Un cielo senza repliche

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di Vittorino Curci, edizione LietoColle

Pagine: 0 | Costo ?: 10.00

«Un disastro a zero. A mille. Tra parole vicine che non vedo. Sul confine i secchi giuramenti, le credute volte.
«Le passioni soffocano dove c’è più aria. La lezione di caldo non ha fatto conquiste ma costruisce il principio delle cose ignorando ciò che è stato.
«Per chi scrivo non sa come e quando collasserà il Sole, come si potrà posare uno sguardo compendioso su Estro e Conoscenza.
«Per chi scrivo è ora nei fondali di un mare. Nel più calmo, notturno, agosto».

È una poesia della raccolta appena pubblicata di Vittorino Curci, «Un cielo senza repliche» (LietoColle – Collana Aretusa, ? 10,00).
Un tentativo disperato di fare un bilancio (tentazione costante nella vita di ogni poeta) che scivola inesorabilmente nella contemporaneità triste e problematica della vita di ogni giorno.
Ed è qui l’originalità di Vittorino Curci, nella osmosi costante fra ricordi e realtà, che da entrambi riceve forza e spiegazione degli atti e delle inazioni degli uomini.

Niente va perso del vissuto di Curci, tutto diventa vita, sangue, carne e pensieri, come un fantastico pezzo di habitat in equilibrio autonomo ma da cui tutti possono trarre linfa.
«Niente più che i pensieri / di una donna sola che pensa… / una che diversamente, / dissimulando, / mi ha insegnato il passo…»

Camminamenti (2006-2006), Compagni (2006), Il senso di un’epoca (2006-2007), La parola data (2007) sono le quattro sezioni che compongono questa nuova silloge. E passando da una all’altra sembra scorgersi un mutamento di ritmo, perché per Vittorino Curci, sensibile musicista, il ritmo nella scrittura è sempre ben scandito, che si tratti di componimenti in versi o in prosa. La radice artistica genera un amalgama di toni modulati con cambiamenti repentini di contenuti e con variazioni di forma. Assoli di punteggiatura o assenza di questa, iniziali maiuscole e parole interrotte e riprese a capo, sospensioni e pause si susseguono quasi come improvvisazioni di un brano jazz eseguito al sax.

Vittorino Curci è nato e vive a Noci, in provincia di Bari. Nel 2005 ha pubblicato con LietoColle «La stanchezza della specie».
Collabora alla rivista «Nuovi Argomenti» e ai quotidiani «Repubblica-Bari» e «Corriere del Mezzogiorno».
Nel ’99 ha vinto il Premio Montale per la sezione «Inediti».