Sul Gargano abitò l’uomo di Neanderthal

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    Accertato dai ricercatori dell’Università di Siena, guidati dall’archeologa Anna Maria Ronchitelli. La strana presenza, forse contemporanea, della iena

    Ormai è certo che l’Homo di Neanderthal e, con ogni probabilità il suo predecessore, l’Homo erectus, viveva stabilmente a Grotta Pagliacci, nel sito paleolitico del Gargano. È quanto hanno potuto costatare con certezza assoluta i ricercatori dell’Università di Siena, guidati dall’archeologa Anna Maria Ronchitelli, nel corso dell’ultima campagna di scavo appena conclusasi (gli studiosi sono venuti in possesso di prove indirette, ma inequivocabili).
    Le ricerche, come noto, hanno riguardato quest’anno il cosiddetto «Riparo esterno» di Paglicci (i cui reperti sono stati datati tra i 350.000 e i 100.000 anni da oggi), lo stesso che migliaia di anni fa costituiva l’area stanziale degli uomini preistorici dei tre «generi» presenti in zona: l’Erectus, il Neanderthal e il Sapiens (in questo caso nel periodo più arcaico, visti i crolli che hanno interessato il riparo a partire probabilmente da 100.000 anni fa). Tra le altre novità è emersa quella che la stessa Ronchitelli ha definito una «curiosità», ovvero la presenza in grotta sia dell’uomo, sia della iena. Questo, con ogni probabilità, accadeva nel Paleolitico Medio. Non si è capito bene se ci fosse una sorta di convivenza pacifica, o se animale e uomo vivessero in loco in periodi differenti. Uno studio sul caso sarà illustrato il prossimo anno dalla Ronchitelli nel corso di un apposito incontro a Rignano, durante cui saranno analizzate le ultime campagne di scavo, che hanno portato alla luce tanti importanti reperti e nel contempo fornito informazioni utili sullo stile di vita e sulle abitudini «culinarie» degli uomini di Paglicci.
    Altro dato importante comunicato dai ricercatori è quello relativo ad un recente studio sul Dna della cosiddetta «Donna di Pagliacci», di cui già si era parlato tanto in passato e sul quale esisterebbe una diatriba scientifica tra le Università di Siena, di Pisa e di Firenze. Al di là delle considerazioni degli uni e degli altri, tuttavia, il dato principale emerso sullo studio del «codice della vita» della preistorica rignanese ha sancito definitivamente il divario esistente tra il genere Homo neanderthalensis e il genere Homo sapiens. Fino a qualche anno fa si pensava che fossero il primo l’antenato dell’altro. Oggi questa teoria è stata del tutto superata, con la certezza che le due specie, discendenti ambedue dall’Homo erectus (dall’aspetto scimmiesco), vissero negli stessi periodi. Forse si sono incrociati, forse no, ma alla fine il Sapiens è riuscito a sopravvivere agli eventi e alla durezza della vita, giungendo fino a noi.
    Continuare a parlare, quindi, di Homo sapiens neanderthalensis e di Homo sapiens sapiens è completamente errato. I volumi, le riviste, i documenti e gli stessi archeologi che si ostinano ancora a diffondere quelle che ormai sono descritte come «vecchie teorie», sono da considerarsi definitivamente superati dalla realtà scientifica e dalla inequivocabilità dello studio del Dna. A questa realtà ha contribuito in maniera esclusiva la «Donna di Pagliacci», vissuta tra i 23.000 e i 24.000 anni fa in una grotta nel territorio di Rignano, il più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano.

    (Fonte Garganopress, Angelo Del Vecchio)

    (20 Novembre 2004)