Greenpeace: A rischio le piccole isole

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La ricerca pubblicata su «Science», circa la velocità di scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia, conferma le osservazioni degli scienziati Gordon Hamilton e Jason Box che, la scorsa estate, a bordo della nave di Greenpeace, Arctic Sunrise, hanno scoperto l’allarmante ritmo di fusione dei ghiacciai. «È preoccupante la velocità ed il fatto che trattandosi di ghiacciai terrestri che immettono quindi ingenti quantità di acqua dolce in mare, la densità dell’acqua marina si modifica portando in prospettiva ad una possibile alterazione della Corrente del Golfo. Verrebbero così confermati i rischi di possibili cambiamenti climatici in Gran Bretagna e nella Penisola Scandinava, come previsto da diversi climatologi», afferma Pippo Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace.

A livello globale, l’innalzamento del livello del mare sta già mettendo a rischio la vita dei piccoli stati del Pacifico e dell’Oceano Indiano, ma anche in Bangladesh e in altri stati costieri sono milioni le persone che vivono in aree che potrebbero essere colpite da questo fenomeno.
«Bisogna fare presto, non c’è più tempo da perdere. Se non passeremo dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e ad un miglioramento dell’efficienza energetica andremo incontro sempre più a fenomeni climatici estremi e all’innalzamento dei mari», spiega Onufrio.

Proprio ieri si festeggiava il primo compleanno del Protocollo di Kyoto: Stati Uniti e Australia continuano a ostacolare questo processo, mentre l’Italia, che ha aderito, è in fortissimo ritardo sugli obiettivi del Protocollo. Fioriscono, fortunatamente, le iniziative locali, dal basso, per contrastare il cambiamento climatico: per Greenpeace ognuno deve diventare protagonista di questa battaglia, senza aspettare soluzioni miracolose dall’alto.

(Fonte Greenpeace)