Come fanno gli ossidi di azoto a viaggiare su grandi distanze

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«È importante scoprire come una gran quantità di ossidi d’azoto attraversa il Pacifico, perché questo ci permetterà di elaborare modelli attendibili per prevedere come gli inquinanti prodotti in una parte andranno a gravare su altre, anche a grandi distanze»

Con la primavera negli Usa ci si attende una crescita dello smog per l’arrivo di nuovi inquinanti attraverso il Pacifico.
Questo è quanto emerge da una ricerca cui hanno collaborato diversi atenei, basandosi su dati di rilevazioni meteorologiche estese sino a 4 miglia oltre la costa del Pacifico ed a nord della Groenlandia. Le simulazioni al calcolatore suggeriscono che la polluzione tende ad inserirsi nelle correnti d’aria intorno al globo, piuttosto che innalzarsi localmente.
In Europa si è più volte rinvenuto l’inquinamento prodotto negli Usa e, a loro volta, le polveri prodotte in Africa e in Cina si sono dimostrate in grado di raggiungere il Nord America.
Il coordinatore della ricerca, Yuhang Wang del Georgia Institute of Technology, ha dichiarato che il prossimo obiettivo è comprendere con quali tempi e con quali traiettorie le sostanze si spostano. In particolare: «È importante scoprire come una gran quantità di ossidi d’azoto attraversa il Pacifico, perché questo ci permetterà di elaborare modelli attendibili per prevedere come gli inquinanti prodotti in una parte andranno a gravare su altre, anche a grandi distanze». Attualmente si guarda con una certa attenzione all’Asia, dove le emissioni industriali sono in crescita costante.

I monti del Tibet presentano livelli di ozono pari a quelli delle città pesantemente inquinate.
Esaminando le rilevazioni satellitari nell’arco di otto anni,i ricercatori dell’Università di Toronto hanno scoperto che l’ozono si è concentrato sull’anello esterno dell’altopiano e ne hanno dedotto che si tratta del primo esempio planetario di un curioso fenomeno fisico.
Quando un fluido entra in contatto con un oggetto sommerso, si biforca e scorre intorno ad esso. Tuttavia, in caso di movimento rotatorio, l’oggetto sommerso crea una sorta di cilindro, noto come colonna di Taylor, che si comporta come una colonna materiale in grado di interrompere il flusso.
In effetti le correnti atmosferiche sono simili a fluidi e si spostano con moti circolari dovuti alla rotazione terrestre.
L’altopiano del Tibet si starebbe quindi comportando come un oggetto che genera una colonna di Taylor, estesa sino alla stratosfera ove interseca la fascia dell’ozono.
Per ora il gas non raggiunge concentrazioni tali da causare alterazioni significative a livello polmonare, ma a tali altitudini potrebbe esacerbare i disagi affrontati dagli escursionisti ed interferire con i meccanismi di adattamento acquisiti dalle etnie locali.