Ma i piccioni sono più a rischio

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Questa forma morbosa nel nostro Paese, è stata riscontrata soprattutto nei piccioni, la cui positività ai test sierologici si aggirerebbe intorno al 30-50% dei casi esaminati

La clamidiosi è una malattia sistemica e contagiosa, talvolta mortale, degli uccelli e dei mammiferi, causata da microrganismi del genere Chlamydia.
Clamidiosi è un termine generale che sostituisce i nomi di psittacosi, malattia dell’uomo e degli uccelli psittacidi, e di ornitosi usato per indicare la stessa malattia degli uccelli non psittacidi. Le infezioni da clamidie si osservano negli uccelli domestici e selvatici. Gli studi epidemiologici segnalano la presenza della malattia nei seguenti gruppi di animali in ordine decrescente:

1) Uccelli da gabbia (psittacidi, cardellini e piccioni);
2) Uccelli domestici (anatre, oche, tacchini e polli);
3) Piccioni selvatici delle città;
/> 4) Uccelli selvatici (psittacidi, cardellini e uccelli acquatici);
5) Mammiferi domestici o semidomestici (gatti, primati, suini, capre, cani, pecore, bovini, conigli, topi di laboratorio, ratti, criceti e cavie);
6) Mammiferi selvatici (roditori, opossum e foche);
7) Parassiti esterni (pulci ed acari) di animali domestici e selvatici.

Questa forma morbosa nel nostro Paese, è stata riscontrata soprattutto nei piccioni, la cui positività ai test sierologici si aggirerebbe intorno al 30-50% dei casi esaminati. La trattazione della clamidiosi sarà pertanto limitata a questa specie.

La trasmissione

La malattia si trasmette prevalentemente per via aerogena, mediante inalazione di escrementi essiccati. Nei piccioni è stata dimostrata anche la infezione per via orale. Fattori ambientali come l’affollamento, locali non igienici, variazioni notevoli di temperatura, nonché la sensibilità dell’ospite, influenzano la diffusione e l’evoluzione della clamidiosi. In tali condizioni, la maggior parte dei giovani uccelli può venire a morte. Quelli che sopravvivono rimangono spesso affetti in forma cronica, diffondendo i microrganismi nell’ambiente e potenzialmente anche all’uomo.

I sintomi

La sintomatologia clinica della clamidiosi non complicata è variabile soprattutto in relazione al ceppo di clamidia. I volatili colpiti dalla forma acuta possono presentare anoressia, crescita ritardata, diarrea, congiuntivite, rigonfiamento delle palpebre, rinite, dispnea accompagnata da emissione di sibili. Talvolta è possibile osservare anche sintomi nervosi e, nelle infezioni gravi, la produzione di uova diminuisce bruscamente. Non sono rari neanche i casi di animali che contraggono la malattia in forma in apparente e che successivamente divengono portatori. Stress ambientali o infezioni secondarie, ad esempio da salmonelle, complicano l’infezione da clamidie, ne aggravano il quadro e determinano l’insorgenza della malattia in forma conclamata e spesso la morte.

Come prevenirla

Nei volatili da reddito, come polli e tacchini, la lotta contro questa malattia si basa principalmente sull’adozione di misure quarantenarie per gli animali di nuovo acquisto, che devono essere sottoposti, a scopo preventivo, a trattamenti antibiotici con tetracicline. È consigliabile disinfettare accuratamente e periodicamente i locali di allevamento. Importante è inoltre impedire il contatto con i piccioni. L’applicazione dei test sierologici rappresenta un valido mezzo per individuare eventuali soggetti infetti, i quali dovranno essere immediatamente eliminati.