Un danno incalcolabile alle foreste

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Nel frattempo, secondo la denuncia del governo in esilio, i Tibetani vengono progressivamente allontanati dal settore forestale. Non solo, ma per usufruire del legname, i Tibetani devono richiedere speciali permessi al Dipartimento delle Foreste, pagare tutta una serie di balzelli e reimpiantare lo stesso numero di alberi che hanno abbattuto. Sono invece favoriti gli imprenditori, o chiunque possa permettersi di versare una somma congrua al giusto ufficiale del Dipartimento. In questo modo si ottiene automaticamente l’autorizzazione a tagliare e trasportare sino a cento carichi di legname.
In realtà non esiste limite alle quote in uscita, perché i controlli sono superficiali e, comunque, viziati dal sistema della corruzione. Esse vengono per lo più esportate in Cina e in parte sprecate lungo il tragitto, perché persi o abbandonati sul ciglio delle strade e lungo le rive dei fiumi.
La deforestazione concorre con l’agricoltura intensiva e le attività minerarie all’erosione del suolo; attualmente i tassi di sedimentazione per il Fiume Giallo, il Brahmaputra, lo Yangtze e l’Indo sono tra i più pesanti al mondo. Secondo il World Watch Institute la perdita dell’85% della ricchissima copertura forestale nella regione dell’Amdo fa sì che lo Yangtze scarichi nel Mar Cinese Orientale enormi quantità di limo, qualcosa come 500 milioni di tonnellate l’anno che equivalgono alla somma dei sedimenti del Nilo, del Rio delle Amazzoni e del Mississippi. La conseguenza più immediata è l’innalzamento dei corsi d’acqua, responsabile di inondazioni devastanti, come quelle del Brahmaputra nel 1998, dello Yangtze nel 1999 e le alluvioni che si susseguono con cadenza annuale nel Bangladesh.
La deforestazione incide anche sul ciclo dei monsoni, che scandisce i ritmi di vita dell’Asia meridionale e condiziona la sopravvivenza di milioni di persone. L’arrivo delle grandi piogge è visto come un dono del cielo e, quando c’è una pausa nel diluvio, ci si affretta a seminare. Tuttavia, quando le piogge sono eccessive, le messi marciscono e le acque invadono le campagne. Se il regime dei venti periodici non è regolare, i danni sono enormi: quando il monsone estivo «salta» una stagione, si verificano una carestia nell’immediato e inondazioni l’anno successivo, perché i suoli sono coriacei a causa dell’aridità e non riescono a drenare le piogge. Inoltre il microclima dell’Altopiano influenza le correnti a getto che, a loro volta, sono collegate al fenomeno de «El Niño» e ai tifoni dell’oceano Pacifico.