Commenti provvisori su mitigazione e adattamento ai cambiamenti del clima

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1) La convenienza economica

La convenienza economica delle riduzioni globali di gas serra non va valutata solo rispetto ai costi industriali ma va valutata includendo anche i costi evitati dai danni provocati dai cambiamenti climatici. E i costi industriali possono essere considerati, invece investimenti produttivi qualora si colgano le opportunità di innovazione tecnologica e nuovo sviluppo che portano a convenienze economiche che non sono solo i benefici economici immediati o di breve periodo, ma anche le opportunità di sviluppo ed i benefici che lasciamo alle future generazioni.

2) Smart grid

Lo sviluppo delle energie rinnovabili e la necessità di connessione e di distribuzione dell’energia su le reti ed i sistemi degli utilizzatori, oltre che per problemi di affidabilità e flessibilità delle reti elettriche impongono un nuovo modo di progettare e gestire le reti elettriche. Questo nuovo modo riguarda sia le reti elettriche basate sulla produzione centralizzata di energia elettrica (grandi impianti), sia quelle locali basate sulla produzione territorialmente diffusa e diversificata di energia elettrica (piccoli impianti o reti e sistemi di piccoli impianti). Per la trasmissione della energia elettrica, infatti, dovranno essere sviluppati sistemi di reti analoghi a quelli sviluppati sul web (internet) ed in particolare i sistemi cosiddetti «grid» che sono quelli che garantiscono la massima inter-operabilità fra tutti i produttori e tutti i consumatori di elettricità nelle più diverse condizioni o situazioni. La Ue ha definito «smart-grid» questo nuovo modo di massimizzazione della interoperabilità delle reti elettriche per lo sviluppo delle energie rinnovabili per la quale è in corso di definizione e di messa a punto una piattaforma tecnologica europea denominata appunto «smart-grid». Il cui documento di base è «Strategic Research Agenda for Europe’s Electricity Networks of the Future» (Report EUR 22580, Bruxelles 2007).

3) Risparmio energetico ed efficienza energetica nella Pubblica Amministrazione

La Pubblica Amministrazione, comprese le Università e gi Enti di ricerca pubblici, che usa quasi un quinto delle risorse energetiche ed economiche nazionali, non dà un buon esempio, e non investe su stessa, nel campo dell’efficienza energetica, dell’uso razionale dell’energia e della promozione delle fonti rinnovabili.
L’organizzazione, la struttura, il management ed i regolamenti di funzionamento della Pubblica amministrazione sono tali da porre difficoltà o impedire, di fatto, un efficace rinnovamento ed uso, attraverso i normali strumenti di gestione, dei propri comportamenti, soprattutto verso quei settori che proprio le Istituzioni Centrali dello Stato (Ministero dello Sviluppo Economico) sponsorizzano e promuovono:
– elettrodomestici a basso consumo (fotocopiatrici, stampanti, ecc,. di classe A+ ed A++)
– lampadine ad alta efficienza (negli uffici, ministeri, caserme, ospedali, ecc)
– pannelli solari (tetti edifici scolastici, ospedali, caserme, ecc.)
– sistemi di cogenerazione (per la produzione di acqua calda, energia elettrica, ecc)
– ristrutturazioni edilizia e riqualificazione energetica degli edifici pubblici
– impianti di climatizzazione
Forniture di servizi ed appalti sono ancora effettuati su base minima tecnica e al massimo ribasso economico: il risultato è l’acquisizione di prodotti scadenti servizi inefficaci ed inefficienti. A questa logica non si sottrae neanche la Consip, che è il fornitore


ufficiale e qualificato designato dallo Stato. Ciò porta a maggiori costi, invece, che a risparmi, a maggiori inefficienze invece che ad efficienza.

4) Gli acquisti verdi

Gli acquisti «verdi» (cioè di prodotti e servizi con determinate caratteristiche di efficienza energetica e di basso impatto ambientale) per le pubbliche amministrazioni (Green Public Procurement, GPP) rappresentano ormai un orientamento che sta affermandosi in tutti i paesi europei. Gli acquisti di beni e servizi effettuati dal settore pubblico, secondo stime ufficiali, rappresentano il 16% del Pil della Ue e in Italia addirittura il 18%. L’applicazione di pratiche di GPP nella Pubblica Amministrazione influenza il mercato sull’interazione tra domanda e offerta, «premiando» in ogni bando e appalto prodotti e processi virtuosi: ciò può stimolare le imprese produttrici e quelle fornitrici a innovarsi applicando al loro interno approcci gestionali e produttivi orientati al ciclo di vita dei prodotti e dei processi, a rafforzare strumenti orientati al miglioramento delle performance ambientali (SGA, EMAS, ISO 14001, rendicontazione sociale e ambientale), ad adottare politiche integrate di prodotto, approcci di eco-design in fase di progettazione, a certificare prodotti (Ecolabel), il tutto con vantaggi di risparmio energetico di protezione ambientale e di lotta contro gli sprechi lungo la filiera produzione-consumo-postconsumo.

5) La responsabilità sociale

Le attività delle imprese si sviluppano, vivono e si sostengono con il contributo di un numero enorme di «azionisti» che non sono solo quelli che investono capitali finanziari o partecipano ai dividendi, ma anche, e soprattutto, i dipendenti e i collaboratori, i consumatori, i sindacati, le istituzioni pubbliche, le comunità locali, le associazioni di categoria, i gruppi di pressione, i movimenti e le associazioni non governative, i media, ecc. Senza il supporto di tutti questi azionisti, non ufficiali e non formali, chiamati in linguaggio tecnico: «stakeholder», (cioè tutti i gruppi di interesse che influenzano o sono influenzati dalle attività delle imprese), difficilmente le imprese potrebbero sopravvivere ed operare. Le imprese in quanto titolari di responsabilità ed obblighi, non solo verso gli investitori, ma anche verso gli «stakeholder», traggono beneficio dalle attività aziendali, ma rispondono anche degli effetti delle proprie azioni sia agli azionisti, sia agli «stakeholder» che potrebbero essere danneggiati.

6) Le Pmi: piccole e medie imprese

Lo sviluppo economico a bassa intensità energetica (quantità di energia per unità di PIL) è la prospettiva futura dello sviluppo sostenibile. Piccole aziende con alto tasso di innovazione tecnologica ed aggregate fra loro possono rappresentare il mezzo migliore per tale sviluppo. Il territorio diventa l’elemento portante di questo sviluppo se ha le infrastrutture necessarie per creare una rete di attività economiche che non impattano sulle sue caratteristiche, ma che anzi ne valorizzino gli aspetti ambientali, sociali e culturali, comprese quelle storiche, artistiche e di tradizioni popolari.
Quattro sono i punti cruciali per lo sviluppo economico nazionale delle Pmi:
1) sistema di formazione e di alta formazione (Università ed Enti di ricerca);
2) la pubblica amministrazione a supporto dello sviluppo delle Pmi;
3) l’innovazione tecnologica sui prodotti, sui processi e


sui sistemi di gestione;
4) il legame con il territorio e le caratteristiche socio-economiche, ambientali e culturali locali.
Per la parte più propriamente produttiva, il maggior supporto andrebbe focalizzato su:
– l’aggregazione di aziende e filiere,
– la formazione di consorzi,
– la crescita dimensionale,
– la deburocratizzazione di autorizzazioni e controlli delle aziende «certificate».

7) Università e ricerca

Lo Stato finanzia sempre di meno la ricerca e l’industria si avvale sempre meno di Università ed Enti di ricerca italiani. Vi è una grossa dose di miopia e di mancanza di lungimiranza. Ma una grossa mano a costruire questa convinzione l’hanno data proprio le Università. Dopo la riforma del Ministro Ruberti del 1992 l’Università italiana invece di andare avanti è andata progressivamente indietro in efficienza in attività di ricerca per lo sviluppo del paese. La autonomia è spesso diventata autarchia ed autoreferenzialità: sono proliferate cattedre insegnamenti universitari sedi periferiche e distaccate.