Ulteriori conferme

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Contemporaneamente alle ricerche condotte nel Regno Unito, anche sull’altra sponda dell’Atlantico si effettuavano studi sinergici al fine di formulare linee guida il più possibile mirate.
Negli Stati Uniti il compito di monitorare la presenza degli inquinanti ed indicarne i livelli soglia è condiviso dalla Fda (Food and Drug Administration) che svolge opera di controllo su tutti i prodotti ittici commerciati e dall’Epa (Environmental Protection Agency) che si occupa di calcolarne le percentuali negli scarichi industriali.
Dal documento congiunto per il 2004 emerge che in pressoché tutti i pesci e molluschi vi sono tracce di mercurio, ma ciò è controbilanciato dalle ottime qualità nutrizionali (contengono proteine di alta qualità ed altri nutrienti essenziali, sono poveri di grassi saturi e ricchi di omega-3).
Tuttavia, occorre una certa cautela con le varietà contenenti una percentuale di Mercurio più elevata; Robert A. Goyer, Professore Emerito dell’University of Western Ontario afferma che, benché la maggior parte della popolazione adulta negli Stati Uniti sia a basso rischio, ogni anno potrebbero nascere 60.000 bambini destinati a futuri insuccessi scolastici.
L’eventuale deficit neurologico sarebbe da imputare al fatto che il Metilmercurio è nocivo per il sistema nervoso centrale soprattutto durante il suo sviluppo, ossia nel corso della vita intra-uterina e nella prima infanzia.
A tal proposito, esistono serie evidenze basate su test per misurare la capacità di attenzione e le funzioni motorie, mentre sussistono ragionevoli sospetti circa un eventuale effetto sui sistemi immunitario e cardiovascolare.
– I ricercatori raccomandano cautela anche per le Diossine e il Pcbs i quali, tra l’altro, sono presenti in tracce in tutti i cibi; benché l’ammontare ingerito tramite l’alimentazione sia modesto, essi tendono ad accumularsi nell’organismo.
– Nonostante il Who ( World Health Organization) definisca la Diossina «un cancerogeno non-genotossico e non dannoso entro i limiti di legge» (gli effetti verificati negli animali da laboratorio sono conseguenti all’esposizione a dosi massicce e ripetute nel tempo), l’Epa auspica accurati controlli per evitare un impatto simile a quello del Ddt negli anni 60.