Se prevale il feed-back positivo

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Finora ha prevalso, nelle foreste e nei suoli dell’emisfero nord, il feed-back negativo (assorbimento della CO2 atmosferica)) e complessivamente piante e suoli hanno immagazzinato l’anidride carbonica atmosferica trasformandola in sostanza organica. Ma con l’aumentare della concentrazione dell’anidride carbonica, ma soprattutto della temperatura, il feed-back positivo (emissione di CO2 e di metano) crescerà a ritmi molto più veloci del feed back negativo fino ad eguagliarlo e superarlo.

Insomma, la sottrazione di anidride carbonica atmosferica e la sua trasformazione in biomassa da parte della vegetazione e dei suoli terrestri non è illimitata, ma cesserà quando sarà superata una certa soglia della temperatura dell’aria, anche se la concentrazione atmosferica di gas serra più elevata ed un’adeguata presenza di acqua e nutrienti nei suoli favorirà i processi di fotosintesi.

In altre parole, è assolutamente fondamentale ed urgente frenare il riscaldamento climatico a valori che, come consigliano gli scienziati e la stessa Unione europea non siano superiori a circa 2°C rispetto al periodo pre-industriale, altrimenti l’uso del suolo, i cambiamenti di uso del suolo e la forestazione in termini di sink (per quello che sarà il trattato del post-Kyoto), rischieranno di tramutarsi in uno slogan di facciata, perché dal punto di vista pratico diventerà una misura del tutto temporanea e inefficace sul medio lungo periodo.

Anzi, una volta superato un certo limite di aumento della temperatura globale, i cosiddetti sink forestali (inclusi i suoli) cesseranno di essere degli assorbitori e diventeranno sorgenti di emissione, accelerando, invece di rallentare, il cambiamento del clima.

Un esempio di quanto potrebbe accadere con un riscaldamento climatico accentuato, è già successo nell’estate del 2003, come ha evidenziato l’Università della Tuscia, in collaborazione con il Cnr di Firenze ed altre Istituzioni straniere di ricerca, in un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica «Nature» di qualche anno fa («Nature» n. 437, pagg. 529-533, 2005).

A causa del caldo intenso e prolungato di quella torrida estate (temperature di circa 6°C superiori alle normali temperature estive), i boschi e le foreste del centro Europa avevano smesso di essere sink ed erano diventate sorgenti di emissione. Nei mesi di luglio e agosto 2003, avevano, infatti, emesso complessivamente circa 500 milioni di tonnellate di carbonio, equivalenti a circa un miliardo e 850 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Un’emissione del genere significa, in pratica, che tutta la biomassa e la materia organica che era stata accumulata come sink forestale in Europa nei quattro anni precedenti era stata perduta e letteralmente andata in fumo, per il caldo e non per colpa degli incendi, nell’arco di soli due mesi.