La Russia e gli altri condizionamenti

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La Cop 9 di Milano dopo gli annunci fatti dalla Russia alla Conferenza di Joannesburg sullo sviluppo sostenibile dell’agosto 2002, si stava caratterizzando come un evento storico. Infatti, si sarebbe raggiunto e superato il famoso 55% di quorum per le emissioni che avrebbe permesso al Protocollo di Kyoto di entrare legalmente in vigore e quindi di essere pienamente attuato. La Russia, invece, a settembre 2003, nella Conferenza mondiale sul clima tenuta a Mosca, tornava indietro sui suoi passi annunciando che non avrebbe ratificato, lasciando quindi il Protocollo di una condizione di sospensione.
Il Protocollo di Kyoto ha, infatti, due quorum del 55%. Uno riguarda il numero dei Paesi totali che hanno aderito alla Convenzione quadro delle nazioni unite sui cambiamenti climatici (sigla: Unfccc), che deve essere rappresentato da almeno il 55% dei Paesi (sia industrializzati e in via di sviluppo). Questo primo quorum è stato raggiunto e superato perché hanno ratificato 120 Paesi su 188, pari al 63,8% dei Paesi totali.
L’altro quorum riguarda le emissioni dei Paesi industrializzati che deve essere rappresentato da almeno il 55% delle emissioni di gas serra dei soli Paesi industrializzati. Questo secondo quorum non è stato raggiunto perché nonostante tutti i Paesi industrializzati ad eccezione di Australia, Russia e Stati Uniti abbiano ratificato, la percentuale attuale è al di sotto del 55%, essendo pari al 44,2%. Gli Stati Uniti, infatti, pesano per un 36.1%, la Russia pesa per un 17,4% e l’Australia pesa per un 2,1% ma c’è anche la Slovenia che pesa per uno 0,2%.