Le nuove sfide

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Con gli anni Ottanta del Novecento arrivò l’ondata della contestazione energetica, la critica ai piani energetici nazionali sovradimensionati, la lotta contro le centrali nucleari, la protesta contro gli incidenti e gli inquinamenti industriali.
Nel frattempo si affacciavano nuovi soggetti della contestazione; al fianco delle «vecchie» associazioni Italia Nostra e Wwf, nacque la Lega per l’Ambiente, oggi Legambiente, con una connotazione di sinistra e con un piglio più giovanile e movimentista. E Giovenale, che conservava un cuore e una passione giovanile, fu in prima fila nelle nuove numerose iniziative, rivolte soprattutto ai ragazzi, agli studenti, agli insegnanti. Fu una delle «firme» prestigiose della rivista «Nuova Ecologia» che, dopo una breve presenza nei primi anni Settanta col titolo «Ecologia», divenne (ed è tuttora) la rivista ufficiale della Legambiente.

Il «pensiero» di Giovenale di questi anni appare bene leggendo la testimonianza che ha raccolto qualche anno fa nel libro, rivolto ai «nipoti», a quelli familiari e a tutti quelli che ha spiritualmente adottato, intitolato, appunto: «Nipoti miei: discorso sui futuri possibili» (1995). Giovenale fu tra i primi a cogliere il contenuto «politico» di alcune realtà ambientali, prima fra tutte la consapevolezza dei «limiti» fisici della Terra: non è possibile continuare a crescere come popolazione terrestre, come consumi di merci e di energia, come sfruttamento delle risorse naturali del pianeta, senza andare incontro a quelle catastrofi che oggi in tanti cominciano a riconoscere: mutamenti del clima, violenza urbana, inquinamento delle acque e del mare, erosione delle coste, siccità e alluvioni.
La necessità di distinguere fra crescita dei consumi e sviluppo umano Giovenale lo ha ripetuto innumerevoli volte negli articoli, migliaia, che ha pubblicato, addirittura con sempre maggiore frequenza e intensità emotiva, su riviste e quotidiani, in incontri pubblici ai quali non mancava mai e nei quali non si stancava di rammaricarsi per la insufficiente attenzione dei governi, anche di quelli di sinistra a cui era più vicino, per una visione globale del futuro ambientale.
Non si dimenticava mai di essere un urbanista e ricordava la breve stagione in cui in Italia si era pur fatta una politica dei suoli; figuratevi come poteva essere accolta la sua voce in un tempo in cui per «fare cassa», come si suol dire con un linguaggio bottegaio, lo Stato è disposto a vendere spiagge, fiumi, edifici pubblici, perfino strade. Eppure Giovenale non ha mai perso il suo ottimismo in un futuro ambientale migliore, di cui ha indicato le vie possibili nel suo ultimo libro «La risalita» (2006); quello che ha detto e scritto in quasi mezzo secolo è destinato a restare e probabilmente darà i frutti in futuro, per merito di quei ragazzi che lo accoglievano e lo ascoltavano sempre a bocca aperta.