…e delle piste ciclabili

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Così come si vorrebbe comprendere, per fare un altro esempio, quali spese aggiuntive possa comportare la scelta di rendere meno invasiva la presenza del traffico autoveicolare in grosse parti di città, con la scelta di privilegiare e favorire il traffico su mezzi pubblici o, meglio, leggero, similmente a quanto accade in mezza Europa. Forse che fare una, dieci, cento piste ciclabili costi più che rifare cento e cento volte le stesse strade secondo la stessa implacabile e pigra logica di banale ripetitività?
Produrre frutta e verdura meno inquinata da tossici chimici ha un costo maggiore di quanto già non si paghi per trattamenti il più delle volte irrazionali, spesso inutili, sicuramente sovrabbondanti?
E allora il problema reale non è che queste scelte (rifiuti da recuperare, territorio da riqualificare, alimentazione da sanificare, per fare solo tre esempi) hanno costi aggiuntivi e come tali proibitivi. Il vero filo comune di quelle ipotesi alternative sta nella necessità di immaginarsi una soluzione più complessa e comunque differente rispetto a quanto si sia abituati a fare. Meglio: di quanto oggi la politica sia abituata a fare.