La dichiarazione di Annibale Formica: «La congiura del silenzio»

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«Quel che è accaduto all’Ente Parco, a scapito del Pollino e mio, è semplicemente allucinante, oltre che vergognoso; ciò che è accaduto è molto di più e peggio di quanto si possa leggere o sentire. Non basta un voluminoso dossier per documentare le gravi nefandezze, tanto più gravi perchè consumate in un “corpo” (il territorio, la comunità, la politica, l’istituzione pubblica, lo Stato) completamente inerme, non reattivo, in silenzio al limite dell’omertà, paludoso, compromesso in ogni ordine e grado. Come è stato possibile tutto questo?
«Perché ci sono stati e ci sono troppe responsabilità e troppi responsabili (tutti rigorosamente in circolazione, anzi in sella). Del Pollino, cioè, nessuno si sente responsabile; nessuno finora è stato costretto a pagare il conto (tranne io!!!).
«Dispiace, perché il Pollino non meritava e non merita queste dannose vicende di cattiva gestione delle sue risorse. Dispiace anche che, al posto di questa seconda, a cinque anni dalla prima, traumatica interruzione dell’attività politica, amministrativa e gestionale del Parco non sia stato possibile far funzionare correttamente e diligentemente tutti i poteri di vigilanza, di controllo, di verifica, che il nostro Stato di diritto prevede nel suo ordinamento.
«Mi dispiace che fin dalla prima interruzione, nel 2001, non si sia fatto mai nulla per conoscere, malgrado visite ispettive e commissioni parlamentari, le reali cause delle difficoltà dell’Ente e delle responsabilità, comprese quelle, anzi soprattutto quelle fuori dall’Ente. Mi dispiace anche di non aver potuto fare, nel periodo del mio incarico, il direttore con la sua autonomia, con la sua responsabilità e, perché no, con la sua giusta remunerazione.
«Basti sapere che, per tutto il tempo del mio incarico, ho fatto il “recluso” nella sede dell’Ente; sono stato “ostaggio” della lunga e faticosa condizione di avvio e di primo funzionamento di un Ente nuovo nel panorama istituzionale, amministrativo e gestionale esistente; e per di più senza personale, senza mezzi, senza ruolo, posizione e funzioni definite, senza procedure tecnico-amministrative note e collaudate. Ho percepito, per diversi anni, inoltre, uno stipendio di appena 2,7-2,8 milioni di vecchie lire. E in un periodo in cui io per il Parco Nazionale del Pollino, dal 1970, ho fatto battaglie durissime ed ho pagato i costi, tutti di persona e nel più illustre anonimato, prima e dopo.
«Mi dispiace, infine, di non avere chance ora per mettere veramente a servizio del bene comune, dell’ambiente, che è il supremo bene comune, la mia esperienza, la mia capacità, la mia competenza, la mia dedizione, il mio impagabile sacrificio per la causa del Parco, come dimostra la mia storia personale, che molti vorrebbero cancellata, se non con la violenza dell’aguzzino che fin qui mi ha incessantemente perseguitato per tutti questi anni, con la più subdola delle cattiverie: “la congiura del silenzio”».