E l’Italia rischia di non farcela

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La situazione italiana non è rosea e rischia di presentarsi al 2012 «fuori misura». Secondo l’ultimo censimento effettuato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, nel 2002 aveva aumentato le sue emissioni di circa il 9,0%, rispetto al 1990. Con il Protocollo di Kyoto avevamo preso l’impegno di ridurre del 5,5% le emissioni.
Questo vuol dire che presumibilmente l’Italia arriverà al 2012 con il 16,5% in più delle emissioni rispetto al 1990. Siamo quindi già ora fuori di oltre il 15% e al 2012 arriveremo al 23%.

Si dovrà quindi al più presto puntare ai «sinks» (forestazione, riforestazione, cambiamenti dell’uso del suolo, ecc.) e altre azioni consentite dalla cooperazione internazionale nell’ambito dei «meccanimi flessibili» per acquisire «crediti alle emissioni» dai Paesi in via di sviluppo (attraverso il «clean development mechanism») o acquistare da altri paesi industrializzati più virtuosi in Europa o al di fuori dell’Europa «permessi di emissione» (attraverso la «emission trading»).
Purtroppo il male di cui soffriamo, e con noi anche tutti gli altri paesi industrializzati, è la forte dipendenza dai combustibili fossili.