Alcuni casi studio

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Ogni area in Europa dove il problema della salinizzazione si è presentato ha delle sue peculiarità sia in relazione alle differenti pressioni che le attività dell’uomo esercitano sulle risorse idriche sia relativamente alle condizioni idrogeologiche e climatiche che diminuiscono od aumentano il rischio. Nel seguito riportiamo tre situazioni molto differenti dove in alcuni casi l’intervento dell’uomo è riuscito a controllare, almeno parzialmente, il fenomeno.

Salinizzazione in Spagna: gli acquiferi costieri del fiume Vélez

L’acquifero fluvio-deltizio del fiume Vélez è situato nel litorale mediterraneo dell’Andalusia, Spagna, e si estende lungo il settore più basso di uno spartiacque di 610 km2. L’economia di questa regione è basata sul turismo e sull’agricoltura (soprattutto coltivazioni subtropicali e fuori stagione). La superficie di irrigazione ammonta a circa 40 km2. La popolazione dell’area è di poco più di 60.000 persone, ma raggiunge i 150.000 residenti durante il periodo estivo.
Il clima della zona è tipicamente Mediterraneo. La temperatura media staziona intorno ai 18 ºC e la precipitazione media è di circa 600 mm/anno; il periodo delle piogge si concentra tra novembre ed aprile. Le precipitazioni risultano altamente variabili e limitate in presenza di fabbisogni idrici elevati.
Nella parte superiore del bacino, le rocce di carbonato fratturate compongono un acquifero drenato da numerose sorgenti situate lungo i suoi bordi che formano il deflusso di base del fiume Vélez.
Nella parte costiera dello strato acquifero, i limi e le argille sabbiose, a bassa permeabilità, formano un’elevazione nel substrato che ha un’altezza vicino al livello del mare. Di conseguenza, è possibile distinguere due settori dello strato acquifero: il settore fluviale ed il settore costiero. I due settori possono diventare indipendenti durante i periodi di siccità, causa l’abbassamento della piezometria. Questa situazione è positiva da un punto di vista idrologico poiché ostacola l’intrusione dell’acqua salata nell’asta fluviale.
L’acquifero viene ricaricato principalmente dal deflusso dei fiumi Vélez e Benamargosa, in parte minore da acque di irrigazione. Durante gli anni 70 ed 80 la domanda idrica è stata soddisfatta dall’impiego di pompe per l’estrazione delle acque sotterranee. Allo stesso tempo, è stata concepita un’alternativa mediante lo sviluppo di un sistema di serbatoi .
Dall’inaugurazione del serbatoio di La Viñuela nel 1989, che ha ridotto il deflusso superficiale, l’acquifero costiero ha registrato una diminuzione della sua capacità di ricarica. Questo fatto, insieme alla scarsità delle precipitazioni registrata nella prima metà degli anni 90 e all’aumento delle estrazioni di acqua di falda, ha condotto ad una diminuzione considerevole dei livelli piezometrici dell’acquifero. Durante l’estate del 1995 è stato registrato un significativo avanzamento del cuneo dell’acqua salata e la scarsità di acqua causata dalla siccità è stata aggravata dal deterioramento della qualità delle risorse idriche, causando problemi nel rifornimento urbano e danni alla produzione agricola.
L’incremento di precipitazioni registrato durante il periodo 1996-1998, ha migliorato questa situazione. Nella primavera del 1998 il volume di acqua nel serbatoio di La Viñuela ha quasi raggiunto la capienza massima, determinando così il risollevarsi dei livelli piezometrici e il rientro del


cuneo dell’acqua salata. Negli ultimi anni, il serbatoio ha fornito acqua sia per l’irrigazione sia per l’uso urbano, in questo modo si è potuta arrestare l’estrazione delle acque sotterranee.
Attualmente, l’acquifero non presenta un’intrusione di acqua marina significativa, ma per tenere sotto controllo questo problema, si effettua il rilascio di una certa quantità di acqua dalla diga allo scopo di mantenere uno deflusso sotterraneo adeguato verso il mare.Salinizzazione a Cipro: la penisola di Akrotiri

L’acquifero di Akrotiri, situato in una penisola del sud di Cipro è delimitato a nord da catene montuose, a sud da un lago salato, ad est ed ovest dal mare Mediterraneo. Il clima è semiarido, caratterizzato da un’evaporazione che raggiunge livelli due volte più elevati rispetto alle precipitazioni (450 mm/anno), situazione tipica di molte aree costiere mediterranee.
Estendendosi per 42 km2. è il terzo acquifero di Cipro ed il più importante dell’area poiché, oltre a soddisfare il fabbisogno idrico degli agricoltori locali, assicura una consistente porzione delle risorse idriche necessarie alla città di Limassol, ai piccoli centri locali ed alle vicine basi militari.
L’acquifero presenta gravi problemi relativi alla qualità e quantità delle acque. Tali criticità ostacolano lo sviluppo e la crescita economica, nonché minano la sostenibilità della produzione alimentare di lungo termine. Infatti, dopo la costruzione della diga sul fiume Kouris, nel 1987, il ricarico naturale dell’acquifero è diminuito significativamente, causando un abbassamento del livello dell’acqua che non è stato possibile colmare neppure durante la stagione delle piogge. Questa situazione, insieme allo sfruttamento dell’acqua freatica per l’irrigazione, ha causato l’intrusione di acqua marina, soprattutto nella parte occidentale della penisola. In aggiunta, la qualità dell’acqua sotterranea sta deteriorandosi sempre più a causa di un massiccio impiego di fertilizzanti ed antiparassitari. Nell’acquifero di Akrotiri si contano circa 620 pozzi, ma la maggior parte di questi sono stati abbandonati a causa della progressiva salinizzazione. Dal 1940, sono stati estratti ingenti quantità di acqua per il consumo domestico e l’irrigazione (in media 14 milioni m3/anno fra il 1967 ed il 1977);
L’avanzamento del cuneo salino è un fenomeno registrato a partire dalla fine degli anni 80, specialmente nell’area occidentale, caratterizzata da livelli di salinità intermedi, che si estende fino a raggiungere la zona degli agrumeti.
Recentemente, il governo cipriota ha indicato l’acquifero di Akrotiri come «Zona Vulnerabile ai Nitrati» ed ora è consentita soltanto un’estrazione limitata e tutti i pozzi sono stati dotati di contatori d’acqua allo scopo di permettere una gestione efficiente e sostenibile dell’acquifero. Per mitigare gli effetti negativi della carenza idrica e del deteriorarsi della qualità dell’acqua, si provvede al ricarico artificiale dell’acquifero, effettuato dalla diga o dagli impianti fognari, ogni volta che si registrata un eccessivo livello di acqua nella diga di Kouris o in quella più piccola di Yeramasoya, durante la stagione invernale.

Salinizzazione in Italia: la piana di Licata in Sicilia

? Licata si trova in Sicilia, una delle regioni maggiormente colpite dai processi di desertificazione in


Europa,
? Salinizzazione ed erosione rappresentano i principali processi che colpiscono l’area e sono strettamente connessi con l’intensità del land use,
? L’espansione delle serre per la produzione di ortaggi di elevata qualità per il mercato nazionale ha notevolmente fatto crescere l’estrazione d’acqua sotterranea, fin dal 1960, raggiungendo livelli critici
? Attualmente l’agricoltura intensiva è l’attività economica più importante della zona, mentre il progressivo sviluppo del turismo contribuisce ad aumentare il consumo di acqua
? Gli agricoltori hanno sviluppato un mix di strategie per conservare il loro reddito ed affrontare/convivere con la bassa qualità dell’acqua.

La piana di Licata è una zona a coltivazione intensiva ubicata nella provincia di Agrigento (Sicilia). L’economia locale è basata principalmente sulla produzione orticola e, specificamente, sulla produzione di meloni, pomodori, zucchini e carciofi.
La piana di Licata fa parte del bacino del fiume Imera Meridionale, che attraversa la parte centrale della Sicilia, caratterizzata da terreni naturalmente salini. Il fiume presenta forti variazioni di salinità stagionali e per lunghi periodi le acque non possono essere impiegate per l’irrigazione a causa degli elevati livelli di salinità. Nella piana di Licata esistono più di 2.000 pozzi, autorizzati e non, utilizzati per irrigare le serre permanenti o provvisorie (tunnel temporanei). Nel 2004, il livello medio di ECw misurato in oltre 100 pozzi era di 5,9 mS/cm, un livello al quale è molto difficile utilizzare le acque per l’irrigazione.
Questo elevato livello di salinità influenza la produttività delle colture irrigue e, in una prospettiva di medio-lungo termine, contribuisce alla salinizzazione secondaria del suolo. A Licata, dopo oltre 40 anni di uso intensivo di acque con elevato contenuto salino, l’attività agricola prosegue ancora grazie alle tecniche di aridocoltura e ad una serie di accorgimenti che gli agricoltori impiegano per evitare l’accumulo di sali nel suolo. Gli agricoltori di Licata si sono via via adattati alla crescente conduttività dell’acqua e all’accumulo di sali nei suoli con un insieme di strategie che includono la scelta di colture e varietà più tolleranti, rotazioni tra colture irrigue e non, metodi di irrigazione, raccolta acque piovane e stoccaggio dell’acqua, costruzioni di pozzi più profondi, impianti aziendali di desalinizzazione.
La perdita produttiva dovuta all’impiego di acque salmastre è parzialmente compensata dalla migliore qualità dei prodotti che si avvantaggiano proprio dell’impiego di acque moderatamente saline le quali contribuiscono alla qualità organolettica del prodotto finale, in particolare il melone cantalupo ed i pomodorini locali, che spuntano migliori prezzi sui mercati nazionali.
Nonostante la lunga esperienza dei singoli agricoltori nel gestire la risorsa idrica, negli anni in cui si è avuta una forte diminuzione delle precipitazioni, con prolungati periodi di siccità, non è stato possibile proseguire nella produzione e chi lo ha fatto impiegando acque salmastre, sperando poi nell’azione dilavante delle piogge ha visto le proprie colture deperire per l’elevata salinità accumulatasi nei suoli con danni che si sono prolungati nel tempo.
Nessuna opzione messa in campo dal singolo agricoltore, da sola, è in grado di garantire stabili livelli di produttività e di reddito.


Un sondaggio sulle strategie di adattamento e mitigazione è stato realizzato, insieme alla valutazione della estensione spaziale del fenomeno, nel quadro del progetto italiano Riade sulla desertificazione. Si è osservato che prevalgono soprattutto le iniziative individuali alcune delle quali possono nel breve periodo consentire di continuare la produzione, come ad esempio la costruzione di nuovi pozzi per intercettare la falda più profonda la cui qualità è temporaneamente migliore, nuovi laghetti di stoccaggio o la dotazione di impianti aziendali di desalinizzazione ma mancano, anche a causa della estrema frammentazione delle proprietà agricole, azioni di consorzi di agricoltori o interventi pubblici che possano ovviare in modo non occasionale al problema come visto negli esempi di Cipro e in Spagna.

Nella Figura 5 la Carta della piana di Licata che mostra la distribuzione spaziale della conduttività elettrica, mS/cm (le parti rosse indicano le zone con alti livelli di salinità)

Il singolo agricoltore, spesso dotato di sistemi portatili di misura della conducibilità delle acque, è depositario di una grande esperienza che gli consente di continuare a produrre utilizzando tutte le tecniche citate ma la prospettiva di alcune aree della piana, dove i suoli sono meno permeabili e più soggetti ai processi di accumulo dei soluti, è quella dell’abbandono delle coltivazioni per l’impossibilità dei suoli di sostenere la crescita delle colture.