Le risorse naturali

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La maggior parte dei visitatori che giungono nel Parco lo fanno perché attratti dal contesto ambientale (naturale, agrario, storico) che li circonda. Le zone più naturali, che si diradano per ampiezza e numero man mano che ci si allontana dal corso del fiume, occupano invece ancora una parte significativa del territorio del Parco (circa 16.000 ettari) e sono classificate con diverse tipologie A, B e C1, come si specifica di seguito.

Le Zone A
Le Zone A costituiscono il «cuore selvaggio» del Parco del Ticino e corrispondono a zone naturalistiche integrali, estese per circa 528 ettari e localizzate in ambiti particolarmente isolati (in genere tratti di rive poco accessibili ed isole nel fiume) e scarsamente influenzati dalle attività umane.
Tali ambiti sono caratterizzati dalla presenza di importanti emergenze vegetali, zoologiche, geomorfologiche e idrogeologiche fortemente rappresentative dei diversi ecosistemi della Valle del Ticino ed in particolare dell’ambiente planiziale sia padano che europeo. Gli ecosistemi più rappresentati in questi siti sono: i residui di boschi planiziali riparali, con varie caratteristiche igrofile (prevalenza di specie come i salici, i pioppi bianchi e neri, gli ontani) o mesofile (prevalenza di querce, tra cui spicca la Farnia) o intermedie (querco-carpineto, con le diverse varianti che vedono la presenza di altre specie quali l’Olmo campestre, il Pado o i pioppi); i ghiareti e le isole fluviali con la tipica vegetazione xerofila temporanea; le lanche ed i canali naturali laterali; le residue zone di brughiera.
La fauna selvatica di questi siti è particolarmente ricca e le popolazioni di vertebrati ed invertebrati sono abbondanti e strutturate.

Zone naturalistiche B1, B2 e B3
L’ambito delle Zone naturalistiche B1, B2 e B3 si estende per circa 9.000 ettari ed è caratterizzato dalla presenza di complessi vegetazionali di rilevante pregio botanico, da tratti di foresta planiziale e dalle aree a queste adiacenti a forte vocazionalità forestale. In particolare costituiscono il secondo livello di naturalità del Parco, quello di elevata qualità ma dove sono evidenti le modifiche apportate dall’uomo del corso dei secoli. Infatti tali zone sono compenetrate sovente da aree in cui l’utilizzo prevalente è quello agricolo, quali le zone di rispetto delle zone naturalistiche perifluviali (Zone B3), che costituiscono ambiti funzionali al riequilibrio ecologico del territorio ed alla connessione tra ecosistemi altrimenti isolati. In questi ultimi ambiti le attività agricole mantengono forti connotazioni tradizionali, con specifico riferimento alla successione colturale.
La messa a coltura dei terreni si è peraltro compenetrata con le grandi masse boschive, determinando la trasformazione di porzioni di foresta in aree coltivate e generando effetti margine a seguito della costituzione di ecotoni fra il bosco e le coltivazioni, che assumono grande rilevanza paesistica, oltre che faunistica e vegetazionale.
Nelle aree agricole incluse nelle Zone B3 sono inoltre mantenuti quegli elementi naturalistici che concorrono a formare un corredo di campagna costituito da siepi, filari e boschetti, anch’essi caratterizzati da grande valenza faunistica e paesistica, in quanto fungono da raccordo fra le varie aree boschive. La maggior parte di queste aree sono facilmente accessibili e percorribili. Anche


in questi ambienti le presenze faunistiche sono abbondanti e varie.
Nelle zone naturalistiche A e B sono poi localizzate alcune delle principali emergenze faunistiche concentrate del parco, come i dormitori invernali di cormorani, le principali aree di svernamento delle anatre o le garzaie di Ardeidi.
Quest’ultime, che costituiscono uno dei principali elementi di attrazione naturalistica, sono attualmente otto, ed ospitano oltre 2600 coppie di cinque specie di aironi coloniali, come dalla sottostante.

Zone C1
Le Zone C1 rappresentano una sorta di «fascia di protezione» ecosistemica e paesaggistica esterna attorno alle zone più pregiate poste a ridosso della fascia fluviale del fiume Ticino. Sono costitute da ambiti agricoli e forestali a prevalente interesse faunistico e che si estendono per circa 5600 ettari.
Tali aree rappresentano quindi strategiche zone di transizione utili per contenere la pressione antropica esercitata sugli ambiti ecologicamente più pregiati e, nel contempo, valorizzare le attività agricole presenti, soprattutto attraverso un coinvolgimento del mondo agricolo nella gestione e sviluppo di formule turistiche eco-compatibili, contribuendo significativamente alla realizzazione di un grande corridoio ecologico lungo la Valle del Ticino. Proprio il rapporto spesso armonioso tra ambiente naturale ed agrario tipico di queste zone ne fa interessanti ambiti di fruizione anche turistica, soprattutto di quella legata ad altri fattori di attrazione, come quelli storici e di servizi enogastronomici (agriturismo, ristoranti, ecc.).
Fra le biocenosi forestali delle zone C1 si distinguono anche qui i complessi costituiti dai querco-carpineti, relitti dell’antica foresta planiziale. Questi boschi sono caratterizzati in prevalenza da querce (farnie, roveri, rari cerri) e da carpini bianchi, unitamente a numerose altre specie arboree ed arbustive, tra cui spiccano il Ciliegio selvatico, l’Olmo, il Frassino e il Tiglio.
In queste formazioni forestali, pur non mancando fioriture di specie sciafile (amanti dell’ombra), sono soprattutto le specie eliofile (amanti del sole) a fiorire all’inizio della primavera, prima che il bosco si trasformi nell’ombrosa selva estiva.
Nella parte settentrionale del costituendo parco naturale le zone C1 sono spesso caratterizzate da lembi di formazioni forestali coetaneiformi ad alto fusto, mentre nell’alta pianura sono presenti pinete di pino silvestre, favorite dai suoli acidi e di limitata fertilità. Al pino si accompagnano ancora la farnia, il castagno e nei luoghi più aperti la betulla; il sottobosco è caratterizzato da ginestra dei carbonai, frangola, rosa gallica, felce aquilina, brugo e betulla.
Nei boschi della zona settentrionale prevalgono formazioni xerofile ricche di formazioni erbacee particolarmente pregiate dal punto di vista naturalistico; si tratta dei cosiddetti pratelli xerici, a loro volta assimilabili ad habitat di interesse comunitario e di piccoli lembi di brughiera, con Calluna, Molinia ed una ricchezza lichenica eccezionale, tale da formare la cosiddetta brughiera lichenosa, caratterizzata dalla presenza di un tappeto di licheni del genere Cladonia «annegati» tra cespi di Calluna. Queste formazioni sono vicine nella composizione floristica a quelle delle grandi brughiere del pianalto ma, contrariamente a queste che hanno subito forti rimaneggiamenti, mantengono una origine assolutamente naturale.
Negli ambienti di questo tipo sono ancora ed eccezionalmente presenti delle specie tipiche di quote elevate, come


Pulsatilla montana, Colchicum alpinum, Armeria plantaginea e Digitalis lutea.
La grande variabilità delle aree C1 e le diverse componenti vegetali che le caratterizzano costituiscono elementi di sostegno per una diversificata presenza faunistica. Accanto a mammiferi ed uccelli, che sono le specie che meglio caratterizzano l’area dell’istituendo parco naturale, vivono centinaia di specie di invertebrati che rappresentano sicuramente la componente faunistica più rara ed interessante.

Zone naturalistiche parziali zoologiche-biogenetiche
L’articolazione territoriale prevista dal vigente piano territoriale di coordinamento del parco regionale Lombardo della Valle del Ticino individua zone naturalistiche parziali zoologiche-biogenetiche, che costituiscono aree particolarmente adatte al soddisfacimento delle esigenze trofiche della fauna selvatica presente nell’area protetta e funzionali alla tutela di specie rare autoctone e/o sottoposte a fenomeni di deriva genetica. Queste, che hanno un valore naturalistico molto elevato ed assimilabile spesso a quello delle Riserve naturali integrali od orientate, sono spesso poste ai margini esterni del Parco naturale posto lungo il corso del fiume, ma ne rientrano come confini formali.
Nell’ambito di tali zone, la perimetrazione del parco naturale include le località Garzaia della Cascina Portalupa e Garzaia della Cascina San Massimo, entrambi sedi di importanti garzaie e caratterizzata dalla presenza di superfici boscate rappresentate quasi esclusivamente da residue foreste alluvionali a tipologia e stato di maturazione diversificati, con predominanza degli Ontaneti.
In tale patrimonio di ambienti naturali, incredibilmente esteso per il contesto territoriale in cui è collocato, vivono oltre 5000 specie di fauna e flora selvatica che in esso vivono, ognuna delle quale potrebbe costituire da sola elemento di interesse per gli appassionati.
Non a caso, proprio per la sua incredibile biodiversità rapportata ad un territorio inserito in un contesto così urbanizzato, il Parco dee Ticino ha ottenuto di recente il riconoscimento dall’Unesco come sito Mab, ovvero area di valore mondiale nell’ambito del programma Man and Biosphere.