Effetti sulla Salute

118

L’utilizzo dell’energia nucleare potrebbe contribuire a ridurre i danni alla salute che derivano dall’utilizzazione di combustibili fossili. Gli effetti sulla salute delle emissioni delle centrali nucleari in normale operazione sono trascurabili se paragonati ai danni alla salute delle emissioni delle centrali elettriche che usano combustibili fossili. Infatti qualsiasi valutazione razionale degli effetti sanitari connessi con le diverse tecnologie per la produzione di elettricità deve tener conto degli effetti sanitari sul lungo periodo dovuti sia al rilascio di radioattività in caso di incidente nucleare sia alle emissioni che provengono dallo sfruttamento delle risorse fossili.
Gli effetti dovuti a quest’ultime sono di gran lunga i più seri. Le emissioni di gas e di particolato connesse con il consumo di combustibili fossili (composti di zolfo, azoto e polveri fini) sono note per i loro effetti deleteri e gravi soprattutto a livello polmonare. L’analisi di ciclo delle differenti forme di produzione di elettricità dimostra che l’energia nucleare (tenendo anche conto dei rilasci di radioattività in fase di operazione) è una delle forme più efficaci di produzione di elettricità se si vogliono evitare gli effetti sulla salute dovuti alle emissioni dallo sfruttamento di combustibili fossili. La perdita di vite umane dovuta a tali emissioni tossiche supera largamente quella dovuta agli incidenti che possono occorrere in tutte le filiere del rifornimento energetico prese nel loro insieme.
Le curve di frequenza-conseguenza afferenti agli incidenti occorsi su tutto l’insieme delle filiere energetiche nei Paesi membri dell’Ocse tra il 1969 e il 2000 e stabilite a partire dai dati statistici rivelano che il nucleare è stato nettamente più sicuro del petrolio, del carbone e del gas naturale, e che quest’ultimi sono stati molto più sicuri del gas di petrolio liquefatto (Gpl). Tuttavia le preoccupazioni del grande pubblico e dei politici si focalizzano sulla probabilità, molto bassa, di incidenti gravi che, a lungo termine, potrebbero risultare in perdite di vite umane per contaminazione radioattiva.