Ripercorrendo i luoghi e la vita di Del Viscio

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Il Del Viscio così comincia ad interessarmi come naturalista e le curiosità sono così forti che mi faccio accompagnare dall’amico Filippo Fiorentino al Cimitero Comunale di Vico del Gargano per conoscere almeno la sua tomba. Una lapide ci da ancora oggi le coordinate della sua esistenza: nato a Vico del Gargano nel 1859, morto il 1919, maestro, ispettore scolastico, letterato, scrittore, storico, archeologo insigne. Qualche altro documento, segnalatomi da Nino Zaffarano, Direttore della Biblioteca Comunale di Vico, ci rammenta il giorno in cui fu battezzato e le cause della sua morte avvenuta in via Matassa 74 il 9 gennaio del 1919 per insufficienza cardiaca e nefrite. Mi ricordo che ci rimasi per parecchio tempo davanti alla sua tomba ad immaginare questo «modesto sapiente che dedicherà tutta la sua vita a studiare» il Gargano, ed oggi una semplice tomba posta nel vecchio cimitero, senza fiori ogni anno, ma con vigorosi ceppi di parietaria e valerianella che ne adornano il contorno. È lo stesso Fiorentino che scriverà qualche notizia biografica per motivare la scelta di intitolare la Biblioteca Comunale ed il Museo Civico di Vico del Gargano alla figura di Giuseppe Del Viscio. Concordando con le acute osservazioni dell’amico Filippo, Giuseppe Del Viscio, è un autentico ricercatore, una figura d’alto profilo scientifico, ma un semplice maestro, diplomato alla Scuola Normale di Foggia, che fa della ricerca il suo metodo di lavoro e con questo metodo potrà spaziare dall’archeologia alle scienze della natura, all’agronomia. Del Viscio con questo metodo, che non è comune negli anni in cui visse, sa indagare sulla storia naturale del Gargano, è un vero studioso nel campo dell’agricoltura e dei suoi sviluppi economici e commerciali.
Un semplice maestro, orfano (la madre rimase vedova dopo tre mesi di matrimonio) che arriva agli studi con un percorso da libro Cuore. Il bambino orfano, racconterà la figlia ad un intervista di Salvatore Ciccone, pubblicata sul «Messaggero» del 23 maggio 1959, si aprirà alla via della scuola con gli stimoli di un compagno di giochi che se lo porta con sé, e quando non poteva il bambino Del Viscio era solito fermarsi intere mattinate dietro la finestra della scuola ad ascoltare le lezioni del maestro. La bontà di quest’ultimo che non gli fu difficile intuire le doti del fanciullo, fece in modo che vi restasse per sempre. Studiava giorno e notte, con l’ansia della madre che paventando il consumo dell’olio si alzava per smorzare la lucerna. Più avanti negli anni le sue doti spinsero l’intervento d’altri uomini che con la loro bontà lo accompagnarono fino alla fine dei suoi studi. Raggiunse così l’insegnamento elementare, la Cattedra di Direttore Didattico e la proposta dell’on. Zaccagnini (parlamentare del tempo) di una Cattedra Universitaria «honoris causa», cortesemente rifiutata.