Cosa si è detto a Trani

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Alcune domande che sono state fatte durante il Caffè Scienza che si è svolta a Trani il 1° marzo

Dalla conversazione che si è svolta a Trani il 1° marzo durante il Caffè Scienza è scaturito una sorta di manuale o di «istruzioni per l’uso» per i cittadini delle aree urbane che proponiamo.

Che cosa è il PM10?

È la frazione di particelle liquide o solide sospese in aria le cui dimensioni sono intorno ai 10 millesimi di millimetro (micrometri) o minori. Le iniziali PM stanno per «Particulate Matter» ossia in italiano «Materiale Particellare».

Come si fa a misurare la massa di tutte le particelle di queste dimensioni sospese in un metro cubo di aria?

L’aria viene aspirata da una pompa e costretta a percorrere un cammino durante il quale le particelle di diametro maggiore vanno a sbattere contro superfici metalliche ed eliminate dal flusso. Quelle che restano vengono raccolte su di un filtro che viene pesato prima e dopo con una bilancia estremamente sensibile. La differenza tra il peso prima e dopo l’aspirazione dell’aria è la massa totale del particolato contenuta nel volume di aria aspirato. Se la pompa è progettata correttamente circa la metà delle particelle di dimensioni 10 micrometri viene eliminata prima di arrivare sul filtro. Le particelle con dimensioni maggiori di 11-12 micrometri vengono eliminate quasi totalmente (tipicamente a più del 99%), mentre quelle di dimensioni minori di 8 micrometri arrivano praticamente tutte sul filtro.

Cosa sono il PM2,5 e il PM1?

La definizioni di PM2,5 e PM1 sono del tutto analoghe a quella di PM10 solo che le particelle raccolte sul filtro sono di dimensioni inferiori a 2,5 o 1 micrometro.

Perché scegliere proprio queste dimensioni per la normativa sull’ambiente?

Le particelle sospese nell’aria sono quelle che aspiriamo con il nostro naso quando respiriamo. Quelle di dimensioni maggiori di 10 micrometri vengono bloccate dalle difese naturali, i peli nasali o il muco che ricopre le primissime vie respiratorie. Quelle di dimensioni minori procedono lungo il tratto respiratorio sempre più a fondo quanto minori sono le dimensioni fino ad arrivare ai bronchi e agli alveoli polmonari e da questi direttamente nella corrente sanguigna?

E quali danni provocano?

I danni sono di due tipi. Il primo è dovuto semplicemente alla loro massa. Penetrando nel sangue ne aumentano la viscosità e quindi impongono un maggiore sforzo al sistema respiratorio. A lungo andare si possono avere danni al sistema circolatorio. Il secondo tipo di danno è di tipo chimico e dipende dalla composizione chimica del particolato stesso. Il particolato è costituito, a seconda della sorgente che lo produce, da centinaia di sostanze diverse; alcune molto comuni come particelle di terreno o sale marino, o solfato di ammonio; altre prodotte da varie attività umane quali l’industria o i trasporti. Alcune di queste sostanze hanno un riconosciuto effetto cancerogeno perché si legano al Dna alterandone la riproduzione.

A quali concentrazioni queste sostanze sono pericolose?

Questo è un problema che può essere affrontato solo su base statistica. Gli idrocarburi poliaromatici (Ipa), ad esempio, entrano nell’organismo come effetto della


respirazione del particolato ma anche per il fumo di sigaretta (attivo o passivo) o vengono ingeriti perché si formano nella cottura di alcuni alimenti (carni alla griglia). È difficile disaggregare questi effetti. Si pensa comunque che una concentrazione nell’aria dell’ordine di 1 miliardesimo di grammo per metro cubo di alcuni Ipa cominci a rivelarsi pericolosa per settori più deboli o predisposti della popolazione.

Che cosa sono i superamenti di cui si parla sulla stampa o alla televisione?

Sempre su base statistica si pensa che un’aria sicura non dovrebbe avere una concentrazione di particolato superiore a 50 milionesimi di grammo (microgrammi per metro cubo di aria). Questo valore non dovrebbe essere superato più di 35 volte in un anno. Generalmente, nelle città questo limite viene superato con maggiore frequenza. Questo non vuol dire che tutti si ammaleranno ma, indubbiamente, quando questo succede, il numero dei ricoveri ospedalieri aumenta. Ogni sforzo dovrebbe perciò essere fatto per mantenersi entro tali valori.

È utile bloccare il traffico per abbassare le concentrazioni di particolato?

La risposta non è unica e può essere data solo caso per caso. Se, ad esempio, correnti di vento trasportano sulla città quantità apprezzabili di particelle di sabbia dalle regioni aride dell’Africa, per intenderci quando il vento ricopre di polvere rossa le auto, non è di molta utilità bloccare il traffico. Lo stesso vale se gli Ipa o i metalli pesanti del particolato hanno un origine industriale. Quando invece la composizione chimica rivela che il traffico è responsabile di una frazione considerevole degli inquinanti del particolato allora l’intervento può rivelarsi efficace. Occorre però ricordarsi che un’area urbana è un tutto unico ed è praticamente inutile bloccare il traffico solo in determinate zone.