Ancora punto di riferimento per le varie specie

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Leggendo la sua fatica, sembra scorrere una sottile e nostalgica amarezza, un senso di sfiducia e nello stesso tempo un bisogno di valorizzare questo nobile prodotto garganico, prima che sia troppo tardi, per la loro antica storia, per i peculiari pregi commerciali, per il bel Paesaggio di cui sono portatori.
Tra le riga però non è difficile scorgere fierezza ed orgoglio nel trattare l’argomento. Probabilmente saranno queste le ragioni che spingeranno Del Viscio ad impegnare il suo tempo di studioso con una specifica pubblicazione sugli agrumi. E ci riesce con tutto il rigore scientifico che l’argomento richiede, trattandolo dall’aspetto botanico, etnobotanico, a quello agronomico ed economico-commerciale, non tralasciando mai l’aspetto storico, il vero valore aggiunto degli agrumeti garganici. Nel trattare gli aspetti botanici sugli agrumi, Del Viscio dimostra di ben conoscere i più grandi studiosi impegnati nella difficile classificazione degli agrumi. Conosce Antoine Risso di Nizza ma conosce benissimo il Gallesio (1772-1839), oggi sempre più apprezzato e rivalutato per essere stato il primo studioso italiano a cimentarsi con la classificazione di tutte le specie frutticole note allora. La grande opera di Giorgio Gallesio attraverso la quale si rese famoso è «La Pomona Italiana» (pubblicata in fascicoli tra il 1817 e il 1839), la prima e più importante raccolta di immagini e descrizioni di frutta e alberi fruttiferi realizzata in Italia. Del Viscio nel tentare un ordinamento, una classificazione della bizzarria di forme e tipi affermati negli agrumeti garganici, si rifà al criterio generale proposto da Gallesio in uno specifico lavoro sugli agrumi, pubblicato con il titolo «Traitè du citrus» (1814). Quest’opera era stata concepita da Gallesio come prima tappa di un grande lavoro sulla citrologia. Ispirandosi alla sua teoria della riproduzione vegetale esposta nel primo capitolo, Gallesio ordinò con nuovi criteri le classificazioni dei precedenti citrologi e, discriminando gli Aranci dolci (Melangoli) da quelli amari (Citrangoli), portò a quattro, dalle due stabilite da Linneo, le specie del genere Citrus (C. Medica Cedra, C. Medica Limon, C. Aurantium Indicum e C. Aurantium Sinense) ripartendo fra esse, in chiave di affinità filogenetica, varietà, ibridi, forme chimeriche e mostruositа (Baldini, 1999).
L’opera di Gallesio sugli agrumi rimase in realtà incompiuta, la stampa di ulteriori tomi (la sistematica vera e propria e gli aspetti agronomici) venne però sempre rinviata, probabilmente perché scrive l’autorevole Baldini (mio docente all’Università di Bologna) «egli dovette essere verosimilmente rimasto sconcertato quando, nel 1818, Antoine Risso e Antoine Poiteau (iconografo) pubblicarono nel 1818 la loro monumentale ?Histoire et culture des Orangers?, alla quale peraltro egli si era rifiutato di collaborare». Del Viscio di conseguenza adotta un criterio, evidentemente consapevole dei limiti dell’opera di Gallesio, alquanto originale e pratico. Di Gallesio adotta il criterio discriminatorio distinguendo, infatti, quattro gruppi: Arancio forte, Arancio dolce, Limone e Cedro chiamando però Melangoli (come diverrà consuetudine) gli aranci forti, e Melarance gli aranci dolci.
Per gli aspetti prettamente botanici adotta, invece, i criteri di Risso e Poiteau raccolti nell’«Histoire Naturelle des Orangers», (pubblicata qualche anno dopo il «Traité du citrus» di Gallesio)


opera che sarà conosciuta come la «bibbia» degli agrumi, in ristampa già due anni dopo su richiesta della Duchessa del Berry. Nella classificazione del Risso sono elencati 169 tipi diversi all’interno dei quattro grandi gruppi del Gallesio. Del gruppo «Arancio forte» Del Viscio riscontra tra gli agrumeti garganici almeno 4 varietà diverse delle 7 allora note in Italia, 5 varietà del gruppo Arancio dolce (delle 6 note), 7 varietà del gruppo Limone, 4 del gruppo Cedro (delle 5 note), compresa la Limetta. In totale, secondo le interpretazioni del Del Viscio dovevano essere presenti tra gli agrumeti garganici almeno 28 varietà di agrumi tra arance, melangoli, limoni e cedri, delle 169 che erano note allora in tutte le regioni agrumicole del Mediterraneo. Stabilire quante sono quelle odierne è operazione molto impegnativa ma, bisogna anche tener conto del fatto che il graduale abbandono colturale ha sicuramente contribuito alla degenerazione dei caratteri di numerose varietà. Rilievi dello scrivente hanno permesso di riscontrare almeno tre distinte varietà di arancio dolce di quelle segnalate da Del Viscio (depressa, a pera, sanguigna), due varietà di limone, due varietà di arancio forte, due di cedro. Per Del Viscio gli agrumeti del Gargano hanno qualcosa in più, e aggiunge «tre varietà che si possono dire speciali» :
un limone sanguigno (Citrus limonum sanguineus Delv.)
un arancio a salice piangente, dal portamento della chioma simile a quella di un salice (Citrus limonum legens Delv.)
un limone con il calice carnoso (C.l. cum calice carnoso Delv.). Quest’ultimo lo ritrova nell’agrumeto in San Menaio del dott. Monaco (proprietario attuale ex Opera Pia Monaco) che disponesse di un «intero giardino di limoni» con queste caratteristiche.