È il trasporto su strada che inquina di più

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In un rapporto europeo analizzati e messi a confronto i dati relativi al periodo 1990-2006 dai 27 stati dell’Unione europea, con una particolare attenzione al settore dei trasporti su strada, che rimangono la sola principale fonte di ossidi di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO) e di composti organici volatili non metanici (NMVOCs), come benzene e etanolo e la seconda fonte in ordine di importanza di polveri sottili PM10 e PM2,5

L’Agenzia europea per l’Ambiente (Eea) conferma: i trasporti su strada sono la principale fonte di inquinamento dannoso per la salute. Il dato emerge dall’«Annual Emission Inventory» della Comunità europea presentato alla convention Unece (United Nations Economic Commission for Europe) sul Long-Range Transboundary Air Pollution: un incontro che dal 1979, anno della sua nascita, costituisce un importante momento di indirizzo e informazione riguardo ai maggiori problemi ambientali della regione Unece, ma anche un’occasione di collaborazione scientifica e negoziazione politica.

Nel recente documento emesso dal Lrtap sono analizzati e messi a confronto i dati relativi al periodo 1990-2006 dai 27 stati dell’Unione europea, con una particolare attenzione al settore dei trasporti su strada, che rimangono la sola principale fonte di ossidi di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO) e di composti organici volatili non metanici (NMVOCs), come benzene e etanolo e la seconda fonte in ordine di importanza di polveri sottili PM10 e PM2,5 dopo il riscaldamento nel settore residenziale. Se quest’ultima situazione è vera su base europea, non lo è in Italia, dove (nel 2006) le emissioni di PM10 da trasporto stradale sono state 46,8 giga grammi (Gg), mentre quelle dal riscaldamento residenziale 18,7 (un Gg equivale ad un millesimo di Kg).

La maggior parte dei paesi europei ha ridotto le proprie emissioni in aria di sostanze inquinanti durante gli ultimi decenni. In ogni modo, altri studi dimostrano che l’inquinamento continua a minare la qualità dell’aria, specialmente nelle aree urbane.

Il rapporto Lrtap identifica nel trasporto su strada, nelle industrie manifatturiere ed edili, nel settore residenziale e nell’agricoltura i principali fattori di inquinamento del nostro tempo.
La qualità dell’aria è fondamentale per la salute: l’esposizione ad inquinanti può provocare danni a breve e lungo termine a persone di ogni età. Il rischio per la salute diventa inoltre particolarmente importante in persone con problemi di cuore o di respirazione. La presenza di questi inquinanti, però, va a colpire anche gli ecosistemi naturali, può corrodere costruzioni e materiali, portare all’acidificazione di foreste e ecosistemi acquatici, eutrofizzazione del suolo e delle acque, minando alla limitata riserva di ossigeno di fiumi e laghi.

Il trend sembra essere positivo: dal 1990 al 2006, il periodo analizzato nel rapporto, le emissioni di ossidi di azoto sono diminuite del 35%, con un rallentamento nell’ultimo periodo. I NOx sono tra i maggiori responsabili della formazione di ozono a bassa quota, che può provocare problemi anche seri alla respirazione e che danneggia le piante, diminuendo la loro efficienza nella fotosintesi, cioè il meccanismo con cui la CO2 viene catturata. I trasporti non sono l’unica fonte di inquinamento: per quanto riguarda le emissioni di ossidi di solfuro (SOx), il rapporto identifica come fonte principale la produzione di elettricità e di calore, seguita da industrie manifatturiere ed edili. Anche in questo caso il trend è positivo: si nota una diminuzione di quasi il 70% nelle emissioni di SOx, la maggiore riduzione registrata tra gli elementi analizzati, non sono da trascurare però i risultati relativi alla CO (riduzione del 53%) e dei NMVOCs (riduzione del 44%).
Le attività legate all’agricoltura sono invece responsabili per la maggior parte delle emissioni di ammoniaca (NH3), un importante inquinante che provoca acidificazione e eutrofizzazione. Letame del bestiame da allevamento e fertilizzanti costituiscono più del 90% della produzione di ammoniaca dispersa nell’ambiente.

(Fonte Redazione Arpatnews)