La trasformazione del sistema energetico e le «Smart Grids»

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Su scala territoriale lo stesso approccio può essere applicato ad interi quartieri di un centro urbano, a paesi e villaggi e a distretti industriali. Queste applicazioni conducono generalmente a mini-reti energetiche locali che spesso includono la poligenerazione ed il teleriscaldamento e sono connesse alla rete elettrica nazionale. Per questo si parla di «smart grids», ovvero reti attive locali intelligenti. Nella foto la visione europea per la trasformazione del sistema energetico: la smart grids è la rete connessa di una serie di distretti energetici integrati (power parks) autosufficienti dal punto di vista della generazione di energia localmente consumata.

Quello delle Smart Grids è un argomento molto sentito, in particolare in Europa e negli Stati Uniti dove sono stati lanciati progetti di ricerca e piattaforme tecnologiche. L’idea di base è che si stia verificando una transizione fondamentale del sistema di generazione e distribuzione dell’energia, basata in modo consistente sul ricorso alla generazione distribuita evocando una struttura molto simile alla cosiddetta «internet dell’energia». Questa trasformazione è la risposta naturale del sistema alla liberalizzazione del mercato dell’energia, all’introduzione delle fonti rinnovabili (decisamente più competitive se integrate nel sistema locale), all’introduzione delle tecnologie dell’informatica e delle telecomunicazioni e alla richiesta sociale di autoproduzione di energia.

Si tratta di un cambiamento epocale che tende a spostare sempre più il peso dall’energia prodotta a livello centralizzato verso una dimensione più distribuita. La struttura decentrata è composta da sistemi locali di autoproduzione e consumo connessi tra loro e con il sistema centralizzato. Attualmente per quanto riguarda le problematiche delle reti attive e della stabilità dell’intero sistema elettrico, le smart grids si trovano in fase di ricerca: per creare un sistema stabile la strada da percorrere resta ancora in salita. Occorre attendere almeno dieci anni per lo sviluppo effettivo delle connessioni, anche se oggi è già possibile realizzare i nodi della rete.