La crescita rende dipendenti da tutto

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In un sistema economico fondato sulla crescita, la produzione è un’attività finalizzata a trasformare le risorse in rifiuti attraverso un passaggio intermedio, sempre più breve, allo stato di merci. Le innovazioni di processo hanno la funzione di accelerare i tempi di trasformazione da risorsa a merce; le innovazioni di prodotto da merce a rifiuto. Quanto più breve è la durata del percorso, tanto maggiore è la crescita del Pil Il senso ultimo dello sviluppo scientifico e tecnologico finalizzato alla crescita del Pil è la produzione di quantità sempre maggiori di rifiuti in tempi sempre più brevi. In termini più generali è l’applicazione della razionalità a uno scopo irrazionale e ha come risultato finale la devastazione del mondo.

In un sistema economico e produttivo finalizzato alla decrescita le innovazioni tecnologiche sono finalizzate alla riduzione del consumo di risorse e di energia, della produzione di rifiuti e dell’impatto ambientale per unità di bene prodotto. La decrescita non richiede meno tecnologia della crescita, ma uno sviluppo tecnologico diversamente orientato.
Per costruire un edificio che non ha bisogno dell’impianto di riscaldamento per mantenere una temperatura interna di 20 gradi con una temperatura esterna di 20 gradi sotto zero ci vuole più tecnologia di quella che occorre a costruire una casa che consumi 20 litri di gasolio al metro quadrato all’anno, come fanno in media gli edifici costruiti nel dopoguerra in Italia. Ma un edificio che ha bisogno di una minore quantità di energia contribuisce a ridurre il Pil. Tutte le innovazioni tecnologiche che riducono l’impronta ecologica, ovvero la quantità di superficie terrestre necessaria a ogni individuo per ricavare le risorse di cui ha bisogno, comportano una decrescita economica che contribuisce a migliorare la qualità degli ambienti e la vita degli esseri umani. Una decrescita felice.

La crescita ha bisogno di esseri umani incapaci di tutto. Chi non sa fare nulla dipende dalle merci. Il paradigma culturale della crescita implica l’impoverimento culturale degli esseri umani. Il paradigma culturale della decrescita richiede lo sviluppo e la diffusione di un sapere finalizzato al saper fare che rende più autonomi e liberi, comporta la rivalutazione del lavoro manuale e artigianale, il superamento del lavoro parcellizzato, la ricomposizione unitaria del sapere contro la super-specializzazione che fa perdere la visione d’insieme di ciò che si fa, la riunificazione del sapere come si fanno le cose (cultura scientifica) con la ricerca del senso per cui si fanno (cultura umanistica).

Nelle città si deve comprare tutto ciò che serve per vivere, per cui tutte le attività lavorative sono finalizzate a ricavare denaro. Chi vive in città non può fare altro che produrre merci per poter comprare merci. Le città sono luoghi di mercificazione totale. La predominanza assoluta di rapporti commerciali e competitivi cancella ogni forma di solidarietà e collaborazione tra chi vi abita. Confusi nella folla gli individui sono soli. Oltre al cibo, agli oggetti e ai servizi, nelle città occorre comprare anche l’otium, che assume prevalentemente le forme degli svaghi e dei divertimenti massificati. Gli spostamenti


al loro interno tanto più costosi quanto più diventano faticosi e lenti, con tanto di fitta cappa di gas di scarico e ininterrotto rumore di fondo. Nell’anno 2006 i residenti nelle aree urbane hanno superato la metà della popolazione mondiale e continuano a crescere. Le città più grandi superano i 20 milioni di abitanti e si avviano verso i 30. Ma se questa crescita si arrestasse, non crescerebbe più il numero di coloro che devono comprare sotto forma di merci tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere e si ridurrebbe la crescita del Pil. Le città sono escrescenze tumorali che devastano il corpo di Gaia. Solo la decrescita può riportare alla fisiologia questa patologia. La rivalutazione dell’autoproduzione e degli scambi non mercantili, della solidarietà e della dimensione comunitaria, implica un processo di de-urbanizzazione.