I cambiamenti climatici

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Sul mondo della produzione agricola pesa il grosso della responsabilità dell’emergenza acqua nel mondo. E anche dell’emergenza cibo, perché senza acqua non c’è produzione e dunque non c’è cibo. L’alternativa alla fame e alla sete è dunque orientarsi verso piante che abbiamo minor bisogno di acqua per nascere, crescere e produrre commestibili. Il compito è ancora più difficile perché il riscaldamento globale ha avuto due effetti devastanti sul mondo vegetale: ha reso molte piante inadatte perché incapaci di crescere a più alte temperature, e ha aumentato la percentuale di terreni salini inadatti anch’essi alla coltivazione.
Il fenomeno si crea perché quando si irriga il suolo a temperature più elevate, l’acqua d’irrigazione evapora e lascia sul suolo il sale. Il 20 % dei suoli agricoli irrigui, su un totale di 250 milioni di ettari a livello planetario, è interessato dal processo di salinizzazione, il primo passo verso la desertificazione che significa la fine della produzione agricola.
Certamente esistono sistemi di irrigazione che ovviano a questo problema, ma non sono applicabili ovunque, per cui la soluzione sta inevitabilmente nella scienza e in particolare nella sua capacità di adattare geneticamente le piante all’evoluzione del pianeta. La siccità che quest’anno si sta verificando in Argentina ed Australia porterà ad una drastica riduzione dei raccolti del frumento.
In molti laboratori nel mondo si stanno cercando soluzioni a questo problema fondamentale al fine di produrre piante che resistano alla siccità, coltivabili in terreni salini e che producano cibo con meno acqua.