Indispensabile essere propositivi

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Di fronte a tanto insensato uso delle prodigiose prerogative umane, non possiamo esimerci da dovute e indifferibili riflessioni. Ci sono momenti, come questi che stiamo vivendo, che dovrebbero spingere l’uomo verso la ricerca di alternative praticabili di gestione delle risorse (per poter fare scelte intenzionali ed autonome rispetto a quelle imposte dall’attuale mercato dei consumi, dall’ossessiva ricerca delle economie di scala, dall’illusione di una crescita senza limiti dei consumi e dalla valutazione di un non ben identificato benessere misurato dal Pil). Invece, ormai da qualche decennio, tutto si riduce alla solita rituale diatriba confinata negli inconcludenti confronti fra neoliberisti e keynesiani e nelle concrete e scontate decisioni di «intervento dello Stato» tanto vituperato, per quella sua attenzione al «bene comune» che «contrasta» con le richieste liberiste di deregulation, ma poi tanto invocato, e anche con prepotenza, per dare centralità al «bene privato» e per «sovvenire» al suo «fallimento» (sottraendolo, così, al suo destino come, invece, richiederebbero i principi liberisti).
Dopo un primo momento di analisi e di confronti, anche se il disorientamento sui temi economici pesa notevolmente nel momento delle scelte, non possiamo non fare riferimento al ruolo cardine «propositivo» che è proprio dell’uomo libero. Non possiamo, dunque, continuare a coltivare fantasie, sogni o risentimenti, senza riconoscere, fra le cause dei nostri mali, anche le responsabilità personali del «lasciar fare».
Se sulle ideologie liberiste non c’è modo di incidere e se anche solo immaginare una competizione, fra ideologie diverse, non può che generare contrapposizioni (quanto meno inutili, se non anche destabilizzanti e devastanti), per evitare pericolose derive dai principi e dall’esercizio dei diritti umani non rimane che la potenza democratica della nostra partecipazione decisionale come cittadini consapevoli e responsabili.
Non un’ulteriore e finale ideologia salvifica, ma la condivisione dei patrimoni di conoscenze ed esperienze, che l’uomo sa spontaneamente attivare, per mettere in campo le sinergie possibili e per favorire un progresso umano intenzionalmente costruito intorno ad un progetto scelto nella diversità delle attese. Un progetto, cioè, non dettato dalla «illuminata» decisione di un solitario «salvatore della patria» che può assumere, nella scarsità delle proprie visioni del mondo e nell’autoreferenzialità delle proprie convinzioni, le già note e sciagurate strade della soppressione sostanziale della democrazia.
Una direzione, questa, verso la quale non sono da sottovalutare i «contributi» distruttivi che possono essere forniti dai radicalismi ideologici, da quelli che pretendono di imporre regimi «assoluti» e «universali» di deregulationa quelli «estremi» del «potere dell’uomo sull’uomo» dettato da «inoppugnabili» verità politiche «rivelate». Tutto un mondo di pensieri unici (per altro spesso neanche «pensati», ma solo «praticati» come un «credere e obbedire» a qualche, forse, suggestivo ma sicuramente arido «comandamento») che mira ai principi di un conflittuale «fare» e «continuare a fare» («competere» invece di «collaborare sinergicamente», sul fronte delle deregulation liberiste, e «vietare» tutto ciò che non è dichiaratamente «consentito», sul fronte delle verità rivelate).
Quindi di fronte a queste minacciose prospettive, è necessario attivarsi per evitare l’avanzamento e lo sfruttamento eversivo di onde «fondamentaliste» (che propagandano il fascino delle «poche» cose, «forti»,


«chiare» e da «non contrastare» che producono consensi acritici a loro favorevoli). Diventa, così, indispensabile, oggi, essere propositivi, ricercando e offrendo scelte alternative, e agire diffusamente, con consapevolezze e responsabilità, per condividere un progetto di «progresso umano» e non solo per produrre «sviluppo» di qualcosa piuttosto che di qualche altra.