Oasi Wwf delle Cascate del Rio Verde

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Le Cascate del Verde, in uno scenario imponente, di suggestiva bellezza dominano la media valle del Sangro, scorrendo fra bastioni di roccia e boscose pareti a strapiombo, fra imponenti torrioni e pinnacoli calcarei. Le Cascate del Verde interrompono il corso dall’omonimo torrente, sospeso ad oltre 300 metri su rocce calcaree e marne che poggiano su argille varicolori. Sono senza dubbio le cascate naturali perenni più alte dell’Appennino poiché le sue acque, attraverso tre salti rispettivamente di 40, 90 e 30 metri precipitano per oltre 200 metri di altezza prima di confluire nel fiume Sangro. Le pareti calcaree, erose dall’acqua, hanno generato nel corso del tempo delle vere e proprie forre a scalino formate dall’alternanza di pareti verticali e piccoli pianori che si sviluppano lungo due elementi di faglia trasversali. Questa articolazione geomorfologica, determina un particolare microclima che ha consentito l’insediamento, la conservazione e la coesistenza di specie vegetali che, normalmente, si sviluppano in ambienti diversi.
In questo scenario, la paradossale convivenza fra Abete bianco (Abies Alba) e Leccio (Quercus Ilex) rappresenta la caratteristica saliente del patrimonio botanico della Riserva. Normalmente l’Abete appartiene alla vegetazione montana, propria della foresta di Faggio, mentre il Leccio è specie tipicamente mediterranea.
In questa zona, i consueti modelli di coesistenza stazionale della vegetazione forestale peninsulare vengono inaspettatamente capovolti. A sottolineare nei fatti, l’integrazione tra la vegetazione mediterranea e quella montana, si ritrovano, insieme, l’Alloro (Laurus nobilis), il Viburno tino (Viburnum tinus), la Fillirea (Phillyrea latifoglia), il Frassino maggiore, il Farinaccio (Sorbus aria), la Colutea arborescens, il Ginepro rosso (Juniperus oxicerdrus), il Fico (Ficus carica) ed il Maggiociondolo (Laburnum anagyroides) insieme ad altre specie normalmente smistate su piani altitudinali differenti.
La generale tendenza ad una severa selettività del clima, nei confronti della flora, sembra qui, alle Cascate del Verde, completamente assente. Ciò che determina una tale diversificazione in ambito territoriale così ristretto è la particolare permissività del microclima locale, dove l’umidità, provocata dalla nebulizzazione della cascata, l’esposizione, il riscaldamento delle pareti rocciose, l’ombreggiamento causato dalla morfologia incisa del territorio permettono, la coesistenza di specie montane, con elementi tipici della macchia mediterranea, insieme a boschi misti termofili ed a querceti mesofili. Sostanzialmente l’area intorno alle Cascate rappresenta un prezioso scrigno di biodiversità dove, in zona ristretta sono rappresentate tutte le variazioni floristiche dell’intera fascia altitudinale appenninica.
Nonostante l’intero territorio della riserva, testimoni ancora oggi l’antica attività agricola dell’uomo, alle Cascate del Verde, nei siti più acclivi, e nelle incisioni vallive più profonde dove la presenza dell’uomo appare sporadica e la manipolazione ambientale, nei fatti, del tutto assente, si conservano lembi di foresta con una composizione botanica sostanzialmente intatta e di grandissimo valore documentario.

(Fonte Wwf)