La scienza della soluzione dei problemi

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La Chimica rivendica a questo proposito di essere la prima disciplina scientifica che ha sviluppato una cultura della misura attraverso la referenziazione analitica e la chemiometria.
Nell’ultima fase della congiuntura attuale l’industria sempre più concentra la propria attenzione ed i propri interessi su iniziative con sbocchi commerciali a breve termine (5-10 anni). I costi dell’innovazione (purtroppo anche derivanti dagli inaccettabili aggravi burocratici) non consentono strategie di rientro economico dilatato nel tempo. Il chimico deve pertanto valorizzare al massimo l’esistente in tema di materiali e di metodi, scegliendo, ove manchi la soluzione ideale, quella fra le disponibili che più l’avvicina in

termini di risultato finale.
L’industria richiede anche altre caratteristiche al chimico: abilità alla comunicazione scritta e orale ed al lavoro in squadra, iniziativa, uso e trattazione dell’informazione e delle idee, il che vuole dire capacità ad apprendere dagli altri. Si tratta di formarsi alla scienza della soluzione dei problemi: un settore rigoroso che richiede precisi e definiti passi intermedi (definizione del problema, raccolta delle informazioni, scelta del metodo analitico, implementazione dell’analisi di campioni noti ed incogniti, trattazione, interpretazione e rappresentazione dei risultati, soluzione del problema).
Questo rilievo sul piano sociale si trasferisce su alcuni comuni indicatori che vale la pena di ricordare e che riguardano strettamente la chimica:

? preponderanza delle tematiche chimiche nella formazione degli addetti chimici per l’industria
? sostanziale correlazione diretta sul piano internazionale fra qualità delle sedi didattiche universitarie e la presenza in esse della chimica contributo storico ed attuale della chimica analitica alla soluzione di alcuni problemi planetari (ambiente, salute, risorse alimentari)
? rapporto stretto fra chimica analitica e metrologia e quindi contributo della chimica analitica per la qualità del dato analitico come garanzia non solo scientifica ma anche economica (globalizzazione dei mercati)
? contributo della chimica sul piano normativo (leggi di controllo)
? rapido sviluppo delle tecniche strumentali che giustificano un continuo aggiornamento nel processo formativo
? sempre più stretta correlazione con fisica e matematica da una parte, biologia e geologia dall’altra senza dimenticare i settori di studio dedicati ai Beni Culturali che richiedono e spingono verso un’integrazione culturale anche con il settore umanistico.