Leggendo fra le righe

124

L’Apat e il sistema agenziale italiano, costituito dalle Arpa e dalle Appa, corrono veloci e, in un tempo straordinariamente rapido, al confronto con i tempi decisionali della politica italiana, hanno costituito una rete di rapporti e controllo che può essere definita unica nell’intero sistema europeo. Ma cosa frena questo «miracolo» per un decollo della qualità della vita e dell’ambiente, tout court, in Italia?
Il sistema Italia, in quanto tale, come storicamente si è costituito, fagocita il lavoro e le energie messe in campo. Un’autentica discrasia.
I tempi interminabili di attuazione, il sistema da «manuale Cencelli» di gestire anche i numeri e l’attuazione di una elaborazione scientifica, come la creazione di una commissione, fanno sì (giusto per fare un esempio sintomatico) che dal ?93 la legge delega sull’ambiente che dovrebbe mettere ordine su oltre 50mila norme di tipo ambientale, non è ancora attuata. Per non parlare delle telenovele dei rifiuti, dei commissari regionali, dei depuratori…
Insomma un sistema kafkiano che blocca tutto e qualche piccolo risultato che si raggiunge è un successo faticoso e parziale. Non è per parlare sempre male di tutto, come da certo vetero giornalismo. Il punto è che di fronte alle potenzialità e agli esempi positivi, è difficile rassegnarsi guardando il modo bizantino di fare o gestire la politica.
Tutti hanno le loro colpe: un’informazione poco scientifica che punta alla spettacolarizzazione, una magistratura che ricorre alla repressione piuttosto che alla prevenzione, una classe politica disattenta e incolta. Manca, da parte di quest’ultima, la scelta decisa del principio precauzionale, manca il puntare alla prevenzione, manca il passo giusto nei tempi d’attuazione degli accordi internazionali.
È questo, fra le righe, che si legge dietro gli interventi e le positività di azione dell’Apat e delle Agenzie regionali e provinciali che qui a Genova celebrano la loro ottava Conferenza.
i. l.