G8 – La posizione di Greenpeace

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A poche ore dall’inizio del G8, Greenpeace chiede al premier tedesco Angela Merkel, già presidente del G8, di assicurare che i grandi del mondo assumano piena responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici. Indipendentemente dalla posizione di Bush, gli altri sette Paesi dovranno agire senza mezze misure per dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050, così come indicato dagli scienziati dell’Ipcc. La stessa Merkel aveva già definito questo obiettivo come «non negoziabile» nei giorni scorsi.

«Non sono necessari altri ?tavoli? per nuove trattative sul clima. L’unico tavolo a cui sedere è quello del G8 ad Heiligendamm, dove già sono indicati gli obiettivi necessari alla protezione del clima: dimezzare le emissioni globali entro il 2050 rispetto al 1990» ha commentato Daniel Mittler esperto di Greenpeace International. «La crescente pressione internazionale sul clima ha spinto Bush ad annunciare una finta iniziativa sul clima, ma il mondo non ha bisogno di aria fritta. Ha bisogno che tutti i paesi industrializzati facciano propri gli stringenti obiettivi di Kyoto».

Intanto, a Praga, in occasione della visita del presidente americano Bush, gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione. A bordo dei gommoni, hanno issato sulla Moldava lo striscione «Warm climate and Cold war?» («Riscaldamento climatico e guerra fredda?»), una protesta contro il tentativo di Bush di spostare gli sforzi internazionali per combattere i cambiamenti climatici verso la protezione da inesistenti attacchi missilistici iraniani.

I Paesi del G8 sono responsabili per oltre l’80 per cento delle emissioni storiche di gas serra ed emettono il 40 per cento delle attuali quantità di CO2. Le emissioni pro-capite nei paesi G8 sono tra le più alte del mondo, con in testa gli Stati Uniti, che producono circa 20 tonnellate di CO2 per persona all’anno.

(Fonte Greenpeace)