Nelle antiche civiltà

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( Dipartimento Difesa della Natura, Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici )

Nelle antiche civiltà non mancarono peculiari missione con obiettivi vegetali, ad esempio nel 1495 a.C. la regina dell’Egitto organizzò una spedizione botanica in Somalia per la raccolta di alberi dell’incenso, ma, in genere, i giardini erano costituiti prevalentemente con specie native. Un bel esempio lo si ricava dal giardino immortalato negli affreschi della villa di Livia a Prima Porta (Roma). Augusto e Livia, seppur permanentemente contornati da un cerimoniale destinato all’esaltazione dell’Imperatore, conducevano una vita relativamente semplice e austera.
Non sorprende quindi che il verde rappresentato, oggi magnificamente restaurato ed esposto al Museo nazionale romano (Roma), sia costituito da specie frequenti nell’ambiente mediterraneo, con disposizione spaziale molto casuale. Per la verità qualche «intruso» c’è nel giardino imperiale di Livia: appare un abete che niente ha a che fare col clima di Roma ma che era specie spontanea nel non lontano Appennino (e che, perché no? potrebbe essere stato un dono all’Imperatore.).
I Romani come atto di amore, sacralizzarono molte specie autoctone come il mirto, la prima specie coltivata a scopo ornamentale, o l’alloro che a sua volta rendeva sacre o importanti persone e fatti.
Riferendosi a epoche più recenti, Damiano Avanzato (CRA Istituto Sperimentale per la frutticoltura di Roma), nel volume pubblicato nel 2004 («Il recupero delle accessioni frutticole dai giardini storici») ci dice che nei giardini storici, costituiti comunque in epoca rinascimentale o successiva, è frequente la presenza di specie native e cita l’esempio del corbezzolo, molto impiegato per la contemporaneità della presenza di fiori e rossi frutti.