dei lavoratori, ad esempio la sicurezza. Per il 61,7% degli occupati, però, le aziende non sono sufficientemente attente al benessere psicofisico generale dei lavoratori, evidenziando una carenza di attenzione particolarmente per gli impiegati e gli operai. —sostenibilita/csrwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Fontana: “Regione Lombardia al fianco del comparto agricolo”

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(Adnkronos) – “Credo che mai come in questo momento si debba essere al fianco del comparto agricolo, e le istituzioni, tra cui Regione Lombardia, lo stanno dimostrando. Al fianco delle vostre associazioni di categoria stiamo combattendo delle battaglie contro l'ideologia e contro la follia di una certa parte dell'Europa, che stava cercando di trasformare addirittura il significato e il valore dell’agricoltura”. Così il governatore della Lombardia Attilio Fontana nel corso della giornata inaugurale dell'ottava edizione della kermesse 'MyPlant & Garden, il salone internazionale del verde’, in svolgimento a Rho Fiera dal 21 al 23 febbraio. “Sono convinto che l'agricoltore e l'agricoltura siano i veri regolatori del rapporto tra uomo, animali e ambiente – spiega il presidente Fontana – E credo che gli agricoltori siano i veri difensori della biodiversità. Adottare un approccio completamente diverso rispetto a questo vuole dire andare contro la realtà e contro l'interesse di tutta la nostra comunità. Non dimentichiamo, poi, che tutti stiamo combattendo una battaglia per introdurre il principio di sostenibilità che, però, deve essere una sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale ed economica”. “Stiamo combattendo una battaglia complessa e difficile per il rispetto dei parametri legati all'inquinamento atmosferico – prosegue – Abbiamo fatto un lavoro molto importante, riducendo la quantità di sostanze che si immettono in atmosfera in maniera sostanziale, arrivando anche al 40% per il Pm10 e fino al 50% negli altri parametri. Per quanto riguarda le sostanze immesse in atmosfera siamo assolutamente al di sotto dei limiti stabiliti dall'Unione Europea".  "Esistono poi delle condizioni geomorfologiche dell’area della Pianura Padana che impediscono la circolazione dell'aria – ribadisce Fontana – se fossimo una zona affacciata sul mare, il vento risolverebbe tutti i problemi. Ma così non è. Cerchiamo quindi di bandire la facile demagogia e l’ideologia, mettendo al centro del ragionamento l'attività agricola, che è fondamentale per la nostra sopravvivenza e per il nostro futuro”. “Voglio fare i miei complimenti al vostro comparto, che anno dopo anno assume sempre maggiore rilevanza. Questa manifestazione ne è la dimostrazione. Ogni anno il numero dei visitatori cresce, così come quello degli espositori – aggiunge Fontana – La Lombardia, come sapete, è la prima regione in Italia per quel che riguarda l’agricoltura, ma è anche la regione di riferimento per il florovivaismo”. “Siamo convinti che il verde e lo sviluppo della filiera del verde nelle città e sul territorio sia fondamentale anche per contribuire alla riduzione dell'inquinamento. In tutte le operazioni di rigenerazione urbana che stiamo approvando – conclude il governatore lombardo – prevediamo la presenza di una grande quantità di verde, perseguendo una rigenerazione diffusa. Un esempio è la pista ciclabile che da Cadorna arriva fino all'aeroporto di Malpensa – conclude – e vede la piantumazione di centinaia di migliaia di alberi, che contribuiranno sicuramente a migliorare la qualità dell'aria e a combattere l'inquinamento”. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Aida: “Potenziare il verde, cardine sostenibilità ambientale e benessere urbano”

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(Adnkronos) – L’allarme inquinamento atmosferico di queste ore e di questi giorni in Lombardia ed in altre regioni italiane, in particolare in pianura padana, evidenzia il bisogno immediato di potenziare il verde urbano e extraurbano, base fondamentale di un ambiente più sano e protettivo del benessere urbano delle aree metropolitane del nostro paese. La nostra associazione, “Associazione nazionale Imprese per la Difesa e la tutela Ambientale” è pronta a partecipare a “MyPlant & Garden 2024”, – dichiara Alberto Patruno Direttore generale di AIDA – la fiera del garden e del paesaggio più prestigiosa d’Italia, che si terrà presso la Fiera Milano Rho dal 21 al 23 febbraio, in questa sede l’associazione sarà impegnata nella promozione della sostenibilità ambientale e la salute delle nostre città attraverso la valorizzazione del verde pubblico, attraverso vari incontri e convegni che verranno organizzati in questa nuova edizione della manifestazione”. Oltre allo stand espositivo di Asso.Impre.Di.A., situato nel padiglione 20 | B14 che si trasformerà in un punto di incontro tra i vari professionisti del settore che vorranno conoscere le iniziative dell’associazione, e grazie allo sforzo organizzativo del presidente Gianluca Bartolini e del direttore generale Alberto Patruno, l’Associazione AIDA ha organizzato tre incontri aperti a tutti dove si affronteranno tematiche fondamentali per mettere il verde pubblico al centro della nuova visione urbana e del benessere collettivo.  Si inizierà oggi mercoledì 21 febbraio, dalle 14 alle 16 presso la Sala Landscape Pad 20 | C09, con il convegno “Il Verde e la salute sono il futuro delle nostre città” che rappresenta un momento cruciale per discutere l’importanza del verde nelle città moderne e segna la terza tappa nazionale della “Passeggiata per l’Italia”, dopo Napoli e Firenze, che l’associazione ha avviato per toccare le principali città italiane. Francesca Oggionni, presidente Odaf Milano, darà il via all’evento sottolineando come la presenza di aree verdi influenzi direttamente la salute e il benessere delle persone che vivono in città. Il moderatore Massimo Lucidi porterà avanti il dibattito, sottolineando il ruolo cruciale delle iniziative locali, mentre il presidente di Asso.Impre.Di.A., Gianluca Bartolini, evidenzierà l’impegno dell’associazione nella difesa ambientale. La partecipazione di Egbert Roozen, Segretario generale ELCA e la presenza del Lutze von Wurmb, Vicepresidente di ELCA European Landscape Contractors Association, rappresenta il riconoscimento internazionale dell’impegno profuso dall’associazione ambientale nella valorizzazione del paesaggio a livello europeo e internazionale. I massimi esperti provenienti da diverse città, tra cui Emma Buondonno, Elena Grandi, Francesco Tresso, Sabina Alfonsi, Silvia Brini, Gianluca Burchi, Andrea Cassone e Barbara Negroni, contribuiranno a delineare il futuro del verde urbano e ad esporre i casi studio, città per città. Un altro incontro targato Asso.Impre.Di.A. è in programma il giorno successivo, giovedì 22 febbraio dalle 12 alle 13 presso lo stand espositivo pad. 20|B14 dal titolo “Dialoghi tra fiori e respiri”. Una vera occasione per approfondire l’importanza di armonizzare fiori e respiri nella vita quotidiana. Il presidente Bartolini, insieme all’autrice Silvia Brini, esploreranno il significato di “Terrazzi fioriti – Come allestire aiuole del respiro”, un libro edito da Tubettino che promuove la creazione di spazi verdi rigogliosi per migliorare la qualità dell’aria e il benessere emotivo. Massimo Lucidi, moderatore dell’incontro, si concentrerà sul ruolo dell’arte e della letteratura nel promuovere un legame più profondo con la natura.  L’ultimo incontro organizzato da Asso.Impre.Di.A. sarà il convegno “Sport e inclusività nel verde” in programma venerdì 23 febbraio dalle 11:30 alle 13:30 presso la Sala Verde sportivo Pad 20 – E40. L’incontro affronterà il tema dello sport e del contesto verde in relazione all’inclusività, sottolineando l’impegno delle associazioni, in primis Asso.Impre.Di.A., nel promuovere un approccio inclusivo e sostenibile alle attività sportive all’aperto. Massimo Lucidi, moderatore dell’evento, orchestrerà la discussione tra esperti come Roberta Maresci, Ruggero Alcanterini, Alfonso Marrone, Silvano Martinotti, Claudio Maria Pedrazzini, Franco Ascani e le conclusioni della campionessa olimpica e vicepresidente del Coni, Claudia Giordani. Tutto l’incontro si concentrerà sull’importanza di creare spazi verdi accessibili a tutti e inclusivi, in modo da favorire la pratica sportiva e promuovere uno stile di vita sano e attivo ed in grado di non lasciare in disparte nessuno.  —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Case Green, gli italiani spenderanno dai 20.000 ai 50.000 euro per efficientare l’immobile

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Smog fuori controllo, ma l’Onu premia Biblioteca degli Alberi Milano per la sostenibilità

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(Adnkronos) – A poche ore dalla notizia di Milano tra le città più inquinate del mondo, la città meneghina ha ottenuto un riconoscimento “green” dall’Onu. Si tratta del Dubai International Best Practices Award for Sustainable Development nella categoria Urban Regeneration and Public Spaces riconosciuto alla Biblioteca degli Alberi Milano durante il World Government Summit 2024, che si è tenuto dal 12 al 14 febbraio. BAM si è aggiudicata il premio tra 2.600 candidature provenienti da 144 Paesi, un enorme riconoscimento dell’impegno della Biblioteca degli Alberi Milano verso la sostenibilità e il miglioramento della qualità della vita urbana. Il parco è stato riconosciuto come una “eccellenza per la gestione sostenibile dello spazio pubblico”. La Biblioteca degli Alberi Milano è un parco pubblico urbano che si estende per 10 ettari nel quartiere di Porta Nuova. Il progetto, realizzato da Fondazione Riccardo Catella e Coima, è iniziato quasi 20 anni fa e oggi rappresenta una di quelle creazioni che chi va a Milano “deve” vedere.  Con le sue 135.000 piante e gli oltre 500 alberi, BAM rientra nel solco dell’”architettura sostenibile” di cui il Bosco Verticale è principale rappresentante. Non a caso, le due strutture sorgono a pochi metri di distanza l’una dall’altra, tra Porta Garibaldi e Portanuova. La Biblioteca degli Alberi Milano si posiziona alle spalle della nota piazza “Gae Aulenti” e offre uno spazio piacevole per passare del tempo in relax, avendo l’impressione di essere immersi nel verde, pur trovandosi in una delle zone più trafficate del capoluogo lombardo.  Il contributo di BAM alla costruzione di comunità inclusive a Milano è stato notevole, facendo leva su natura e cultura per creare impatto sociale, ambientale e culturale. Il progetto dimostra come i diversi tipi di sostenibilità vadano di pari passo e si incentivino l’un l’altro.  Oltre ad essere riconosciuto come un modello di cura degli spazi verdi, il parco pubblico urbano BAM ospita un ricco programma culturale che finora ha coinvolto oltre 271 istituzioni culturali, realtà no profit e università. Con oltre 250 appuntamenti gratuiti ogni anno, BAM ha ospitato relatori e artisti nazionali e internazionali, coinvolgendo 240 mila persone nei primi 5 anni di attività. Sono diversi gli elementi che rendono la Biblioteca degli Alberi Milano un progetto sostenibile, tra cui: – La riduzione delle emissioni di CO2: il parco assorbe circa 14 tonnellate di anidride carbonica all’anno, contribuendo a mitigare i cambiamenti climatici; – utilizzo di materiali riciclabili in tutto il parco; – la gestione dell’acqua piovana: il parco è dotato di un sistema di raccolta e riutilizzo dell’acqua piovana, che alimenta le fontane e l’irrigazione delle piante, riducendo il consumo di acqua potabile; – l’educazione ambientale: il parco organizza laboratori, visite guidate, mostre e altre attività per sensibilizzare i visitatori sui temi della sostenibilità, della biodiversità e della tutela dell’ambiente; – l’attenzione alla sostenibilità nella progettazione e gestione del verde pubblico: tutto gira attorno a questo con la scelta di materiali pionieristici; – le tecniche per la manutenzione nature-based per minimizzare la dispersione di risorse e rifiuti, alla tutela e arricchimento della biodiversità urbana. Il Dubai International Best Practices Award for Sustainable Development è un premio internazionale che riconosce le migliori pratiche che dimostrano contributi significativi allo sviluppo urbano sostenibile, come risultato di efficaci partenariati tra settori pubblici, privati e civili. Il premio è stato istituito nel 1995 durante la Conferenza Internazionale dell’Onu a Dubai, come risultato della Dichiarazione di Dubai che ha creato il concetto internazionale di condivisione delle migliori pratiche per lo sviluppo accelerato del settore degli insediamenti umani. Il premio è organizzato da Unhabitat, il programma delle Nazioni Unite per un’urbanizzazione socialmente e ambientalmente sostenibile e ha 5 categorie: migliori pratiche nella rigenerazione urbana e negli spazi pubblici; l’edificio più bello, innovativo e iconico; migliori pratiche nel sostenere i sistemi alimentari urbani; migliori pratiche nell’affrontare i cambiamenti climatici e ridurre l’inquinamento e migliori pratiche nella pianificazione e gestione delle infrastrutture urbane. Il premio assegna un totale di 1 milione di dollari Usa ai vincitori, che vengono annunciati al World Government Summit. Premi importanti, ma che non garantiscono una qualità dell’aria buona, né accettabile se nel weekend immediatamente successivo al riconoscimento, Milano è risultata la terza città più inquinata al mondo in base ai dati raccolti domenica dal sito svizzero IQAir.  Dati che il sindaco Sala ha commentato aspramente: “È la solita analisi estemporanea gestita da un ente privato. Bisognerebbe capire chi fa queste analisi, perché le analisi di Arpa dimostrano tutto il contrario”, ha ribattuto il primo cittadino meneghino. Di diverso avviso il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, secondo il quale il report di IQAir “è un dato di fatto che coinvolge tutta la Pianura Padana. E noi lo stiamo dicendo da tantissimo tempo”. Il superamento dei livelli di PM10 per 4 giorni consecutivi dipende anche dalle condizioni metereologiche e dall’assenza di vento che, data la conformazione fisica della Pianura Padana, favorisce il “ristagno” delle polveri sottili nell’aria. Polemiche a parte, è evidente che vi sia un problema di smog che non può essere sottovalutato, tanto che a Milano e in altre 8 province (Monza, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Lodi e Pavia) scattano nuove misure per ridurre l’inquinamento. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Copyright e privacy rischiano di essere cannibalizzati dall’AI”, come evitarlo? Parla Guido Scorza

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(Adnkronos) – Intorno all’Intelligenza Artificiale si stanno sviluppando sentimenti estremi: o ci porterà via dalla vita dedicata prettamente al lavoro, o ci distruggerà tutti. Nessuna via di mezzo nell’opinione pubblica: o estremo entusiasmo o terrore.  Tra le paure quella che neanche i contenuti coperti da copyright siano al sicuro: “Una certezza più che un rischio”, spiega all’Adnkronos l’avvocato Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati, in occasione dell’AI Festival organizzato da Search On Media Group e WMF – We Make Future il 14 e 15 febbraio 2024 al MiCo di Milano. Il vaso di Pandora è stato aperto dalla causa intentata dal New York Times contro OpenAI e Microsoft per violazione di copyright. Il quotidiano della Grande Mela chiede ai giudici di porre fine alla pratica di utilizzare i suoi articoli per addestrare i chatbot.  “Tutto sommato – continua Scorza – la stessa Open AI ha ammesso di aver bisogno anche di dati coperti da copyright per addestrare al meglio i propri algoritmi”. 
Si parla molto di questo aspetto, meno dei dati coperti da privacy “perché vengono considerati con un valore economico inferiore rispetto a quello del copyright, probabilmente a torto”, spiega l’avvocato.  Ciò non significa che queste tecnologie vengano addestrate usando solo contenuti coperti da copyright: “Ovviamente quello che succede sul copyright vale anche per la privacy. – chiarisce Scorza –Credo che questa sia la questione più grande da risolvere: da una parte l'esigenza di queste società di migliorare i propri algoritmi utilizzando una enorme quantità di dati, dall’altra quella di aziende e cittadini di tutelare i propri dati e contenuti”.  D’altronde il contesto storico è particolare: mentre cresce l’attenzione dei consumatori e degli investitori per la sostenibilità in senso lato, si sviluppa una tecnologia che per crescere utilizza dati coperti da copyright. Allora, come tutelare gli autori dei contenuti, e far sviluppare l’AI in un contesto più socialmente sostenibile dal momento che, come sottolinea Scorza, “nessuno di noi era informato su questi rischi”? Una domanda che non riguarda solo Open AI: “Non abbiamo ragione di ritenere che i modelli di addestramento siano stati così così tanto diversi negli altri casi”, precisa l’avvocato. La questione dipende prima di tutto dal considerare l’evoluzione tecnologica una causa che giustifichi o meno questo utilizzo dei dati in giro per il mondo. “Se si risponde di no, e quindi si dice che non c’è una causa esimente, allora si impone alle società di avere bisogno di un permesso per utilizzare i dati coperti da copyright o da privacy. Se invece si dice che questa causa esimente esiste, si mettono a rischio il diritto d'autore e il diritto alla privacy che – ricorda l’avvocato Scorza – sono fondamentali nella cornice europea”. Se si riterrà predominante l’interesse delle società che sviluppano tecnologie di AI, “entrambi i diritti sono destinati ad essere cannibalizzati, come in parte è già accaduto, e trasformati in asset tecnologici e commerciali”, avverte Guido Scorza. Il dibattito sull’AI riguarda la tutela dei dati personali e aziendali, ma anche l’equa distribuzione di questi asset. “Parliamo di un numero molto ristretto di società commerciali stabilite per di più in un paio di paesi in giro per il mondo”, ricorda Scorza, che afferma: “Oggettivamente credo che una distribuzione così oligopolistica degli asset sia poco sostenibile sia in termini di mercato che di democrazia”.  D’altronde una situazione di oligopolio è già presente in vari ambiti della società: “La dieta mediatica globale – aggiunge Scorza – è decisa forse da una decina di soggetti, che finiscono per diventare molto influenti sull’intera comunità”. L’alternativa non è bloccare il processo di innovazione ma ampliarne i benefici, se non a tutti “almeno a molti e non a un numero ristretto di realtà”, specifica l’avvocato da sempre molto attivo sullo studio delle nuove tecnologie e della loro regolamentazione. Per molti la legge può essere lo strumento che limiti gli effetti negativi di questa rivoluzione tecnologica, ma l’avvocato Scorza ridimensiona le aspettative: “Credo che a livello nazionale in termini di protezione si possa far poco perché ogni singola nazione è troppo piccola rispetto a questo fenomeno. Qualsiasi regolamentazione protettiva nazionale sarebbe velleitaria”. Diversa la questione se ci si sposta all’ambito comunitario: “Il livello europeo – continua Scorza – mi pare un livello minimo, essenziale, probabilmente persino insufficiente. Pesa 500 milioni di utenti di servizi di servizi digitali su un mercato che conta già oggi tra i 4 e i 5 miliardi di utenti ed è destinato a crescere”. La Pubblica Amministrazione ha un ruolo fondamentale nel rendere sostenibile questa trasformazione, seguendo due matrici: la legge e gli incentivi alla stessa AI. Sotto il primo profilo, spiega il componente del Garante per la protezione dei dati, bisogna “attuare nella maniera più opportuna le disposizioni dell’Unione europea in materia. Ciò significa anche fare in modo che la PA disponga delle risorse, economiche e umane, necessarie per affrontare questo cambiamento”. Ad aprile il Parlamento europeo si riunirà per approvare il testo definitivo dell’AI Act, “Non mi aspetto modifiche. – spiega Scorza – Siamo alla cesellatura o prossimi alla cesellatura con l'approvazione in Parlamento, apportare modifiche importanti potrebbe far ripartire l’iter dall’inizio, invece il quadro è chiaro”. Qual è il ruolo che l’AI Act può avere nel regolare la diffusione dell’Intelligenza Artificiale? “Partiamo dal presupposto che non esiste un testo di regolamentazione salvifico. Per affrontare la sfida che abbiamo davanti serve educazione e formazione sul tema. Solo educando gli utenti a un utilizzo responsabile e socialmente sostenibile, si può evitare che questa tecnologia diventi deleteria per l’uomo”. Se non altro, l’AI Act ha il merito di essere il primo intervento normativo in materia e di sollevare il tema della trasparenza. “Il provvedimento dell’Unione ha diffusamente sollevato il tema dell'esistenza di una serie di questioni che magari, in assenza di questo regolamento, sarebbero passate in sordina o non avrebbero rappresentato neppure occasione di confronto. E poi l’AI Act produrrà indubbiamente trasparenza perché mette un'asticella, un livello da rispettare per quei produttori di intelligenza artificiale, quei distributori di servizi basati sull'intelligenza artificiale anche se stabiliti fuori dall'Unione europea che però vogliano lavorare nel mercato europeo, esattamente come è accaduto con il GDPR”. 
Le norme europee, dunque, sono la garanzia più tangibile per i cittadini: “La forza di queste regole è che si applicano a prescindere dal Paese madre della società: se si vuole operare nel territorio dell’Ue, ci sono delle regole, dei requisiti minimi da rispettare. Questa è un’importante garanzia in termini di trasparenza”, spiega ancora Scorza, che però avverte: “Tutto dipende dalle nostre aspettative: se pensiamo che l’AI Act ci consentirà di non diventare colonia algoritmica di altri, ci sbagliamo di grosso. Se, invece, da questo provvedimento ci aspettiamo e auspichiamo più trasparenza sulla diffusione dell’AI, allora non rimarremo delusi”. Un aspetto molto importante della sostenibilità è che la ricchezza e le opportunità date dall’AI vengano divise tra più persone, evitando quello scenario oligopolistico cui si è accennato: “Il primo livello di intervento è quello protezionistico, ma – spiega Scorza – non è l’unico. Anche a casa nostra possano esserci dei campioni, delle eccellenze dell’Intelligenza Artificiale. È fondamentale, quindi, che la Pubblica Amministrazione investa in questa nuova tecnologia”.  Questa strada permetterebbe di perdere meno terreno rispetto a Cina e Usa, già molto avanti nel progresso dell’AI, perché, come ricorda Scorza, “Con i suoi acquisti e investimenti, l'amministrazione è anche un importante soggetto di mercato in Italia così come negli altri Paesi europei. Non nascondiamoci dietro un dito. – chiarisce l’avvocato – Se una delle aziende leader di settore fosse stata di casa nostra, tutti guarderemmo l’AI in maniera diversa, più fiduciosa e meno diffidente”. Solo pochi mesi fa Google ha annunciato tre prodotti che sfrutteranno l’intelligenza artificiale e il machine learning per affrontare le sfide ambientali e aiutare aziende e cittadini a ridurre il proprio impatto ambientale. Questi software combinano l'AI, il machine learning, le immagini aeree e i dati ambientali per fornire informazioni aggiornate sul potenziale solare, la qualità dell'aria e i livelli di polline. Tutti e tre i prodotti rientrano nelle Api (application programming interface), ovvero interfaccia di programmazione delle applicazioni.  Ma l’AI potrà anche aiutare le società occidentali a ridurre gli sprechi di energia e a contrastare gli effetti negativi della crisi demografica che imperversa in Occidente. Esempi di come questo strumento potentissimo possa aiutare l’essere umano. Se usato responsabilmente e non per allargare le già evidenti differenze sociali. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tutela ambiente in Costituzione, meno di un italiano su tre lo sa

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(Adnkronos) – Due anni fa, con la legge costituzionale n. 1 dell’11 febbraio 2022, la tutela dell’ambiente e della natura entrava nella Carta costituzionale italiana.  Nell’art. 9 fu inserita, tra i principi fondamentali della Costituzione, la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, richiamando la necessità di proteggere gli animali attraverso le leggi dello Stato. Nell’art. 41 fu sancito il principio che l’iniziativa economica privata, pur essendo libera, non può svolgersi in modo da recare danno all’ambiente e che l’attività economica, sia pubblica che privata, deve essere indirizzata e coordinata anche ai fini ambientali.  Ma quanto ne sanno i cittadini italiani della riforma del 2022 e quanto ritengono sia importante aver inserito la tutela dell’ambiente nella Costituzione? A queste domande ha risposto un nuovo sondaggio commissionato dal Wwf Italia a Emg Different che ha realizzato 800 interviste online con supporto Cawi (Computer Aided Web Interview) ad un campione di italiani dai 18 ai 70 anni rappresentativo della popolazione per età, aree geografiche e ampiezza centri dei comuni italiani.  Solo il 28% del campione ha dichiarato di sapere che è stata approvata una riforma costituzionale che ha inserito nella nostra Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. Il dato, che sale al 33% tra coloro che hanno un’istruzione superiore, appare basso, ma comunque in crescita rispetto ad un anno fa quando un altro sondaggio, sempre realizzato per il Wwf Italia da Emg Different, fissava al 14% la percentuale di italiani consapevoli di questa riforma.  In un anno la percentuale è quindi raddoppiata, segno che l’interesse degli italiani sulle tematiche ambientali continua a crescere. Uguale percentuale, 28% del campione, dichiara di essere a conoscenza che la riforma sulla tutela dell’ambiente è stata fatta anche nell’interesse delle future generazioni.  Molto ampio l’apprezzamento degli italiani sull’ingresso dell’ambiente in Costituzione. Il 72% degli intervistati lo giudica molto positivamente o positivamente e solo il 6% lo ritiene negativo o molto negativo, mentre il 22% non risponde. Ancora più alta la percentuale degli italiani che sono d’accordo sul fatto che l’iniziativa economica non debba recare danno all’ambiente e alla salute: lo dichiara l’88% degli intervistati (42% molto d’accordo e 46% abbastanza d’accordo) che diventa, significativamente, il 94% nel Nord Est, dove si trovano le aree più industrializzate del Paese. L’84% del campione dichiara di essere molto/abbastanza d’accordo sul fatto che la tutela del patrimonio ambientale del nostro Paese sia garantita dallo Stato.  "Il quadro che emerge dal sondaggio è che l’ambiente rappresenti un tema di forte interesse per gli italiani che sono in larghissima parte d’accordo con la sua tutela e con il principio che l’economia non possa distruggere il nostro capitale naturale. Al tempo stesso però si conferma che, anche se in crescita, la consapevolezza di quanto avviene nel nostro Paese dal punto di vista ambientale continua ad essere poco diffusa e richiede ulteriori sforzi da parte di tutti: associazioni ambientaliste, ovviamente, ma soprattutto istituzioni, mondo della cultura, dell’università e della ricerca e mass media che a volte si concentrano su elementi marginali dei confronti in atto e non danno il giusto spazio ai portatori di interessi generali", sottolinea l'associazione. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Esg, obiettivi comuni ma metodi arretrati: come lavorano le aziende per migliorarli

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(Adnkronos) – A che punto siamo con le pratiche Esg nel mondo aziendale? A rispondere a questo interrogativo c’è il nuovo sondaggio Kpmg Lpp, società statunitense di audit, fiscalità e consulenza. La società ha valutato quanto siano preparate le aziende nell’affrontare le nuove sfide in materia di environmental, social, e corporate governance. Dal sondaggio è emerso che ci sono ancora molti passi da fare in merito, anche se l’attenzione su tali tematiche è sempre più in aumento. Ma vediamo nel dettaglio come si comportano le aziende e a che punto sono con il mondo Esg. Quando la società americana ha chiesto alle aziende partecipanti al sondaggio in quali aree intendessero investire, la risposta è stata relativa al rafforzamento di queste capacità, ma è immediatamente emersa una chiara disconnessione tra strategia ed esecuzione. Il problema, infatti, pare riguardare nello specifico le modalità con cui i leader aziendali cercano di integrare la “sostenibilità” tra gli obiettivi del core business e come cercano di sfruttarla per generare valore finanziario. I risultati, però, sembrano non aver soddisfatto le aspettative e le metodologie esposte sono risultate ancora insufficientemente moderne e al passo con i tempi.  “Un reporting tempestivo e accurato delle informazioni sulla sostenibilità è fondamentale affinché le aziende possano soddisfare le linee guida normative in materia di reporting – ha affermato Maura Hodge, responsabile dell’audit ESG di KPMG negli Stati Uniti -. Tuttavia, la conformità da sola non dovrebbe dettare la strategia di un'organizzazione: concentrarsi sugli elementi chiave dell'ESG che determineranno il valore finanziario nel lungo termine è fondamentale". Dal sondaggio è emerso che il 90% dei leader aziendali aumenterà i propri investimenti Esg nei prossimi tre anni. Le principali aree di investimento includono la formazione e l’istruzione dei dipendenti in merito a questi aspetti. Ma le prime difficoltà sono venute a galla in merito alla misurazione e al ritorno sull’investimento, per il 21% degli intervistati, così come un’insufficiente comprensione dei suoi fattori di valore in termini assoluti, per il 14%.  L’83% delle organizzazioni ritiene di essere in vantaggio rispetto ai propri concorrenti per quanto riguarda il reporting di sostenibilità, ma quasi la metà (47%) utilizza ancora fogli di calcolo per aggregare i propri dati. Inoltre, solo il 18% ha dichiarato di cercare attualmente una garanzia da parte di terzi per migliorare la credibilità e la trasparenza della propria rendicontazione. Quello che sembra comune è la difficoltà di coniugare percezione e preparazione: si scommette su nuove tecnologie per migliorare i processi, ma si utilizzano ancora metodologie arretrate.  Numeri e dati, quando si parla di sostenibilità, sono indispensabili per misurare obiettivi e risultati. Vista la difficoltà di spiegare, spesso, agli stakeholder cosa si intenda con Esg e -quando si parla di queste tematiche, quale sia il modo migliore per avvicinarsi ad esse – i numeri possono diventare anche motivo di chiarezza espositiva.  Quasi la metà dei leader (il 45%) ritiene di voler migliorare l’integrazione degli obiettivi di sostenibilità a quelli aziendali generali, attraverso la gestione e la capacità di reporting di dati. Per questo motivo, stanno scommettendo sul potenziale dell’intelligenza artificiale (AI) e del machine learning (ML) per migliorare il loro reporting di sostenibilità. Più della metà (58%) ha dichiarato di voler migliorare l'analisi e il consolidamento dei dati utilizzando l'intelligenza artificiale/ML nei prossimi tre anni. “Le tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning possono aiutare le organizzazioni a ottenere informazioni preziose da dati disparati e a prendere decisioni più informate, ma l’intelligenza artificiale e il machine learning non sono la soluzione miracolosa per il reporting di sostenibilità o per l’impostazione di una strategia che aggiunga valore al business – ha affermato KPMG US. Tegan Keele, responsabile dei dati climatici e della tecnologia -. Il giudizio riguarda quali dati utilizzare, da quali fonti raccogliere i dati e il tipo di controlli che devono essere messi in atto richiedono una strategia coesa che dovrebbe essere guidata dall’organizzazione e informata dalla tecnologia piuttosto che guidata da essa”. Tra i più comuni ostacoli relativi alla sostenibilità e allo sviluppo del macro-ambito Esg, le aziende rintracciano, per il 44%, una capacità insufficiente di risorse da utilizzare in modo efficace e per il 41% la comunicazione limitata tra i dipartimenti. Solo il 33% pensa ad una ristrutturazione concreta e importante.  “La sostenibilità tocca ogni aspetto del business, rendendo molto difficile per le grandi organizzazioni organizzarsi ed è molto facile avere una mentalità da “spuntare la casella” e concentrarsi esclusivamente sulla conformità – ha affermato Rob Fisher, leader ESG statunitense di KPMG -. Le organizzazioni che vedono i nuovi requisiti di reporting più che altro come un’espansione della loro più ampia strategia di sostenibilità e che continuano a investire nelle persone e nella tecnologia giuste per compiere progressi su tale strategia saranno in una posizione migliore sia per realizzare che per comunicare il pieno valore che le iniziative di sostenibilità possono portare ai loro affari." —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Foresta amazzonica a rischio entro il 2050

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(Adnkronos) – Sfruttamento incondizionato del suolo e cambiamento climatico stanno accelerando in maniera drammatica la riduzione della superficie complessiva della Foresta amazzonica, al punto che la sua stessa sopravvivenza è a rischio. Secondo le stime elaborate dal Potsdam Institute for Climate Impact Research in una ricerca pubblicata sulla rivista Nature, entro il 2050 fino al 47% della Foresta amazzonica è a rischio. Un avvenimento che avrà conseguenze su scala globale con un probabile ulteriore pesante impatto sul già delicato sistema climatico del Pianeta. Uno dei problemi principali dell’immensa distesa di alberi e vegetazione costituita dalla Foresta amazzonica, dichiarano i responsabili della ricerca, è che, se finora svolgeva una funzione fondamentale nel trattenere carbonio, ora invece è diventata a sua volta una fonte di emissioni di CO2, dovute proprio alla sua distruzione massiva. Un altro aspetto cruciale è che la netta riduzione della superficie forestale riduce la quantità di umidità prodotta naturalmente e immessa nell’atmosfera che contribuisce a produrre le necessarie precipitazioni in determinate aree, con conseguente drastica diminuzione delle precipitazioni stesse. Secondo quanto riportato nello studio sopra citato, i fattori che maggiormente influiscono sulla resilienza della Foresta amazzonica sono la deforestazione, gli incendi, l’aumento delle temperature, la siccità. Anomalie sempre più ricorrenti ed estreme che rischiano di portare questa enorme foresta pluviale ricca di biodiversità, che si estende per oltre 6,5 milioni di kmq., ad un punto di non ritorno le cui conseguenze avranno impatti imprevedibili su scala globale. La Foresta amazzonica, infatti raccoglie il 20% dell’acqua dolce di tutto il Pianeta, condiziona e regola il clima a livello globale. A dimostrazione di quanto affermato, si pensi che la gigantesca foresta pluviale immagazzina qualcosa come 150-200 miliardi di tonnellate di Carbonio che si traducono in oltre 700 gigatonnellate di CO2. Parallelamente, la sua costante distruzione e riduzione di superficie verde provoca enormi quantità di anidride carbonica rilasciate in atmosfera con conseguenze drammatiche per l’intero ambiente. Senza contare che la Foresta accoglie una varietà di specie animali e vegetali unica al mondo. Dunque, in sintesi, per evitare quanto prospettato nello studio sopra citato, è necessario intervenire in maniera rapida ed efficace per fissare dei limiti entro i quali rimanere in ciascuno dei fattori distruttivi, al fine di scongiurare il processo di distruzione del polmone verde della Terra. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Sfruttare i mercati finanziari per l’uguaglianza di genere

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(Adnkronos) – La disuguaglianza di genere, acuita dalla crisi climatica, rappresenta una delle principali sfide del nostro tempo. Le sue conseguenze si estendono alla vita, ai mezzi di sostentamento, alla salute e alla sicurezza delle donne e delle ragazze in tutto il mondo. Tuttavia, le recenti statistiche di genere dipingono un quadro scoraggiante di progressi lenti e insostenibili. Senza un intervento significativo, raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 5 sull’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne entro il 2030 appare sempre più difficile. Al contrario, l'inclusione piena delle donne nell'economia porta una serie di vantaggi: creazione di posti di lavoro, innovazione, crescita economica sostenibile e il rispetto dei diritti umani delle donne. L'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere stima che il progresso dell'uguaglianza di genere potrebbe aumentare il PIL pro capite dell'Unione europea dal 6,1% al 9,6%. Riconoscendo la necessità di un cambiamento sistemico nell'architettura finanziaria globale, UN Women sottolinea l'urgenza di riorientare i sistemi finanziari per servire sia le persone che il pianeta. Attualmente, 3,3 miliardi di individui vivono in paesi in cui la spesa pubblica per il servizio del debito supera gli investimenti in sanità e istruzione. Mentre la finanza pubblica rimane cruciale, il coinvolgimento del settore privato è fondamentale per finanziare il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. UN Women, come unica entità delle Nazioni Unite dedicata all'uguaglianza di genere, sta guidando gli sforzi per esplorare meccanismi di finanziamento innovativi in linea con l'agenda di Addis Abeba. I mercati finanziari attuali offrono numerose opportunità per utilizzare strumenti finanziari al fine di promuovere l'uguaglianza di genere nei luoghi di lavoro, nei mercati e nelle comunità. Con l'aumento degli investimenti a impatto sociale e della finanza sostenibile, sempre più investitori adottano una prospettiva di genere per ottimizzare i rendimenti, ridurre i rischi e promuovere l'uguaglianza di genere. Tuttavia, mentre il mercato ha focalizzato l'attenzione dalla governance alla mitigazione del rischio, c'è un urgente bisogno di migliorare la misurazione, la trasparenza e la responsabilità per garantire che gli investimenti contribuiscano in modo tangibile all'uguaglianza di genere e all'emancipazione delle donne. Da questa esigenza nasce il rapporto 'Empowering women, building sustainable assets: Strengthening the depth of gender lens investing across asset classes’ promosso da UN Women, Politecnico di Milano, Università Bocconi e Phenix Capital Group, che riflette su una vasta gamma di modelli e pratiche di investimento in ottica di genere, evidenziando potenziali sfide e contraddizioni rispetto alle agende femministe. Il report sottolinea il ruolo dei fondi a impatto nel rafforzare gli investimenti con obiettivi di genere (GLI) per promuovere uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Basandosi sui dati dell’AXA Research Lab on Gender Equality dell’Università Bocconi e dell’Impact Fund Database di Phenix Capital Group, lo studio rivela che solo il 17,2% dei fondi dà priorità esplicita all’SDG 5. Il rapporto sottolinea la mancanza di un consenso sulla definizione di uguaglianza e inclusione nel contesto finanziario, evidenziando l'urgente necessità di una migliore alfabetizzazione finanziaria. Si identifica il miglioramento dell'educazione finanziaria come un passo fondamentale per incorporare le questioni di genere nelle decisioni di investimento. Gli investitori, sempre più consapevoli, riconoscono l'importanza di misurare e rendicontare l'impatto dei loro investimenti, adottando pratiche di misurazione che coinvolgono questioni di genere e uguaglianza, contribuendo attivamente al successo e all'impatto positivo di tali iniziative. I risultati chiave del rapporto forniscono una panoramica dettagliata del mercato degli investimenti miranti all'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 5 delle Nazioni Unite, che promuove la diversità di genere. A luglio 2023, il capitale investito ha raggiunto la cifra notevole di 56 miliardi di dollari USA, evidenziando una crescente domanda per i fondi di investimento d'impatto legati all'SDG. Il private equity si conferma come la strategia ad impatto più matura, vantando il maggior numero di fondi di investimento (41) e un significativo capitale allocato. Anche gli investimenti in asset reali, immobiliari ed infrastrutturali, sebbene con un numero limitato di fondi, hanno registrato un aumento di iniziative nel 2022. PoliMi, Bocconi e Phenix Capital sottolineano che questo innovativo rapporto non solo rivela risultati importanti, ma evidenzia anche i profondi contributi che il Gender Lens Investing può apportare alla società. Allocando strategicamente il capitale per affrontare la disuguaglianza di genere, il GLI offre una soluzione pratica e potenzialmente impattante per affrontare il cronico sottofinanziamento delle iniziative di emancipazione delle donne e di parità di genere. Mentre il mondo si impegna a raggiungere gli ambiziosi obiettivi stabiliti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, questo rapporto rappresenta un'importante testimonianza del potenziale del Gender Lens Investing come forza trasformatrice per un cambiamento positivo, capace di rompere barriere e aprire la strada a un futuro più inclusivo ed equo. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Economia circolare, l’allarme in un report: “Tutti ne parlano, pochi la applicano”

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(Adnkronos) – L’economia circolare è uno dei pilastri della sostenibilità, ma a che punto siamo con le nostre abitudini di consumo? L’ultimo ‘Circularity gap report’, pubblicato a gennaio dalla Circle Economy Foundation, in collaborazione con Deloitte, ha rivelato che il volume di discussione sul tema è aumentato esponenzialmente.  Sono triplicati dibattiti e articoli sull’economia circolare, soprattutto negli ultimi anni, gli stessi durante i quali, però, il tasso di circolarità è sceso di oltre 2 punti percentuali dal 2018 (9,1%) al 2023 (7,2%). In questo periodo, si stima che la popolazione mondiale abbia consumato 500 miliardi di tonnellate di materiali, mezzo milione pari al totale del XX secolo. “Tutti parlano di economia circolare, ma pochi la mettono in pratica”, denuncia l’Alleanza nazionale per lo sviluppo sostenibile. E il report conferma che i sistemi alimentare, manifatturiero e delle costruzioni sono quelli che maggiormente esercitano una pressione sui sistemi terrestri.  “Il nostro Circularity Gap Report 2023 ha rilevato che l’adozione di soluzioni di economia circolare potrebbe non solo invertire il superamento della soglia dei confini e dei limiti di inquinamento, ma anche ridurre di un terzo la necessità globale di estrazione di materiali. Questa riduzione è radicata nei principi dell’economia circolare che prevedono utilizzo ridotto, ma per un periodo più lungo, di materiali rigenerativi e il riciclaggio dei materiali a fine vita. In questo momento non abbiamo mai avuto tanto bisogno di un’economia circolare quanto oggi”, si legge nel report. Le principali soluzioni individuate dalla Circle Economy Foundation si basano sui tre macrosistemi che impattano maggiormente lo sviluppo di questo tipo di economia: alimentare, manifatturiero e delle costruzioni.  Le proposte per il sistema alimentare si basano su quattro azioni programmatiche che hanno al centro del loro asset il concetto di “riuso”.  Il sistema manifatturiero è il secondo macro ambito sul quale la Fondazione si è concentrata, rintracciando le seguenti soluzioni:  Ultimo sistema di analisi è quello relativo all’edilizia, per il quale si propone:  Tre pilastri ulteriori sono quelli sui quali si basa la circolarità dell’economia: politica, finanza e persone.  La politica comprende regolamenti, linee guida e leggi stabilite dai governi che hanno il potere di modellare le azioni dei cittadini, delle imprese e di intere economie. Le politiche e i quadri giuridici “stabiliscono le regole del gioco” e possono incentivare le pratiche sostenibili e circolari penalizzando al tempo stesso quelle dannose, modellando così la natura e la portata delle attività economiche tra settori e nazioni. La finanza è linfa vitale dell'economia. I flussi finanziari determinano soluzioni pratiche e attività che determinano impatti positivi o negativi. I tagli all'uso di materiali "vergini" e la fornitura di un lavoro considerabile dignitoso è l'approccio che deve comprendere una riforma fiscale ambientale, contabilità con costi reali, considerando il peso del debito e la trasformazione delle istituzioni finanziarie multilaterali Le persone sono agenti chiave e beneficiari del cambiamento. Le loro competenze, posti di lavoro, consapevolezza e scelte personali aiutano il cambiamento. Istruzione, migrazione, sussistenza e mercato del lavoro sono fattori che influiscono su reddito e opportunità, distribuiti all'interno delle società. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Decarbonizzare l’industria italiana con l’idrogeno verde

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(Adnkronos) – Nell'attuale panorama energetico e industriale, il passaggio all'idrogeno verde sta diventando sempre più importante, grazie alla sua flessibilità e versatilità nell'aiutare a ridurre le emissioni di carbonio. Attualmente, gran parte dell'idrogeno è prodotta da fonti fossili ed è utilizzata principalmente in settori non energetici come la raffinazione del petrolio e l'industria chimica.  L'idrogeno verde potrebbe giocare un ruolo chiave nella decarbonizzazione di settori industriali difficili da convertire completamente, come l'industria pesante, il trasporto marittimo e l'aviazione, che in Italia rappresentano una grande fetta dei consumi di gas naturale. Sostituire una parte significativa di questo consumo con idrogeno verde richiederebbe un aumento significativo della capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili. In questi settori, l'elettrificazione potrebbe non essere una soluzione tecnologicamente fattibile o economicamente vantaggiosa. In Italia, tali settori rappresentano circa l'85% dei consumi di gas naturale. Se si volesse soddisfare l'attuale domanda di idrogeno con idrogeno verde e sostituire un quinto dell'attuale consumo di gas nell'industria, sarebbe necessario un ulteriore fabbisogno di potenza da fonti rinnovabili stimato tra i 25 e i 30 GW, corrispondente a circa il 50% della capacità rinnovabile attualmente installata nel paese. Tuttavia, raggiungere tali obiettivi è ostacolato da diverse sfide, tra cui i costi di produzione dell'idrogeno verde che sono ancora significativamente più alti rispetto alle fonti fossili. Inoltre, la domanda di mercato per l'idrogeno verde è ancora limitata, soprattutto in assenza di incentivi e obblighi minimi da parte delle autorità.  Analizzando il mercato dell'idrogeno verde, gli analisti della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti individuano le sfide e le opportunità per lo sviluppo di questa tecnologia, con l'obiettivo di affrontare le sfide della transizione ecologica. L'idrogeno verde è un tipo di idrogeno prodotto utilizzando fonti di energia rinnovabile, come l'energia solare o eolica, attraverso un processo chiamato elettrolisi dell'acqua. Durante questo processo, l'acqua viene suddivisa nei suoi componenti di ossigeno e idrogeno, utilizzando l'energia elettrica rinnovabile per alimentare la reazione. L'idrogeno risultante è considerato "verde" perché la sua produzione non comporta emissioni di carbonio o altri gas serra, a differenza dell'idrogeno tradizionalmente prodotto da fonti fossili come il gas naturale. L'idrogeno verde è considerato un elemento chiave nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, in quanto può essere utilizzato come combustibile pulito in diversi settori, come il trasporto, l'industria e la produzione di energia. La sua versatilità lo rende una risorsa preziosa per la decarbonizzazione in settori dove l'elettrificazione diretta non è possibile o è inefficace. La sua adozione su vasta scala potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella decarbonizzazione dell'industria manifatturiera, sfruttando le tecnologie e le infrastrutture già presenti in Italia e approfittando di un contesto normativo nazionale ed europeo favorevole. Tuttavia, ci sono molte sfide da affrontare. I costi di produzione dell'idrogeno verde sono attualmente più alti rispetto alle fonti fossili, e la domanda di mercato è ancora limitata, mancando incentivi e obblighi minimi. Inoltre, l'efficienza della conversione dell'energia in idrogeno è ancora limitata, con solo il 60% dell'energia necessaria per produrlo effettivamente utilizzata. Le politiche dell'Unione Europea sulla decarbonizzazione dell'industria manifatturiera forniscono uno slancio significativo all'adozione su vasta scala dell'idrogeno verde. In Italia, il settore beneficia di alcuni punti di forza, come un solido sistema manifatturiero, una rete del gas già esistente che può essere convertita per l'idrogeno, una crescente produzione di energie rinnovabili e una posizione geografica strategica. Per garantire una transizione ecologica efficace, è necessario un contesto regolatorio favorevole che supporti l'utilizzo dell'idrogeno verde, insieme a politiche che incentivino la produzione e l'adozione di questa tecnologia. La semplificazione delle autorizzazioni e il sostegno alla ricerca e all'innovazione sono anche cruciali per il successo di questa transizione. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Esce ‘Globesity. La fame del potere’, food thriller di Andrea Segrè

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(Adnkronos) – Giorgio Pani, un giovane e inesperto ricercatore dell’Università di Padova, dedica la sua tesi di dottorato agli effetti della dieta mediterranea sulla salute. Un tema che lo porta a pianificare un viaggio attraverso i Paesi più rappresentativi del Mare Nostrum, dove la dieta è stata 'scoperta' da Ancel Keys negli anni Sessanta e dove si è naturalmente radicata e diffusa ma è sempre meno praticata. Questo lo sfondo sul quale si apre 'Globesity. La fame del potere' (Edizioni Minerva 2024), il primo romanzo di Andrea Segrè, professore di economia circolare e divulgatore scientifico, fondatore del movimento Spreco Zero in Italia e in Europa, noto per il lungo impegno in ambito saggistico intorno ai temi dello spreco alimentare e dello sviluppo sostenibile.  Globesity è il suo primo cimento nella scrittura narrativa: un food thriller in libreria dal 28 febbraio, alle soglie della Giornata mondiale dell’Obesità, 4 marzo 2024, che proietta in un intrico internazionale di trame intessute nella fiction, eppure sospese fra immaginazione e realtà. Perché l’insidia della 'bomba calorica' è già fra noi: la maggior parte della popolazione mondiale (51%, oltre 4 miliardi di persone) vivrà in sovrappeso o con obesità entro il 2035, se si confermeranno le tendenze attuali, e l’impatto economico globale del sovrappeso e dell’obesità potrà superare i 4 trilioni di dollari annui, quasi il 3% del Pil globale. Più o meno l’impatto prodotto dal Covid-19 nel 2020, come sottolinea il rapporto World Obesity Atlas 2023 (World Obesity Federation).  Costruito dunque in uno scenario straordinariamente attuale, il pianeta dei paradossi "dove metà del mondo lotta contro obesità e sovrappeso, e l’altra metà contro la sottoalimentazione", spiega Andrea Segrè, Globesity mixa realtà scientifica e pura invenzione letteraria. In pochi attimi la prospettiva cambia totalmente: si rovescia il confine fra bene e male, fra scienza buona e cattiva, fra fame e sazietà. Tutto, nelle pagine del libro come nella realtà, può succedere. E se il 'contagio' arriva dal cibo, lo spettro della pandemia da obesità diventa il peggiore degli incubi. —sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

L’innovazione sociale come chiave per affrontare le sfide globali

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(Adnkronos) – Viviamo in un'epoca di crescenti sfide globali, da conflitti violenti e tensioni geopolitiche a incertezze economiche e preoccupazioni climatiche. In questo contesto polarizzato, la fiducia nel mondo è in declino. Tuttavia, in mezzo a queste difficoltà, la Fondazione Schwab per l'Imprenditoria Sociale ha riconosciuto il valore di 16 organizzazioni che, con approcci innovativi, stanno contribuendo a rigenerare la fiducia e a plasmare società più inclusive, eque e sostenibili. Per oltre un quarto di secolo, la Fondazione Schwab ha agito come catalizzatore di modelli eccezionali di innovazione sociale. I 16 vincitori di quest'anno si uniscono a una comunità di 477 campioni che, con il loro lavoro collettivo, hanno migliorato la vita di 891 milioni di persone dal 1998. Questo riconoscimento è più che un premio; è un segno che il cambiamento positivo è possibile quando la comunità globale si unisce. Negli ultimi tre anni, le organizzazioni insignite degli Schwab Awards hanno generato un valore economico straordinario, raggiungendo la cifra di 902 milioni di dollari. Questi benefici si diffondono dai villaggi rurali in Africa alle megalopoli in Asia e America Latina, alle parti svantaggiate del Nord America e dell'Europa. A livello globale, gli innovatori sociali stanno implementando modelli ad alto impatto in oltre 190 paesi, ponendo il bene comune al di sopra del profitto. Globale è la parola chiave, poiché gli innovatori sociali stanno estendendo i loro modelli ad alto impatto in oltre 190 paesi. Questa diffusione è guidata dal principio di mettere lo scopo prima del profitto, dimostrando che è possibile conciliare gli obiettivi sociali con quelli economici. Lavorando in collaborazione con le comunità, gli innovatori sociali dimostrano che la fiducia può essere ricostruita. Questa collaborazione instilla l'agenzia tra individui o gruppi, permettendo loro di sviluppare soluzioni a problemi cronici. In un mondo dove la sfiducia è diffusa e meno di un terzo delle persone è disposta a collaborare con chi ha opinioni diverse, l'approccio bottom-up sta cambiando le dinamiche di potere radicate. Quest'anno, i premi Schwab hanno abbracciato organizzazioni che affrontano questioni cruciali come assistenza sanitaria, istruzione, finanza, emancipazione di donne e giovani, riduzione della povertà e impatto dei cambiamenti climatici.  Ad esempio, la Financing Alliance for Health sta aiutando i governi africani a stabilire programmi sanitari autonomi, riducendo la dipendenza dalle agenzie di sviluppo esterne. La Fondazione Colombiana Mi Sangre lavora individualmente con i giovani, fornendo loro le competenze necessarie per guidare il futuro del loro paese. Altre organizzazioni sono all'avanguardia di progetti unici, come il riciclaggio di dispositivi elettronici per l'istruzione in Medio Oriente, la gestione responsabile delle foreste amazzoniche dei popoli indigeni, la promozione dello sviluppo giovanile attraverso lo sport e l'accesso a servizi legali nelle comunità più svantaggiate dell'Africa rurale. I vincitori del premio per quest'anno sono stati riconosciuti in quattro categorie distintive, ognuna mirante a celebrare e promuovere un aspetto specifico dell'innovazione sociale: 
imprenditori sociali: si distinguono per l'uso di approcci innovativi e orientati al mercato per affrontare direttamente le questioni sociali 
innovatori sociali pubblici: operano all'interno dei governi o delle organizzazioni internazionali e utilizzano il potere dell'innovazione sociale per creare un bene pubblico attraverso politiche, regolamentazioni o iniziative pubbliche 
innovatori sociali aziendali: leader all'interno di aziende multinazionali o regionali che guidano lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi, iniziative o modelli di business volti ad affrontare sfide sociali e ambientali 
innovatori sociali collettivi: organizzazioni che, riunendo risorse, competenze e prospettive diverse, lavorano insieme per sviluppare soluzioni innovative e sostenibili per sfide sociali e ambientali critiche. In un mondo in rapida evoluzione, questi superatori sociali del 2024 sono un faro di speranza, dimostrando che l'innovazione sociale è la chiave per affrontare le sfide del nostro tempo e creare un futuro migliore per tutti. —sostenibilita/csrwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

I rischi globali che minacciano il mondo: cosa dobbiamo affrontare?

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(Adnkronos) – In un mondo caratterizzato da crescente complessità, incertezza e frammentazione, la previsione e la gestione del rischio globale diventano sempre più cruciali per i leader aziendali e i policy maker. Il Global Risks Report del World Economic Forum (WEF) si posiziona come il principale punto di riferimento per comprendere e affrontare i rischi globali, svolgendo un ruolo chiave nel processo decisionale strategico da quasi due decenni. Realizzato in collaborazione con Marsh McLennan e Zurich Insurance Group, il Global Risks Report 2024 esplora le sfide più pressanti che il mondo dovrà affrontare nei prossimi anni, fornendo una guida preziosa per le decisioni a livello globale. Il rapporto del 2024 esplora i rischi globali che potremmo affrontare nei prossimi anni, con particolare attenzione ai rapidi cambiamenti tecnologici, all'incertezza economica e ai problemi legati al clima e al conflitto. Le tensioni geopolitiche, unite alle crisi climatiche e alle incertezze economiche, contribuiscono a un panorama globale instabile, caratterizzato da narrativa polarizzante e crescente insicurezza. Mentre le società si adattano a queste sfide, la capacità di cooperare a livello globale è messa alla prova. Il rapporto mette in luce la necessità di un maggiore consenso e cooperazione per affrontare efficacemente i rischi globali, identificando la possibilità di uno "sforzo minimo vitale" per affrontare questi problemi in base alla loro natura. Le intuizioni del rapporto sono supportate da dati originali sulla percezione del rischio globale, raccolti attraverso il Global Risks Perception Survey, che coinvolge leader globali provenienti da diverse aree, tra cui accademici, imprese, governi e società civile. Inoltre, il rapporto si avvale delle conoscenze di oltre 200 esperti tematici, compresi membri del Global Risks Report Advisory Board e del Global Future Council on Complex Risks. Guardando al futuro, il rapporto evidenzia la necessità di un dialogo aperto e costruttivo tra i leader del governo, delle imprese e della società civile per affrontare i rischi globali e sviluppare opportunità e soluzioni a lungo termine. Il rapporto analizza anche gli eventi del 2023, evidenziando molteplici sviluppi che hanno influenzato il panorama globale. Dalla persistenza dei conflitti letali in varie regioni del mondo alle condizioni meteorologiche estreme legate ai cambiamenti climatici, il 2023 è stato caratterizzato da una serie di sfide. Il malcontento sociale è cresciuto in molti paesi, con proteste violente e rivolte che hanno dominato i cicli di notizie. Sebbene le conseguenze destabilizzanti a livello globale siano state in gran parte evitate, le prospettive a lungo termine suggeriscono la possibilità di ulteriori shock globali. Il rapporto delinea quattro forze strutturali che modelleranno la gestione dei rischi globali nel prossimo decennio: i cambiamenti climatici, la biforcazione demografica, l'accelerazione tecnologica e gli spostamenti geostrategici. Queste transizioni saranno caratterizzate da incertezza e volatilità, mettendo alla prova la capacità delle società di adattarsi e rispondere efficacemente ai rischi globali. A sostenere l'iniziativa del World Economic Forum nella gestione dei rischi globali ci penserà il neo nato Global Risks Consortium. Il nuovo consorzio si concentrerà sull'elaborazione di azioni proattive per affrontare i rischi globali, migliorando la comprensione e la diffusione della previsione del rischio e promuovendo l'azione concreta attraverso il dialogo nazionale e di settore. L'obiettivo principale di questa iniziativa è assicurare che i leader politici e aziendali di tutto il mondo prendano decisioni cruciali basate sulle migliori informazioni disponibili, con una chiara comprensione dei potenziali futuri e delle relative implicazioni. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tra cosmo e microcosmo, una scoperta impossibile

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֎Studiata una delle più rare micrometeoriti al mondo da un gruppo di ricerca tutto italiano. Contiene rarissime leghe metalliche di alluminio e rame e presenta al suo interno materiali con una simmetria proibita, i «quasicristalli»֎