A lezione dai coralli

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I coralli sono animali antichissimi. E formano le più grandi costruzioni animali presenti sul pianeta: le barriere coralline. Gli animali, lo abbiamo visto, sono consumatori: basano la propria sopravvivenza su quel che altri organismi hanno prodotto. Ma i coralli, invece di mangiare i produttori primari, li ospitano nel proprio corpo. Le zooxantelle, infatti, sono microalghe unicellulari che vivono nei tessuti dei coralli. Esse usano l’anidride carbonica prodotta dal metabolismo dei coralli e la trasformano in ossigeno. Ogni tanto i coralli usano una parte delle zooxantelle, e integrano poi la dieta mangiando altri animali. L’armonia tra produttori e consumatori ha portato a sistemi ambientali integrati di grandissimo successo, le già citate barriere coralline.
Noi, invece, siamo tiranni della natura, la soggioghiamo e la cambiamo radicalmente. Ci sostituiamo anche alla selezione naturale e pensiamo di poter «migliorare» gli organismi, ridirezionando la loro evoluzione nel senso a noi favorevole, ignorando il contesto ambientale in cui questi individui «migliorati» andranno a vivere, coesistendo con le altre componenti della biodiversità. Un conto, poi, è selezionare individui all’interno della variabilità naturale di una specie, mentre un altro conto è modificare direttamente il genoma di una specie, magari introducendo geni di altre specie. Queste pratiche non sono omologabili alle selezione artificiale, che agisce comunque all’interno della variabilità naturale delle specie. Sono, invece, originatrici di altra variabilità, non derivante da processi naturali. Si tratta di operazioni che si dovrebbero fare con grandissima cognizione dei fondamenti dell’evoluzione e dell’ecologia. Non farlo, sarebbe come introdurre medicine sul mercato senza aver sperimentato i possibili effetti collaterali su chi dovrebbe ricevere benefici dalle medicine stesse.