I danni alla biodiverisità

127

I danni delle fiamme non si limitano al mondo vegetale, ma coinvolgono pesantemente anche quello animale. Una recente ricerca dell’Università degli Studi di Palermo (i cui risultati sono stati condivisi con il Corpo Forestale dello Stato e verranno pubblicati a breve sulla rivista di aggiornamento tecnico-scientifico della Forestale, Silvae) fornisce un preciso quadro di riferimento.
Lo studio ha il titolo «La perturbazione da incendi nella comunità di Vertebrati terrestri nei boschi mediterranei», ed è articolato in una tesi di dottorato di ricerca e in quattro tesi di laurea, realizzate presso il Laboratorio di Ecogeografia ed Ecologia Animale del Dipartimento di Biologia Animale dell’ateneo palermitano.
Gli scienziati hanno tenuto sotto osservazione per quattro anni un’area protetta di 1.200 ettari di querceti e macchia mediterranea colpita nel 2001 da un incendio, per verificare i tempi e le modalità di ricolonizzazione della fauna selvatica sfuggita alle fiamme. L’area è stata monitorata a intervalli fissi rendendo così possibile la ricostruzione di una sequenza post-incendio. Per una maggior affidabilità statistica, e per la creazione di un modello di riferimento, i risultati sono stati verificati sovrapponendoli a quelli ottenuti in aree di controllo, nella sequenza temporale: 1 anno, 4-5 anni e, a stadi intermedi, fino a boschi maturi.
I risultati sono stati i seguenti: la diversità ecologica (misurata come ricchezza specifica) nelle aree bruciate da 1-2 anni è in media di 20-22 specie contro le 48-50 delle aree di confronto. L’incendio provoca la sparizione locale di circa il 55-60% delle specie animali che formano la comunità tipo di vertebrati mediterranei.
Le specie che per prime hanno ricolonizzato le aree bruciate, praticamente subito dopo l’evento, sono le più opportuniste e generaliste: merlo, gazza, topolino domestico. Tra le specie protette e vulnerabili, incluse nella Lista Rossa dei Vertebrati d’Italia, prima presenti nell’area, si sono estinti localmente: quercino (piccolo roditore), rospo smeraldino, tartaruga terrestre di Hermann. La densità di popolazione di almeno 6 specie, in Sicilia rare e minacciate: martora, moscardino (piccolo roditore), ghiro, tordela, rigogolo (passeriforme), raganella, discoglosso (anfibio simile alla rana), è diminuita notevolmente.
Dopo l’incendio la scarsezza di predatori quali martora, volpe, gatto selvatico e allocco, morti tra le fiamme o che si sono allontanati dal territorio, ha scatenato un invasione del ratto nero, competitivo con micromammiferi rari e specializzati come il quercino, il ghiro e il moscardino.
In poche parole, l’incendio impoverisce la fauna in termini di diversità, la banalizza, e permette il proliferare di specie come il ratto, preoccupanti anche dal punto di vista igienico-sanitario, prima tenute sotto controllo dai fenomeni di competizione e predazione.
I ricercatori concludono «per ripristinare la diversità tipica del bosco maturo, sono necessari almeno 25-30 anni, sempre che nel frattempo le stesse aree non vengano scosse da nuovi incendi, fatto che allunga indefinitivamente il recupero della successione e che disunisce inesorabilmente la biodiversità locale».

(Fonte Corpo forestale dello Stato)