Inaugurate nel porto di Venezia tre isole ecologiche per recuperare le batterie esauste e gli oli usati

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    L’iniziativa si inserisce nel progetto nazionale «L’isola nel Porto», inaugurato ad Ancona nell’aprile del 1999, che il Cobat e il Coou stanno realizzando nei principali porti italiani in collaborazione con le Autorità Marittime e le Autorità Portuali per l’esigenza di tutelare i porti dalla dispersione di oli usati e batterie al piombo esauste, e di fornire agli utenti della nautica e della pesca strutture funzionali per la raccolta di questi rifiuti altamente inquinanti. Oli e batterie esausti se raccolti con cura e riutilizzati forniscono un importante contributo alla bilancia dei pagamenti del nostro Paese, consentendo di risparmiare sulle importazioni sia di piombo che di petrolio

    Il Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia Giancarlo Zacchello insieme con il Comandante della Capitaneria di Porto Giuseppe Spinoso, il Direttore Generale del Cobat Paolo Sormani, il Responsabile Operativo del Coou Franco Barbetti e il Direttore Generale della Vesta Paolo Gardin hanno inaugurato oggi le tre isole ecologiche dedicate alla raccolta di batterie al piombo esauste e oli lubrificanti usati alla presenza dell’Assessore Comunale all’Ambiente Paolo Cacciari, dell’Assessore Comunale ai Servizi Pubblici Ugo Campaner e dell’Assessore Provinciale all’Ecologia Ezio Da Villa.
    L’iniziativa si inserisce nel progetto nazionale «L’isola nel Porto», inaugurato ad Ancona nell’aprile del 1999, che il Cobat e il Coou stanno realizzando nei principali porti italiani in collaborazione con le Autorità Marittime e le Autorità Portuali per l’esigenza di tutelare i porti dalla dispersione di oli usati e batterie al piombo esauste, e di fornire agli utenti della nautica e della pesca strutture funzionali per la raccolta di questi rifiuti altamente inquinanti.
    Oli e batterie esausti, infatti, se eliminati in modo scorretto, possono trasformarsi in potenti agenti d’inquinamento; se raccolti con cura e riutilizzati forniscono un importante contributo alla bilancia dei pagamenti del nostro Paese, consentendo di risparmiare sulle importazioni sia di piombo che di petrolio.
    Salgono così a 59 le isole ecologiche installate in 31 porti italiani, quali Mola di Bari (BA), Barletta (BA), Trani (BA), Taranto, Manfredonia (FG), Ancona, Trieste, Viareggio (LU), Pescara, La Spezia, Savona, Olbia, Cagliari, Castellammare di Stabia (NA), La Maddalena (SS), Golfo Aranci (SS), Palau (SS), Trapani, Porto Empedocle (AG), Riposto (CT), Porto Viro (RO), Marina di Carrara (MS), San Benedetto del Tronto (AP), Sperlonga (LT), Terracina (LT), Gaeta (LT), Castiglione della Pescaia (GR), S. Teresa di Gallura (SS), Maratea (PZ). E attualmente sono in trattativa numerosi altri porti di interesse sia commerciale che turistico come Siracusa, Rimini, Formia (LT), Bari, ecc.
    I risultati finora ottenuti sono decisamente positivi, a dimostrazione del fatto che, laddove esistono strutture dedicate, la risposta degli utenti non si fa attendere. Basti pensare che dalle prime isole ecologiche istallate nel Porto di Ancona ad oggi sono già stati recuperati oltre 400 tonnellate di batterie esauste, altrimenti soggette a rischio di dispersione in mare.
    L’anno scorso, il Cobat ha raccolto e avviato al riciclaggio quasi 192.000 tonnellate di batterie esauste (pari a circa 16 milioni di pezzi), segnando il tasso record di oltre il 96% rispetto all’immesso al consumo, che ha posto l’Italia al vertice mondiale nella raccolta di questi rifiuti pericolosi e ha fatto risparmiare 50 milioni di euro sull’importazione di metallo piombo.
    Solo nel Veneto, la seconda Regione dietro alla Lombardia, per quantità assolute di batterie recuperate, l’anno scorso sono state raccolte più di 20.000 tonnellate di accumulatori esausti, con una raccolta pro-capite elevatissima: 4,44 kg per abitante. Nel solo Comune di Venezia il 2003 ha segnato una raccolta di ben 623 tonnellate. E quest’anno, alla fine del mese di ottobre, in tutta la Regione sono state ritirate già circa 16.350 tonnellate di batterie esauste.
    Nel 2003 il Coou ha raccolto più di 200.000 tonnellate di oli usati. La percentuale degli oli raccolti, inviati alla rigenerazione, si attesta al 90%, ponendo così l’Italia al 1° posto assoluto in Europa per il quantitativo di olio rigenerato. Nella regione Veneto, nel 2003 sono state raccolte circa 21.000 tonnellate e 17.000 fino ad ottobre di quest’anno. Nella sola provincia di Venezia sono state raccolte 3.800 tonnellate di olio usato nel 2003 e già 4.000 nei primi dieci mesi del 2004.
    «Con circa 8.000 km di coste il nostro Paese ha un immenso patrimonio litoraneo – ha dichiarato il Direttore Generale Cobat ing. Paolo Soriani – che è un dovere di tutti noi tutelare e salvaguardare. Il progetto dell’Isola nel Porto, coerente con la normativa vigente che affida alle Autorità Marittime e Portuali precise responsabilità in materia di rifiuti, il nostro Consorzio vuole tutelare i porti dalla dispersione delle batterie esauste. Le batterie utilizzate dai natanti per l’avviamento dei motori, infatti, una volta esauste, se gettate imprudentemente in mare, possono diventare rifiuti molto pericolosi per l’ecosistema marino a causa dell’elevato contenuto di sostanze tossiche e aggressive, come il piombo e l’acido solforico».
    «Sappiamo bene che ogni goccia di olio usato non raccolta nei porti – ha affermato il Responsabile Operativo del Coou Franco Barbetti – è destinata a raggiungere il mare, creando danni irreparabili. Bastano cinque litri di olio usato, versati incautamente in mare, per inquinare una superficie grande come un campo di calcio. Ecco perché il nostro obiettivo è quello di raccogliere l’olio usato fino all’ultima goccia. Oggi sappiamo di poter contare sullo sforzo comune di tutti gli operatori, le istituzioni e le agenzie presenti: una squadra incisiva e ben schierata che può permettersi gli obiettivi più ambiziosi. Ora il buon esito dell’iniziativa dipenderà anche dalla coscienza dell’utente che dovrà utilizzare correttamente le isole ecologiche collocate nel porto».

    (Fonte Cobat, Coou, Vesta)

    (01 Dicembre 2004)